Agon di Giulio Bertelli: sport, fatica e tecnologia al femminile sul grande schermo

Agon di Giulio Bertelli: performance femminili tra sport e tecnologia. - Unita.tv

Giulia Rinaldi

30 Agosto 2025

“Agon” è il primo film diretto da Giulio Bertelli, presentato alla 82ª Mostra di Venezia e ora disponibile su MUBI. La pellicola racconta la vita di tre atlete, impegnate in scherma, judo e tiro a segno, tra sfide fisiche e tensioni emotive. Con un mix tra documentario e finzione, e qualche richiamo ai videogiochi, il film offre uno sguardo fresco sul mondo dello sport femminile.

Tre donne, tre sport, una sola lotta: il racconto di Agon

Il film segue da vicino Yile Vianello, Sofjia Zobina e Alice Bellandi, quest’ultima oro olimpico nel judo a Parigi 2024. Vite che si intrecciano tra allenamenti duri e sacrifici, con la concentrazione, la forza e la mente sempre al massimo. Scherma, judo e tiro a segno: tre sport diversi, ma tutti richiedono grande disciplina.

La presenza di Bellandi dà al racconto un tono molto autentico. Lei si mette in gioco in prima persona, raccontando cosa significa sopportare dolore e pressione per arrivare al successo. “Il dolore è il motore che ti spinge a conoscerti e a migliorarti”, dice. Nel suo racconto si sente il peso ma anche il valore della sofferenza come tappa necessaria per raggiungere grandi traguardi.

Il film parla anche di come lo sport stia cambiando, non è più solo fisico e tecnica, ma entra in gioco anche il mondo digitale, con linguaggi che ricordano i videogiochi. Questo elemento dà a “Agon” un taglio originale, che unisce cinema, sport e tecnologia in modo inedito.

Cinema e sport, due mondi a confronto nel progetto di Bertelli

Giulio Bertelli, prima atleta e ora regista, ha raccontato durante un incontro il suo obiettivo con questo film. Ha spiegato quanto oggi sia difficile portare a termine progetti complessi, una fatica che si riflette anche nello sport e nel racconto che ha voluto fare.

Per Bertelli, cinema e sport hanno qualcosa in comune: parlano al pubblico senza bisogno di troppi giri di parole. Lo sport può sembrare lontano a molti, ma ha una forza comunicativa immediata. Nel film ha voluto evitare il classico racconto sportivo fatto solo di vittorie e medaglie, puntando invece su un approccio più intimo, che mette a fuoco le difficoltà personali di ogni atleta lontano dai riflettori.

Il montaggio e le scelte visive sottolineano questo doppio aspetto. Non si parla solo di trionfi, ma soprattutto del percorso, con dubbi, errori e la voglia costante di migliorarsi. La fatica, la resistenza mentale emergono con forza, dando al film un respiro realistico e profondo.

Il sacrificio visto da dentro: le parole delle protagoniste

Il sacrificio è il filo rosso che attraversa “Agon” e divide le opinioni delle protagoniste. Yile Vianello osserva come oggi tutto sembri facile e veloce, senza pazienza né impegno a lungo termine. Questa cultura del risultato rapido mette a dura prova la tenacia necessaria nello sport.

Sofjia Zobina invece ha un punto di vista diverso: per lei il sacrificio è anche piacere, una sfida continua con se stessi che spinge a superare i propri limiti. La parte più bella non è la vittoria finale, ma tutto il cammino per arrivarci. Se si riesce ad apprezzare questa dimensione, allora lo sport diventa una fonte di soddisfazione profonda.

Nel film questo confronto è chiaro e mette in luce una difficoltà diffusa tra gli atleti di oggi: accettare la fatica come parte inevitabile della vita sportiva. Un nodo che aggiunge spessore alla storia, mostrando il conflitto tra voglia di risultati immediati e la necessità di lavorare duro nel tempo.

La sconfitta che insegna: il racconto di Alice Bellandi

Tra i momenti più forti c’è il racconto di Alice Bellandi sulla sconfitta. Ricorda la tensione prima della finale olimpica di Parigi 2024, con la paura di avere tutta la sua carriera appesa a quelle ore decisive.

Bellandi racconta come abbia superato quel momento accettando un’idea semplice ma potente: “Se va male non muoio, posso ricominciare”. Questo pensiero ha cambiato tutto, facendole capire che perdere non significa fallire, ma offre nuove prospettive e la possibilità di rimettersi in gioco. È stata un’occasione per capire cosa migliorare e cosa vuole davvero.

Nel film questa visione dà una dimensione rara e importante, smontando il mito che solo la vittoria conta. “Agon” invita a riflettere sul valore di ogni esperienza, anche quella dolorosa.

L’incontro tra cinema e sport, la rappresentazione sincera di chi spinge corpo e mente oltre il limite e l’uso di linguaggi moderni rendono “Agon” un film che resta impresso e offre una nuova luce sulle storie di chi vive lo sport con passione e sacrificio.

Ultimo aggiornamento il 30 Agosto 2025 da Giulia Rinaldi