Giovanni Pascoli come non l’avete mai visto: il film Zvanì tra famiglia, dolore e poesia

Giovanni Pascoli rivive nel film Zvanì tra emozioni familiari e poesia. - Unita.tv

Serena Fontana

31 Agosto 2025

Nel 2025 torna sotto i riflettori Giovanni Pascoli con “Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli”, firmato da Giuseppe Piccioni. Presentato all’82ª Mostra del Cinema di Venezia, il film si concentra sul lato più umano del poeta: un uomo segnato da dolori profondi e legami familiari forti. Non solo letteratura, ma anche rapporti affettivi, in particolare quello con la sorella Mariù, che svela la fragilità di un uomo che ha trovato conforto nelle parole.

Giovanni Pascoli, tra lutti e poesia: il contesto dietro il poeta

Giovanni Pascoli nasce nel 1855 e la sua vita è segnata dalla tragedia: il padre viene assassinato quando lui è ancora adolescente. Quel trauma lascia un segno indelebile, che si riflette nei suoi versi, spesso velati da un dolore nascosto. Pascoli è famoso per le sue intense descrizioni della natura e per emozioni semplici, ma cariche di profondità e inquietudine. Con “Zvanì”, presentato a Venezia nel 2025, si va oltre il Pascoli padre dell’ermetismo: il film racconta anche le sue sofferenze, i lutti e i legami familiari che hanno segnato il suo cammino.

La storia inizia con il ritorno della salma di Pascoli nella sua terra natale, un momento che coinvolge chi gli è stato vicino, compresi alcuni allievi. Tra loro c’è Enrico, uno studente incaricato di scrivere la sua biografia per un giornale, che diventa la nostra guida in questo racconto intimo e famigliare.

Sorelle E Famiglia: un rapporto complesso e sofferto

Al centro della vita di Pascoli ci sono le sorelle Ida e Mariù. Quest’ultima, interpretata da Benedetta Porcaroli, è una presenza fondamentale e devota, sempre al fianco del poeta nei momenti cruciali. Quando Pascoli riesce a trovare una certa stabilità, vuole avere le sorelle vicino a sé, instaurando un legame profondo, ma anche a tratti soffocante.

Mariù è una donna che ha sacrificato molto per stare accanto al fratello. Il film mette in luce questo rapporto intenso, spesso difficile, che ha inciso profondamente sulla mente del poeta e sul modo in cui ha affrontato il dolore e la malinconia. Tra affetto e dipendenza, questa relazione è il cuore della narrazione, mostrando un Pascoli fragile, tormentato, sempre in cerca di una famiglia che lo sostenga davvero.

La famiglia qui è vista con tutte le sue tensioni nascoste e il desiderio di stabilità mai pienamente raggiunto. Sono questi elementi a spiegare molte delle scelte personali e artistiche del poeta. “Zvanì” evita così la solita biografia retorica per offrire un racconto più vero, più emotivo.

La parola che cura: la poesia al centro del film

In “Zvanì” la parola scritta ha un peso enorme. La sceneggiatura di Sandro Petraglia usa un linguaggio che rispecchia la natura poetica di Pascoli, senza mai risultare freddo o distante. I suoi versi più celebri non sono solo citazioni, ma si intrecciano con la storia attraverso lettere e dialoghi, costruendo un ritratto a tutto tondo.

La poesia diventa uno strumento narrativo, capace di raccontare dolore, perdita ed emozioni che Pascoli porta con sé per tutta la vita. Il film alterna versi, lettere e dialoghi, mettendo in luce i momenti chiave e la tensione interiore del protagonista. Giovanni non comunica i suoi tormenti con gesti plateali, ma con le parole che scrive: una vera e propria forma di resistenza al passato e un modo per dare voce a sentimenti difficili da esprimere.

La regia sceglie di non appesantire le immagini, ma di lasciare spazio alla recitazione e alle parole, accompagnate da una colonna sonora fatta di versi che scandiscono la narrazione. La poesia diventa così parte integrante del personaggio e dell’atmosfera emotiva del film.

Una regia sobria per una storia intensa

Giuseppe Piccioni firma una regia misurata, che mette la storia davanti a ogni effetto speciale. “Zvanì” gioca molto con i flashback, alternando passato e presente senza cercare facili colpi di scena. Le immagini sono curate ma semplici, e sono le parole a guidare davvero le scene.

Lo stile si avvicina a un approccio quasi documentaristico, ma con un taglio intimo che mostra il volto umano di Pascoli senza spettacolarizzarlo. Federico Cesari, che interpreta il poeta, non cerca una somiglianza fisica perfetta, ma riesce a restituire tutta la solitudine e il dolore di un uomo segnato da un passato difficile e da rapporti familiari complicati.

In un panorama di biografie spesso cariche di effetti, “Zvanì” si distingue per sobrietà e equilibrio. Sa comunicare molto con calma, mettendo al centro la figura di Pascoli senza forzature. Il risultato è un ritratto intenso e coerente, che svela aspetti poco conosciuti della vita privata del grande poeta.

Ultimo aggiornamento il 31 Agosto 2025 da Serena Fontana