Le condizioni delle carceri in Umbria restano preoccupanti. Lo conferma il procuratore generale Sergio Sottani, che ha appena concluso la sua visita annuale nelle strutture della regione. A emergere sono numeri allarmanti: troppo sovraffollamento, personale inadeguato e problemi di sicurezza che non si possono più ignorare. Il confronto diretto con dirigenti e operatori penitenziari ha messo in luce le criticità e ha aperto la strada a interventi mirati. Al centro dell’attenzione anche nuovi strumenti per la gestione dei detenuti e progetti concreti per il reinserimento sociale.
Sovraffollamento in crescita, carceri sotto pressione
Le carceri umbre ospitano oggi 1.658 detenuti, mentre i posti disponibili sono appena 1.287. Il sovraffollamento supera così il 29%, un dato che pesa come un macigno sulla gestione quotidiana delle strutture. Non è solo un problema locale: in molte prigioni italiane la situazione è simile, con ripercussioni sulla sicurezza e sulla salute psicofisica dei detenuti.
Gli spazi stretti costringono gli agenti a lavorare in condizioni difficili, aumentando il rischio di tensioni e scontri tra i reclusi. Questo rende più complicato mantenere il controllo e garantire un ambiente sicuro. Nonostante gli sforzi per ristrutturare e migliorare l’organizzazione interna, i problemi restano evidenti. Le condizioni igienico-sanitarie, la sicurezza e il rispetto dei diritti fondamentali ne risentono, alimentando situazioni di disagio e stress tra il personale.
Un altro aspetto critico è la coabitazione forzata di detenuti con profili e gravità del reato molto diversi, una miscela esplosiva che mette a rischio la serenità e la sicurezza di tutti.
Polizia penitenziaria sotto organico, aumentano le aggressioni
La carenza di personale è grave: mancano all’appello 170 agenti, quasi il 20% del corpo necessario. Su 871 posti previsti, ne sono coperti solo 701. La conseguenza è un presidio più debole e un carico di lavoro molto pesante per chi resta in servizio. I dati sulle aggressioni parlano chiaro: nel 2025 si sono registrati 66 episodi violenti contro la polizia penitenziaria nelle carceri umbre.
Meno agenti significa meno sorveglianza e più vulnerabilità agli episodi di violenza, soprattutto in presenza di detenuti con pericolosità elevata. Gli operatori sono esposti a maggiori rischi e questo influisce negativamente anche sulla coesione del corpo di polizia. A soffrirne non è solo la sicurezza, ma anche l’organizzazione delle attività di supporto, formazione e controllo.
Serve un piano urgente per reclutare nuovo personale e migliorare la gestione, per proteggere chi lavora dietro le sbarre e garantire al contempo i diritti dei detenuti.
Cellulari illegali, una piaga difficile da arginare
Un altro problema che si fa sempre più grave è la diffusione di telefoni cellulari e altri dispositivi illeciti tra i detenuti. Negli ultimi tre anni, nelle carceri umbre sono stati sequestrati oltre 200 cellulari. Questi oggetti permettono contatti non autorizzati con l’esterno e alimentano attività illegali che mettono a rischio la sicurezza dentro e fuori le mura.
I cellulari favoriscono reti di scambio di informazioni illecite, pressioni tra detenuti e collegamenti con organizzazioni criminali esterne. La lotta contro questo fenomeno è resa difficile anche dalle carenze nei sistemi di controllo e videosorveglianza attualmente in uso.
Per questo motivo, durante la visita, Sottani ha chiesto un potenziamento delle tecnologie nelle carceri umbre. Servono strumenti più efficaci per individuare e bloccare i dispositivi vietati, insieme a sistemi di prevenzione che rendano più difficile l’ingresso illegale di cellulari. L’obiettivo è fermare le comunicazioni fuori controllo, limitare gli scambi illeciti e mantenere l’ordine dentro le strutture.
Questa situazione riflette anche la difficoltà di gestire insieme detenuti con attitudini criminali e soggetti più fragili, impegnati nel percorso di recupero.
Reinserimento sociale e giustizia riparativa: i passi avanti dell’Umbria
Non mancano però iniziative positive. La visita del procuratore ha messo in luce programmi concreti per il reinserimento sociale, la formazione e l’inclusione. Il carcere umbro deve offrire strumenti che aiutino chi vuole tornare in libertà a evitare la recidiva. Tra i progetti finanziati ci sono percorsi educativi e di preparazione professionale, fondamentali per ricostruire una vita più stabile.
Una novità importante riguarda Terni, scelta come sede regionale per avviare servizi di mediazione e incontri di giustizia riparativa. Questi strumenti permettono di affrontare i conflitti e riparare il danno fuori dal processo giudiziario tradizionale, offrendo un supporto sia alle vittime sia ai responsabili. Un passo avanti significativo per favorire la convivenza civile.
Rimangono però questioni aperte, come il coinvolgimento più attivo della Corte d’Appello e della Procura generale umbra, indispensabile per rendere questi servizi davvero efficaci e integrati. Senza un’intesa chiara con gli uffici giudiziari, rischiano di rimanere poco più che buone intenzioni.
Inoltre, si attendono importanti novità sul fronte organizzativo: il provveditorato regionale per Umbria e Marche, previsto dal Dpcm di fine 2024, deve essere avviato, mentre la regione non ha ancora una Rems , struttura necessaria per ospitare soggetti con disturbi psichici sotto misure giudiziarie.
Due mondi a confronto: detenuti pericolosi e fragili nello stesso spazio
Nelle carceri umbre convivono due categorie di detenuti molto diverse tra loro. Da un lato ci sono i soggetti considerati pericolosi, che continuano a organizzare attività illecite anche dall’interno. Dall’altro, persone più fragili o motivate al cambiamento, che però spesso non trovano il supporto necessario per affrontare la detenzione in modo positivo.
La diffusione di cellulari illegali conferma la presenza di gruppi con intenti criminali attivi, che mettono a rischio sicurezza e tranquillità. Dall’altra parte, la mancanza di strumenti adeguati per chi vuole rimettersi in gioco blocca processi di recupero importanti, lasciando molti detenuti in uno stato di passività o addirittura di peggioramento.
Questa convivenza difficile complica la gestione quotidiana e richiede una riflessione seria sui modelli adottati, per offrire risposte mirate alle diverse esigenze. Sottani ha ribadito che senza un incremento di risorse e personale, la situazione rischia di peggiorare, chiedendo interventi concreti e investimenti per contenere i rischi e sostenere i percorsi di reinserimento.
Il quadro che emerge è quello di una Regione che si trova a un bivio, con un sistema carcerario sotto pressione e problemi che non si possono più rimandare. Serve attenzione costante, interventi mirati e più strumenti per migliorare la vita dei detenuti e la sicurezza di tutti.
Ultimo aggiornamento il 29 Agosto 2025 da Davide Galli