James Gunn critica il cliché delle eroine d’azione perfette e punta su personaggi femminili complessi in peacemaker

James Gunn promuove eroine d’azione più complesse in Peacemaker. - Unita.tv

Serena Fontana

29 Agosto 2025

James Gunn, co-CEO di DC Studios e creatore di Peacemaker, ha espresso una chiara posizione contro il modello tradizionale delle eroine d’azione costruite come figure impeccabili e senza difetti. Da sempre interessato a raccontare personaggi vividi, con lati controversi e umani, il regista preferisce sviluppare protagoniste femminili realistiche, con contraddizioni e fragilità. Questa filosofia emerge chiaramente nella sua serie Peacemaker, inserita nel nuovo corso narrativo del DC Universe, che punta a superare gli stereotipi consolidati nel genere.

Il rifiuto della “perfect female badass” e il contributo di James Gunn nella scrittura femminile

James Gunn ha più volte dichiarato di non apprezzare quel tipo di eroina d’azione che appare perfetta sotto ogni aspetto, un modello che per anni ha dominato il cinema e la tv. Nel passato di Hollywood, i personaggi femminili rischiavano di diventare o angeli senza macchia o villain crudeli, privi di una reale profondità psicologica. Gunn ha raccontato che all’inizio della sua carriera trovava queste figure poco coinvolgenti, perché mancavano di spessore e verosimiglianza. La moda delle “donne guerriere” senza difetti non ha fatto che spostare il problema in un’altra forma di stereotipo, con eroine che apparivano monolitiche e prive di complessità.

In Peacemaker, Gunn ha applicato un metodo opposto, dedicandosi a costruire personaggi femminili con una struttura più articolata. L’attenzione è rivolta a mostrare debolezze, contraddizioni e lati oscuri, elementi che contribuiscono a rendere la narrazione più coinvolgente. Questo approccio non riguarda solo i protagonisti maschili, noti per la loro complessità , ma anche il modo di rappresentare le donne sullo schermo. Gunn sottolinea che non esiste una forza narrativa reale senza quegli aspetti di imperfezione e vulnerabilità.

Emilia Harcourt in peacemaker: un esempio concreto di donna imperfetta e autentica

Il personaggio di Emilia Harcourt, interpretato da Jennifer Holland, incarna perfettamente la visione di Gunn sui ruoli femminili. Nella serie, Emilia non è soltanto un’agente esperta e assertiva, ma una donna ferita da difficoltà interiori. La seconda stagione mostra con maggior chiarezza le sue turbe personali e come tenti, senza sempre riuscirci, di trovare un equilibrio tra la sua vita privata e le responsabilità professionali. Questo ritratto multipiano consente allo spettatore di entrare in empatia con il personaggio, superando la distanza che spesso la “superdonna” crea.

Jennifer Holland ha confermato che in molti casi i personaggi femminili risultano stereotipati, scritti in modo bidimensionale: o “troppo buoni” o “puri antagonisti” senza sfumature di grigio. Per la sua esperienza sul set di Peacemaker, invece, la caratterizzazione dei personaggi ha un’ampiezza più autentica e articolata, merito di uno script che punta a mostrare la complessità umana di ogni protagonista. La sua interpretazione di Emilia è un esempio di come sia possibile elevare il ruolo femminile evitando cliché prevedibili.

Peacemaker e il nuovo Dc Universe: una stagione che approfondisce temi di identità e trauma

Lavorando come co-CEO di DC Studios insieme a Peter Safran, James Gunn sta rilanciando il DC Universe attraverso storie che includono multiversi ma che si focalizzano anche sulla psicologia dei personaggi. La seconda stagione di Peacemaker si concentra su un percorso narrativo che non si limita al semplice intrattenimento d’azione, ma si immerge nella vita interiore del protagonista Christopher Smith.

La trama esplora una realtà alternativa in cui Peacemaker conduce un’esistenza diversa, apparentemente migliore. Questa realtà parallela, facente parte dell’universo DC2, offre un confronto tra i sogni di una vita ideale e le difficoltà reali, costringendo il personaggio principale a riflettere sul suo passato tormentato. L’elemento del multiverso viene sfruttato per rappresentare scelte morali complesse e conflitti interiori profondi.

Gli episodi finora mostrati hanno lasciato spazio a numerose sorprese narrative; Gunn ha scelto di trattenere i capitoli finali perché contengono svolte impreviste e particolarmente significative. Alcune teorie tra i fan puntano a un possibile cameo di David Corenswet nel ruolo di Superman, introducendo così un collegamento diretto con la nuova continuity DC. Altri invece ipotizzano il ritorno di personaggi già visti in The Suicide Squad, ma finora non ci sono conferme ufficiali su queste apparizioni.

La visione di James Gunn per il Dc Universe e le nuove strade narrative di peacemaker

La strategia di Gunn per il DC Universe non si limita a integrare un vasto multiverso — stimato in circa cento realtà alternative — ma punta anche a mettere al centro storie che diano spazio alle sfumature di ogni personaggio, senza ricorrere a modelli rigidi. Peacemaker si inserisce in questo disegno come un tassello che lascia spazio a una narrazione più letteraria, meno binaria e più attenta alle dinamiche umane.

I personaggi femminili come Emilia Harcourt rappresentano il tipo di sviluppo che questo nuovo corso vuole condividere, raccontando donne forti ma fragili, precise ma vulnerabili, capaci di crescere e mostrarsi in tutta la loro complessità. La nuova stagione approfondisce questi aspetti lasciando spazio sia all’azione sia a momenti più introspettivi, valorizzando così la figura della donna guerriera senza idealizzarla in modo superficiale.

Il percorso intrapreso da Gunn riflette una visione attuale del racconto seriale e cinematografico, dove la complessità dei personaggi diventa uno strumento per coinvolgere lo spettatore su più livelli e offrire una visione meno stereotipata e più concreta delle figure femminili nel genere supereroistico.

Ultimo aggiornamento il 29 Agosto 2025 da Serena Fontana