Il 2 settembre 1965, Latisana, in provincia di Udine, fu travolta da un’alluvione che lasciò dietro di sé danni enormi. Solo un anno dopo, il 4 novembre 1966, un’altra piena aggravò ancora di più la situazione. Oggi, quella memoria è ancora viva e spinge la comunità a chiedere interventi urgenti per mettere in sicurezza il fiume Tagliamento. Il comitato Alluvione 60, insieme al Comune, ha organizzato un corteo per richiamare l’attenzione sulle opere ancora da realizzare, per evitare che il passato si ripeta.
L’alluvione del ’65 e ’66: un colpo durissimo per Latisana
L’alluvione del 1965 fu un vero e proprio disastro per Latisana. Le acque del Tagliamento invasero la città, causando danni ovunque: case, negozi, strade. E come se non bastasse, nel novembre 1966 arrivò un’altra piena, che peggiorò ulteriormente la situazione. I numeri sono drammatici: 15 morti, 400 imprese colpite, 200 case distrutte e circa 1000 persone costrette ad abbandonare le loro abitazioni. In alcune zone, l’acqua arrivò a sommergere persino il secondo piano degli edifici.
Quel doppio colpo non ha lasciato solo danni materiali, ma ha segnato profondamente la comunità, facendo crescere la consapevolezza del rischio legato al Tagliamento. Eppure, da allora, non sono state messe in campo misure strutturali efficaci per proteggere Latisana da nuove alluvioni. Quegli eventi sono rimasti una ferita aperta, che oggi spinge a chiedere con forza interventi concreti.
Opere di laminazione: l’unica vera soluzione per fermare le piene
Le opere di laminazione sono considerate l’unico modo per frenare le piene improvvise del Tagliamento. Si tratta di interventi che trattengono temporaneamente l’acqua a monte di Latisana, riducendo così la quantità che arriva a valle e abbassando il livello del fiume nel centro abitato.
Nonostante decine di studi e progetti, questi lavori sono stati più volte rimandati. Le autorità competenti hanno accumulato ritardi, alimentando il malcontento tra la popolazione. Il comitato Alluvione 60 insiste: è una questione urgente, non può più aspettare.
Giorgio Mattassi, portavoce del comitato, ha detto che dopo anni di rinvii è ora di agire davvero, per avviare e portare a termine le opere necessarie. Proteggere il Tagliamento è diventata una priorità assoluta, per evitare che tragedie come quelle del passato si ripetano.
Le divisioni tra le comunità frenano gli interventi decisivi
Uno dei problemi più grandi è la mancanza di accordo tra le comunità che vivono lungo il Tagliamento. In particolare, quelle del medio corso del fiume spesso si sono opposte alle opere di laminazione proposte, bloccando così interventi fondamentali per la sicurezza di tutto il bacino.
Di conseguenza, Latisana resta esposta a un rischio che i soli interventi locali non riescono a contenere. Daniele Galizio, ex sindaco e membro del comitato, parla di “tragedia annunciata”. Le tensioni tra territori riflettono un problema politico e sociale complesso, dove gli interessi di chi abita a monte si scontrano con quelli di chi vive a valle.
Negli ultimi anni ci sono stati dibattiti e tentativi di trovare una soluzione condivisa, ma senza risultati concreti. La sfida resta aperta: proteggere tutte le comunità senza penalizzare nessuna.
Il corteo di martedì: un grido di allarme per Latisana
Martedì prossimo il comitato Alluvione 60 ha organizzato un corteo che partirà alle 20 dal campo sportivo, proprio dove nel 1965 si ruppe la diga. La manifestazione vuole mettere in luce la lentezza con cui si procede e la necessità di agire subito.
La partecipazione della gente è un segnale chiaro di frustrazione. Sono passati sessant’anni, con almeno quattro progetti quasi pronti ma mai realizzati. I cittadini vogliono vivere senza la paura costante che il Tagliamento possa sommergere di nuovo la loro città. Difendere la città dal rischio idraulico è una questione che riguarda 13mila persone.
Questo corteo è un appello forte alle istituzioni: basta parole, servono fatti. La storia di Latisana insegna che in gioco ci sono vite e beni di intere comunità. Ora non si può più aspettare: è urgente trasformare la memoria in azioni concrete, prima che un’altra tragedia colpisca di nuovo.
Ultimo aggiornamento il 30 Agosto 2025 da Andrea Ricci