Nel 1957 Andrea Camilleri, prima di diventare lo scrittore noto a livello internazionale, si trovò a dirigere una produzione televisiva molto complessa. La Rai gli affidò la regia dell’opera teatrale “Odore di terra” di Siro Angeli, un testo vincitore di un concorso drammaturgico indetto dalla Pro Civitate Christiana di Assisi. La messa in scena rappresentava una grande sfida tecnica e artistica, con ambienti estremamente diversi da gestire sul palcoscenico e la necessità di coordinare contemporaneamente più set. Questo episodio evidenzia un momento cruciale nella storia della televisione italiana e il ruolo di Camilleri come regista capace di affrontare situazioni difficili.
La complessita dell’opera “odore di terra” e le sue ambientazioni articolate
“Odore di terra” si presenta come un testo di grande complessità, sia per la struttura narrativa, sia per la varietà delle ambientazioni da rappresentare. Il dramma si svolge in luoghi molto diversi: un vagone di tradotta, un’isba nella steppa russa, una camera d’albergo, il limbo dei nascituri e persino il Paradiso terrestre. Queste scene richiedevano un allestimento unico e difficile, capace di trasportare lo spettatore attraverso ambienti altrettanto eterogenei sul piano visivo ed emotivo.
Per realizzare tutto questo, Camilleri scelse di impiegare tre palcoscenici girevoli, una tecnologia innovativa per quel periodo, gestita da una squadra numerosa di macchinisti ed elettricisti. L’obiettivo era far coincidere la rappresentazione teatrale dal vivo con la trasmissione televisiva in diretta, aumentando così le difficoltà organizzative e tecniche. L’opera alterna visioni liriche a ricordi e quadri evocativi e si spinge perfino ad esplorare il limbo dei non ancora nati, usando un approccio narrativo quasi cinematografico, con continui spostamenti temporali e scenici.
Le difficolta dello scenografo Silvano Falleni nella realizzazione del paradiso terrestre
Le scenografie erano affidate a Silvano Falleni, che però manifestò gravi problemi con la rappresentazione del Paradiso terrestre. Il Radiocorriere, infatti, non aveva menzionato questa scenografia nel lancio della trasmissione, e Falleni rifiutò di costruirla, motivando la sua scelta con un ragionamento singolare: non aveva mai visto il Paradiso e dunque non sapeva come rappresentarlo.
In seguito a questo stallo, il primo cameraman si fece avanti proponendo di crearla con materiali semplici come cotone, garza e fil di ferro. Con l’aiuto della troupe, riuscì a mettere insieme una scena del Paradiso dimostrando una soluzione artigianale ma efficace. Una vera e propria prova di ingegno tecnico che permise di superare un blocco critico nella produzione.
Tuttavia, poco prima della prima rappresentazione, durante la prova generale con ospiti importanti del mondo religioso, Falleni esplose in un gesto violento. Entrò nel teatro e, infastidito dalla scena del Paradiso, iniziò a smontarla con un martello. Questo episodio provocò uno scontro diretto con Camilleri, che intervenne per fermarlo, arrivando a colpirlo con un pugno per impedirgli di distruggere l’allestimento. I carabinieri vennero chiamati ed arrestarono Falleni, mentre la sala si svuotava di spirito scioccato.
Il confronto di Camilleri con i prelati e il supporto del patriarca di venezia
Dopo l’incidente Camilleri si confrontò con l’ambiente religioso presente nella vicenda, cercando un modo per rimediare alla situazione. Entrò nel convento vicino al teatro e si rivolse a un prete che lo indirizzò a parlare con i vescovi riuniti in un chiostro.
Durante questa discussione uno dei prelati, in realtà il Patriarca di Venezia – il futuro Papa Giovanni XXIII – gli spiegò che prima di chiedere scusa a Dio, Camilleri doveva fare pace con se stesso. Il religioso lo guardò negli occhi e aggiunse che, se fosse stato al suo posto, non avrebbe esitato a reagire con un pugno come lui.
Quell’incontro dimostra la complessità umana e spirituale di quanto accaduto e incornicia il contesto difficile di quella produzione, che fu molto di più di una semplice rappresentazione teatrale ma anche un confronto diretto con tensioni personali e istituzionali.
La messa in onda e il riscontro critico dell’opera teatrale
Il giorno seguente la trasmissione televisiva di “Odore di terra” ebbe luogo senza altri intoppi. L’allestimento venne risistemato e le prove convinsero tutti i membri della troupe. Solo a tarda notte arrivarono i carabinieri con la richiesta di Camilleri per liberare Falleni, che non era più in arresto. Solo allora il regista comprese appieno la portata di quanto successo.
Il critico teatrale Achille Fiocco descrisse il lavoro come un insieme di lirica, racconto e dramma, sottolineando la singolare fusione di pittura, musica, mimica e dialoghi. Il testo si presenta come una serie di quadri artistici che mutano tra passato e presente, con un’intensità narrativa che travalica i confini del teatro tradizionale.
La produzione rimane un esempio emblematico delle sfide affrontate dalla televisione italiana nei primi anni di programmazione, in particolare per l’ambizione di portare in video un’opera d’arte teatrale complessa, piena di immagini e concetti difficili da tradurre sullo schermo.
Ultimo aggiornamento il 29 Agosto 2025 da Serena Fontana