Governo E Regioni Del Nord a confronto sulla qualità dell’aria nel Bacino Padano e la legge europea

Incontro tra Governo e Regioni del Nord sulla qualità dell’aria nel Bacino Padano - Unita.tv

Rosanna Ricci

30 Agosto 2025

La qualità dell’aria nel Bacino Padano resta una delle questioni ambientali più urgenti in Italia, con limiti europei sempre più rigidi e una gestione divisa tra Stato e Regioni. A metà 2025, la legge nazionale che assegna alle Regioni la responsabilità principale di garantire standard più severi ha scatenato un acceso confronto politico, soprattutto tra il Governo e le Regioni Piemonte, Lombardia e Veneto.

La legge delega e il ruolo attribuito alle Regioni nella gestione della qualità dell’aria

La legge 91 del 13 giugno 2025 recepisce la nuova Direttiva Europea sulla qualità dell’aria, fissando limiti più restrittivi per inquinanti come CO2, PM10 e NO2. Secondo questa norma, il rispetto degli standard spetta principalmente alle Regioni. Lo Stato interviene solo in modo complementare, intervenendo se necessario ma lasciando la responsabilità principale alle amministrazioni locali.

Le Regioni del Nord, interessate direttamente dall’elevato inquinamento nel Bacino Padano, hanno contestato questa impostazione. Piemonte, Lombardia e Veneto hanno presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge nazionale, sostenendo che non possono essere lasciate sole a gestire le misure da adottare e le eventuali sanzioni europee, che potrebbero gravare sui bilanci locali.

In particolare, i presidenti regionali criticano la delega esclusiva che affida loro la gestione senza un adeguato sostegno o una strategia nazionale condivisa. Questo modello frammenta le responsabilità su un tema complesso che richiede azioni coordinate e risorse distribuite. Le Regioni chiedono un maggiore coinvolgimento dello Stato e un sistema che riconosca un ruolo equilibrato tra enti centrali e locali.

Il Bacino Padano: un’area critica tra inquinamento e sanzioni europee

Il Bacino Padano è tra le zone più inquinate d’Europa. Le concentrazioni di PM10, NO2 e altre sostanze superano spesso i limiti stabiliti da Bruxelles. La presenza di industrie, traffico intenso e condizioni atmosferiche che favoriscono la stagnazione degli inquinanti rendono quest’area particolarmente vulnerabile agli effetti nocivi sull’ambiente e sulla salute.

Gli impatti negativi riguardano migliaia di persone, come indicano dati delle agenzie ambientali regionali. Nonostante anni di interventi contro lo smog, i livelli di inquinamento restano elevati. In particolare, si è rischiato il blocco dei veicoli Euro 5 a partire da ottobre 2025 in Piemonte, Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna. Il rischio è stato evitato solo grazie a un emendamento approvato dal Ministero dei Trasporti, ma le procedure di infrazione europee contro l’Italia restano aperte.

Questi episodi evidenziano la difficoltà di affrontare la questione solo a livello regionale senza una strategia nazionale unificata. Ogni Regione sta elaborando piani specifici per rispettare gli standard, ma senza un coordinamento centrale le azioni rischiano di risultare insufficienti o contrastanti.

Le posizioni a confronto: dalle Regioni al Comitato “Torino Respira”

L’assessore all’Ambiente del Piemonte, Matteo Marnati, ha espresso l’intenzione di superare le misure basate esclusivamente su divieti e limitazioni d’uso dei veicoli, puntando invece su interventi compensativi. L’obiettivo è favorire carburanti a basse emissioni e l’ibridizzazione dei motori diesel, riducendo l’impatto attraverso tecnologie alternative e incentivi alla modernizzazione del parco veicolare.

Il ricorso delle Regioni si concentra sulla richiesta di una governance condivisa, che non scarichi tutte le responsabilità sugli enti locali senza un sostegno concreto da parte del Governo centrale. Il timore è che, in caso di sanzioni per il mancato rispetto dei limiti Ue, gli oneri ricadano pesantemente sulle Regioni.

Questa posizione è stata però criticata dal Comitato “Torino Respira”, attivo da anni sul tema dell’inquinamento piemontese. Il presidente Roberto Mezzalama ha definito grave l’ammissione implicita delle Regioni sull’inefficacia delle misure adottate finora. Secondo il Comitato, dopo quindici anni di delega regionale, le conseguenze sulla salute pubblica sono evidenti e la responsabilità indiretta va attribuita proprio agli enti locali che hanno gestito il problema.

Lo scontro mette in luce non solo le difficoltà istituzionali, ma anche il nodo centrale delle politiche ambientali in Italia: serve un equilibrio tra competenze locali e intervento statale, soprattutto in un contesto delicato come quello del Bacino Padano, dove l’inquinamento resta una minaccia costante.

I prossimi passi e le sfide aperte per Governo E Regioni

Il confronto sulle responsabilità nella gestione della qualità dell’aria rischia di rallentare le azioni necessarie per rispettare i nuovi standard europei. L’esito del ricorso alla Corte Costituzionale sarà determinante per definire i ruoli futuri e stabilire come affrontare le pressioni europee senza compromettere la salute e le risorse del territorio.

Nel frattempo, gli uffici tecnici regionali continuano a lavorare su piani per ridurre le emissioni e migliorare la situazione in città e aree industriali. Sono allo studio misure che favoriscano tecnologie meno inquinanti e incentivi alla mobilità sostenibile, ma senza un coordinamento e finanziamenti adeguati sarà difficile invertire la tendenza.

Il dibattito resta aperto, con la necessità di bilanciare responsabilità e risorse tra Stato e Regioni per affrontare una delle sfide ambientali più urgenti del Nord Italia e rispettare le direttive comunitarie, evitando sanzioni e danni ulteriori alla salute dei cittadini.

Ultimo aggiornamento il 30 Agosto 2025 da Rosanna Ricci