La Cina sta intensificando gli sforzi per aumentare la produzione interna di microchip destinati all’intelligenza artificiale. L’obiettivo è triplicare la capacità produttiva entro il 2026 per ridurre la dipendenza da fornitori esteri, in particolare Nvidia. Huawei e altre aziende cinesi rivestono un ruolo centrale in questa strategia, che riguarda sia i chip di calcolo sia quelli di memoria.
Tre nuove fabbriche per sostenere la produzione di chip AI legati a Huawei
Secondo il Financial Times, entro la fine del 2025 sarà operativa una nuova fabbrica dedicata alla produzione di processori AI per Huawei, una delle principali aziende tecnologiche del paese. Nel 2026 sono previsti altri due impianti simili. Queste strutture sono pensate per supportare Huawei, anche se non è chiaro chi ne sia il proprietario o il gestore diretto. La capacità produttiva complessiva dovrebbe superare quella di alcuni stabilimenti già attivi di Semiconductor Manufacturing International Corporation , tra le maggiori aziende cinesi di semiconduttori.
I microchip sviluppati da Huawei sono progettati per rispondere alle esigenze di DeepSeek, una società cinese che sviluppa modelli linguistici avanzati di intelligenza artificiale. L’attenzione è rivolta a processori capaci di gestire carichi complessi mantenendo bassi i costi, migliorando così l’efficienza operativa. Già a gennaio DeepSeek aveva presentato un modello linguistico AI in grado di ridurre i costi di addestramento e il consumo energetico, un aspetto rilevante vista la complessità degli algoritmi attuali.
La crescita di Smic e l’accesso alle linee produttive per altri produttori cinesi
Smic, principale produttore cinese di microchip, prevede di raddoppiare entro il 2026 la capacità di produzione di chip con tecnologia a sette nanometri. Attualmente Huawei è il suo cliente più importante per questi dispositivi. Con l’aumento della capacità produttiva di Smic e le nuove fabbriche dedicate a Huawei, si apriranno opportunità per aziende più piccole come Cambricon, MetaX e Biren di accedere alle linee di produzione. Questi produttori si concentrano sulla progettazione di chip AI specializzati, impiegati in ambiti che vanno dall’elaborazione del linguaggio naturale ad altre applicazioni specifiche.
Il rafforzamento della filiera riguarda non solo la produzione di microchip, ma anche lo sviluppo di un sistema integrato in cui hardware e software si influenzano reciprocamente. Il sostegno a Huawei si inserisce in questo quadro più ampio di autonomia tecnologica, in risposta alle pressioni internazionali.
Deepseek e l’adattamento alle restrizioni statunitensi sul mercato dei chip
Le restrizioni statunitensi sulle esportazioni di semiconduttori e macchinari per la produzione di chip avanzati hanno spinto la Cina a potenziare le proprie capacità interne. DeepSeek ha comunicato di utilizzare modelli AI che adottano un formato FP8, progettato per funzionare con la nuova generazione di chip prodotti in Cina. Non sono stati però indicati i fornitori di questi componenti.
I modelli di chip 910D di Huawei e 690 di Cambricon sembrano i principali candidati per supportare le attività di DeepSeek. Pur non potendo accedere ai prodotti Nvidia più avanzati, la startup cinese punta a ottimizzare l’efficienza nell’addestramento dei modelli più che la pura potenza di calcolo. Nel frattempo, DeepSeek continua a utilizzare chip Nvidia per l’addestramento, evidenziando la complessità della transizione verso una produzione completamente nazionale.
Il potenziamento della produzione di chip di memoria oltre ai processori AI
La strategia cinese riguarda anche la produzione di chip di memoria, fondamentali per le prestazioni dell’intelligenza artificiale. Il mercato globale dei chip di memoria è dominato da produttori sudcoreani come Samsung e SK Hynix, e dall’americana Micron, soggetti a controlli sulle esportazioni imposti dagli Stati Uniti.
In questo settore, l’azienda cinese Cxmt sta testando memorie ad alta ampiezza di banda “Hbm3”, con l’intenzione di commercializzarle il prossimo anno. Questi prodotti sarebbero solo una generazione indietro rispetto a quelli utilizzati nei processori AI Nvidia, ma rappresentano un passo importante per ridurre la dipendenza dalle forniture esterne e sviluppare una catena di produzione più autonoma.
Aumentando la capacità sia nei processori dedicati all’AI sia nei chip di memoria, la Cina mira a costruire una base tecnologica in grado di sostenere sviluppi avanzati senza fare affidamento esclusivo sui principali fornitori globali. Un sistema industriale più integrato potrebbe così rispondere alle sfide poste dalle restrizioni e dalle tensioni geopolitiche attuali.
Ultimo aggiornamento il 31 Agosto 2025 da Elisa Romano