Il turismo nelle Marche è un tema caldo, soprattutto con le elezioni regionali del 2025 alle porte. Maurizio Mangialardi, vicepresidente del Consiglio regionale, ha acceso i riflettori su diverse falle dell’Agenzia ATIM, nata con la giunta Acquaroli, giudicata un flop. Ma non si è fermato alle critiche: ha messo sul tavolo un piano in sette punti per rilanciare il settore, puntando su strutture più moderne e una promozione più coordinata e incisiva.
Agenzia ATIM: tra promesse e realtà, cosa non ha funzionato
L’Agenzia ATIM è stata pensata come il motore della promozione turistica regionale, con la guida della giunta Acquaroli. Ma in cinque anni di attività i risultati non sono arrivati. Anzi, già dall’inizio si sono viste lacune evidenti: gestione poco efficiente e disorganizzazione sono state all’ordine del giorno.
Non è riuscita a costruire un’immagine chiara delle Marche né a spingere investimenti di qualità. Le campagne pubblicitarie sono state frammentarie, senza un filo conduttore, e questo ha inciso negativamente su arrivi e presenze, ancora indietro rispetto alla media nazionale.
Il caso più clamoroso? Un milione di euro speso per affidare a Roberto Mancini il ruolo di testimonial per attrarre turismo arabo. Una mossa che però non è stata accompagnata da interventi strutturali, come l’ammodernamento di hotel di lusso, lasciando scoperti gli obiettivi. Intanto, sul territorio, alcune scelte hanno persino frenato il turismo di qualità: a Senigallia, per esempio, è stata bloccata la costruzione di un hotel 5 stelle per far spazio a edilizia residenziale, andando contro la strategia di rilancio.
Questi problemi sono diventati il simbolo delle critiche all’attuale amministrazione di centrodestra. L’opposizione chiede un cambio di passo, con una gestione più concreta e meno dispersiva delle risorse pubbliche.
I sette punti di Mangialardi per far ripartire il turismo marchigiano
Mangialardi ha messo sul tavolo una proposta chiara, articolata in sette punti, per dare nuova vita al turismo nelle Marche. Al primo posto c’è la riqualificazione delle strutture ricettive: per attirare nuovi viaggiatori e rispondere alle tendenze del mercato europeo serve un’offerta alberghiera all’altezza.
Il piano punta anche a valorizzare le identità locali, mettendo in risalto le peculiarità enogastronomiche, culturali e ambientali dei borghi meno noti. L’idea è di spingere su un turismo “lento”, che coinvolga chi cerca esperienze autentiche e lontane dai soliti itinerari.
Per la promozione, Mangialardi suggerisce di affidarsi a professionisti capaci di costruire campagne mirate e efficaci. Bisogna puntare su punti di forza ormai consolidati: mare, borghi, cultura diffusa e turismo lento. Negli ultimi anni, la mancanza di coordinamento ha penalizzato la capacità delle Marche di farsi conoscere fuori dai confini.
Un tema delicato è quello delle concessioni balneari. Mangialardi chiede regole chiare e definitive per dare certezze agli operatori, garantendo però anche una quota di spiaggia libera tra il 15 e il 30%, così da preservare l’accesso pubblico. Un equilibrio importante per un turismo sostenibile.
Tra gli altri punti, c’è il sostegno a eventi radicati nel territorio, capaci di richiamare visitatori e coinvolgere le comunità locali. Si propone anche la creazione di un sistema informativo unico, con portale digitale, app e sportelli ben organizzati per facilitare la vita ai turisti.
Infine, Mangialardi vuole superare lo slogan “Let’s Marche”, giudicato debole e poco identificativo. Serve un brand territoriale più forte, con un messaggio chiaro che racconti subito la ricchezza e la varietà della regione.
Turisti in calo, sfide aperte: la strada da percorrere
Nonostante le bellezze naturali e culturali, le Marche faticano ancora a raggiungere la media nazionale per arrivi e presenze turistiche. Il turismo internazionale pesa poco, attorno al 15%, lasciando ampi margini di crescita. Il problema è che le potenzialità restano in gran parte inespresse.
Un segnale positivo arriva da Pesaro Capitale Italiana della Cultura 2024, che ha portato più visitatori. Ma non basta a invertire una tendenza di fondo che vede tutta la regione arrancare.
Serve una strategia più chiara e organica. Le azioni finora messe in campo sono state isolate, senza continuità. Tra vincoli burocratici e mancanza di un brand forte, le Marche faticano a farsi largo fuori dall’Italia.
L’opposizione insiste sull’importanza di guardare al turismo del Nord Europa, più stabile e meno stagionale. Per farlo, serve puntare sulla riqualificazione delle strutture e sul miglioramento dei servizi, per non perdere terreno rispetto ad altre destinazioni.
Le Marche sono a un bivio: continuare con un modello che non sembra più adatto o scegliere una strada nuova, fatta di scelte precise, investimenti mirati e collaborazione tra pubblico e privato. Con le elezioni regionali in arrivo, il turismo è tornato al centro della scena, con idee e visioni diverse che si scontrano sul futuro della regione.
Ultimo aggiornamento il 31 Agosto 2025 da Matteo Bernardi