Sentenza del tribunale di busto arsizio contro la circolare rai che impone astensione dal lavoro per attivismo politico e sindacale

Il tribunale di Busto Arsizio ha annullato la circolare Rai che obbligava dipendenti con ruoli tecnici a astenersi dal lavoro durante campagne elettorali, affermando il diritto alla partecipazione politica e sindacale senza restrizioni. - Unita.tv

Serena Fontana

4 Giugno 2025

La recente decisione del tribunale di Busto Arsizio ha bocciato una circolare della Rai che obbligava numerosi dipendenti e collaboratori a astenersi dal lavoro durante campagne elettorali o referendum qualora avessero relazione con partiti politici o attività sindacali. La controversia riguarda diversi ruoli, da cameraman a fonici e direttori della fotografia, e punta a definire i confini tra diritti politici e obblighi lavorativi all’interno dell’azienda pubblica.

La sentenza del tribunale e la tutela dei diritti democratici dei lavoratori

La sezione lavoro del tribunale di Busto Arsizio, con la giudice Franca Molinari, ha annullato il provvedimento cautelare basandosi su argomenti giuridici che riconoscono il diritto di questi lavoratori di partecipare alla vita politica e sindacale attiva. “La sentenza ha sottolineato che la circolare della Rai non può limitare la libertà d’espressione, la possibilità di associarsi e manifestare opinioni politiche senza incorrere in penalizzazioni o discriminazioni.”

Il giudice ha segnalato che la disposizione crea un effetto disincentivante per la partecipazione democratica, penalizzando soggetti che, pur coinvolti nelle attività aziendali, esprimono legittimamente il loro impegno civico e associativo al di fuori delle funzioni lavorative. Questa pronuncia afferma un principio fondamentale: la partecipazione politica e sindacale non può essere preclusa o sottoposta ad imposizioni restrittive da un datore di lavoro pubblico, specie quando coinvolge ruoli non decisionali.

La circolare della rai e le sue restrizioni sul lavoro politico e sindacale

La Direzione generale della Rai aveva emesso una circolare che imponeva ai lavoratori di astenersi dal lavoro mediante ferie o aspettativa non pagata se risultavano candidati a cariche politiche, aderivano a partiti o erano attivisti sindacali. L’obbligo riguardava molte figure tecniche e non, spesso dietro le quinte, come cameraman, fonici e scenografi, per i quali l’esposizione pubblica è minima o assente. Il provvedimento mirava a prevenire possibili conflitti d’interesse o interferenze durante le fasi di campagna elettorale e referendum.

Questa misura si traduceva però, come si legge nel giudizio, in un obbligo generalizzato e vincolante per una vasta platea di lavoratori, indipendentemente dalla natura delle loro mansioni o dal livello di esposizione pubblica. Il divieto toccava anche chi svolge ruoli tecnici senza ruolo di rappresentanza o coinvolgimento diretto in attività legate alla informazione politica sul piccolo schermo.

Le implicazioni giurisprudenziali e il futuro del rapporto tra lavoro e vita politica

La pronuncia del tribunale di Busto Arsizio si presta a diventare un punto di riferimento per casi simili, dove la linea tra impegno civile e obblighi contrattuali rischia di mescolarsi in modo improprio. La sentenza indica che le aziende, in particolare quelle pubbliche come la Rai, devono rispettare il diritto dei lavoratori di partecipare pienamente alla vita democratica, senza obbligarli a sacrificare ferie o aspettative non retribuite per attività politiche o sindacali.

Questo precedente potrebbe spingere altre realtà lavorative a rivedere eventuali misure interne che impongono restrizioni sui comportamenti politici dei dipendenti, soprattutto in periodi di campagna elettorale o referendum. Lo Stato entra così in un terreno delicato, dove deve tutelare l’alternanza e il pluralismo senza ledere le libertà individuali sul fronte lavorativo.

Nel contesto attuale, in cui l’attività politica e sindacale richiede forme di presenza diversificate, la sentenza dimostra l’importanza di bilanciare esigenze organizzative aziendali e garanzie costituzionali per i cittadini che operano nel pubblico e privato. Di fatto ribadisce che l’impegno nella società civile resta un diritto irrinunciabile anche per chi lavora dietro le quinte della comunicazione pubblica.

Ultimo aggiornamento il 4 Giugno 2025 da Serena Fontana