Tre scosse di terremoto nel cuore della notte scuotono il vesuvio: dati e spiegazioni ufficiali

Matteo Bernardi

27 Giugno 2025

Nella notte tra giovedì 26 e venerdì 27 giugno 2025, un nuovo sciame sismico ha interessato l’area del Vesuvio. Diversi cittadini hanno percepito lievi vibrazioni che hanno interrotto il sonno, suscitando preoccupazione in una zona già da tempo sotto attenta osservazione per la sua attività geologica. Le scosse sono state registrate in poche ore e con ipocentri molto superficiali, fattori che attirano immediatamente l’attenzione degli esperti e dei media.

Dettagli sulle tre scosse registrate dal vesuvio nella notte

I sismografi dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia hanno rilevato tre eventi sismici distinti tra le ore 3:51 e le 6:07 del mattino del 27 giugno. Tutti gli eventi si sono verificati a meno di un chilometro di profondità, segno che l’origine è molto vicina alla superficie terrestre.

La prima scossa si è manifestata alle ore 3:51 con una magnitudo stimata a 1.5. Subito dopo, alle 3:58, è stata avvertita una seconda scossa leggermente più debole di magnitudo pari a 1.3. La terza ed ultima vibrazione della serie è stata registrata alle ore 6:07 con intensità ancora più lieve, pari a magnitudo 1 esatto.

Nonostante la bassa entità delle oscillazioni telluriche molti abitanti della zona le hanno percepite chiaramente grazie alla loro vicinanza al suolo superficiale dove si sono originati i movimenti tettonici. Questi fenomeni non rappresentano comunque segnali anomali rispetto all’attività normale del vulcano ma restano importanti per chi monitora costantemente la situazione.

Chiarimenti ingv sul legame tra vesuvio e campi flegrei

L’accaduto ha subito fatto emergere dubbi riguardo possibili connessioni con i Campi Flegrei dove da mesi persiste uno stato d’allerta gialla dovuta al bradisismo attivo nell’area vulcanica flegrea.

Francesca Bianco, direttrice del Dipartimento Vulcani dell’Ingv ed ex direttrice dell’Osservatorio Vesuviano ha escluso ogni correlazione fra i due fenomeni intervenendo su Fanpage.it:

“Al Vesuvio non c’è alcuna attività riconducibile ad un processo vulcanico in atto – ha spiegato – quello che osserviamo invece è una subsidenza pluriennale nell’area craterica associata ad una sismicità superficiale”.

La dottoressa Bianco sottolinea come questi movimenti siano parte di un lento processo naturale noto da tempo agli studiosi piuttosto che segnali precursori di eruzioni imminenti o risvegli improvvisi del vulcano napoletano.

Il cratere del vesuvio sta lentamente abbassandosi da decenni

Secondo le analisi condotte dall’Ingv guidate dalla stessa Francesca Bianco il cratere centrale continua infatti a spostarsi verso il basso ad un ritmo medio annuo stimato intorno ai sei millimetri dall’ultima eruzione documentata nel lontano ’44.

Questo abbassamento graduale provoca tensione nelle rocce circostanti generando piccoli terremoti localizzati proprio nella superficie superiore della crosta terrestre intorno al cono vulcanico stesso.

Monitoraggio costante conferma dinamiche consolidate

I bollettini periodici emessi dall’Osservatorio Vesuviano confermano questa dinamica ormai consolidata negli anni senza variazioni significative negli ultimi tempi; ciò implica assenza di particolari rischi immediati ma mantiene alta la necessità di controllare costantemente lo stato geologico per prevenire eventualità future impreviste o mutamenti improvvisi nei parametri monitorati dalle reti scientifiche locali.

Il monitoraggio resta quindi prioritario per garantire tempestività nelle comunicazioni ufficiale verso residenti ed enti preposti qualora dovessero emergere anomalie rilevanti rispetto agli standard fin qui stabiliti dai dati storici raccolti sul versante orientale della città partenopea coinvolta dal complesso sistema geologico-vesuviologico italiano.

Ultimo aggiornamento il 27 Giugno 2025 da Matteo Bernardi