Darren Aronofsky cambia marcia con “Una scomoda circostanza”: un thriller anni ’90 tra noir e azione

Darren Aronofsky torna al thriller con un noir anni ’90 ricco di azione. - Unita.tv

Giulia Rinaldi

31 Agosto 2025

A quasi tre anni da The Whale, Darren Aronofsky torna al cinema con Una scomoda circostanza – Caught Stealing, un film che segna una svolta netta nel suo percorso. Il regista newyorkese, noto per le sue storie intense e psicologiche, questa volta si lancia in un thriller ambientato nel 1998, tratto da un romanzo di Charlie Huston. Qui il ritmo è più serrato e le atmosfere meno cupe rispetto al solito. Al centro c’è Austin Butler nei panni di Hank Thompson, un ex promessa del baseball che finisce invischiato nel lato oscuro della criminalità newyorkese.

Aronofsky lascia da parte i drammi interiori: il nuovo volto del regista

In più di venticinque anni di carriera, Aronofsky si è fatto conoscere per personaggi tormentati, schiacciati dalle loro ossessioni e dai conflitti interiori. Dai disperati di Requiem for a Dream alla ballerina che perde la testa ne Il cigno nero, fino al dolore profondo di The Whale, il suo cinema ha sempre scavato negli abissi psicologici, spesso sfociando in horror o drammi intensi.

Con Una scomoda circostanza, però, cambia registro. Hank Thompson, interpretato da Butler, non è un eroe fuori dal comune, ma un uomo normale con un passato complicato, che si arrangia con lavori modesti e relazioni superficiali. Non c’è la solita immersione nei tormenti interiori, ma una storia più diretta e accessibile, senza però perdere spessore. Hank si ritrova coinvolto quasi per caso in un giro criminale che lo mette in pericolo.

Qui Aronofsky abbandona l’introspezione profonda, per puntare su un thriller teso e d’azione, che racconta la sopravvivenza in una New York anni ’90 ben lontana dall’immagine patinata.

Thriller hitchcockiano con un tocco moderno e crudo

La trama di Una scomoda circostanza richiama chiaramente il modello del “uomo sbagliato”, caro ad Alfred Hitchcock. Hank è un uomo qualunque che si trova invischiato in qualcosa più grande di lui, un classico archetipo interpretato in passato da James Stewart, Henry Fonda o Cary Grant. Qui la fuga e la lotta per scampare al pericolo sono al centro della storia.

Accanto a lui c’è Yvonne, la compagna interpretata da Zoë Kravitz, che svolge un ruolo di supporto, quasi protettivo, come le donne dei classici hitchcockiani. La trama ruota attorno alla caccia a un oggetto misterioso, una chiave che scatena un inseguimento tra varie fazioni, tra cui una detective interpretata da Regina King. Questo elemento, il MacGuffin, è un chiaro omaggio alla tradizione del thriller classico, in netto contrasto con i film più psicologici cui Aronofsky ci aveva abituati.

Ma lo stile qui è ben diverso dall’eleganza di Hitchcock. Aronofsky sceglie un’estetica più sporca e violenta, fedele agli anni ’90. Il montaggio è incalzante, le scene di lotta sono crude. La colonna sonora, con brani di Garbage, Madonna e David Bowie, rafforza il tono urban-pulp, richiamando Tarantino e Guy Ritchie, con punte di grottesco che ricordano i fratelli Coen, soprattutto nelle scene con i killer ebrei ortodossi interpretati da Liev Schreiber e Vincent D’Onofrio.

Austin Butler, un protagonista credibile tra fragilità e forza

Nel ruolo di Hank Thompson, Austin Butler offre una performance intensa e misurata. Già noto per il ruolo in Elvis, Butler dà vita a un personaggio complesso, segnato da un passato interrotto sul più bello e da un presente incerto. La sua interpretazione evita il cliché dell’eroe stereotipato, mostrando invece la confusione e la paura di chi viene travolto da eventi più grandi di lui, ma anche una crescente determinazione a reagire.

La sua presenza tiene insieme la tensione crescente del film, in un intreccio ricco di colpi di scena, azione e ironia nera. Il suo Hank è un uomo vulnerabile ma deciso, un po’ spaesato ma pronto a difendersi e a cercare una via d’uscita, dietro la maschera del thriller d’azione.

Un viaggio nella New York notturna tra passato e pericoli

Ambientare il film nel 1998 permette a Aronofsky di esplorare una New York urbana e reale, lontana dalle luci patinate. È una città viva ma insidiosa, fatta di criminalità e storie nascoste nelle sue strade.

La scelta della colonna sonora, con pezzi iconici come I Think I’m Paranoid dei Garbage o Wandering Star dei Portishead, aiuta a immergere lo spettatore nel periodo e a creare un’atmosfera tesa e ambigua. Tra le scene di violenza dura, Aronofsky inserisce anche momenti quasi caricaturali, soprattutto con i comprimari criminali, come la coppia di killer dal tratto grottesco.

Questa mescolanza di generi – thriller, noir, azione, black comedy – dà al film una freschezza insolita per Aronofsky, che qui confeziona un prodotto intenso, diviso tra intrattenimento e una narrazione più classica.

Una scomoda circostanza si presenta così come una sorpresa nel percorso di Darren Aronofsky. Un film che apre nuove strade stilistiche e tematiche, spostandosi su terreni più esterni rispetto ai suoi lavori precedenti. La prova di Austin Butler rende questo thriller un appuntamento da non perdere, soprattutto per chi segue il cinema d’autore americano che sa rinnovarsi.

Ultimo aggiornamento il 31 Agosto 2025 da Giulia Rinaldi