Lorena Venier, la difesa punta su una perizia psichiatrica per il caso dell’omicidio di Gemona

Lorena Venier, la difesa punta sulla perizia psichiatrica nel caso Gemona - Unita.tv

Giulia Rinaldi

30 Agosto 2025

Il caso di Lorena Venier, infermiera 61enne arrestata per l’omicidio del figlio Alessandro, continua a tenere banco. La difesa ha nominato due consulenti per capire meglio il suo stato mentale e tentare di fare luce sulle complesse dinamiche psicologiche e familiari dietro a questo dramma. Nel frattempo, emergono nuovi dettagli sui rapporti tra i protagonisti e sulla gestione delle spoglie.

La difesa chiede una perizia psichiatrica per Lorena Venier

Gli avvocati di Lorena, Giovanni De Nardo ed Emanuele Sergo, hanno deciso di richiedere una perizia psichiatrica per valutare la sua condizione mentale. Lorena è indagata per aver ucciso e fatto a pezzi il figlio Alessandro, 35 anni, nella loro casa a Gemona del Friuli. La scelta della difesa punta a scavare più a fondo nella sua situazione psicologica al momento del fatto.

I consulenti nominati sono uno psicologo e uno psicoterapeuta, chiamati a valutare non solo lo stato mentale di Lorena, ma anche eventuali vissuti che potrebbero aver influito sul suo comportamento. De Nardo e Sergo hanno sottolineato che la donna ha collaborato con gli inquirenti, fornendo elementi utili a ricostruire la vicenda. L’obiettivo è capire se ci siano stati fattori psichici che possano incidere sulla sua responsabilità penale.

La difesa vuole ricostruire nel dettaglio i rapporti familiari, in particolare quelli tra Lorena, Alessandro, la compagna di lui Mailyn Castro Monsalvo e la nipotina di pochi mesi. Nessun aspetto deve restare in ombra in una vicenda così intricata. Se emergeranno difficoltà mentali, queste potrebbero influire sul corso del processo.

Famiglia in tensione e dinamiche violente tra Alessandro e la madre

Al centro della ricostruzione ci sono rapporti familiari difficili e un clima segnato da tensioni e violenze. Secondo alcune testimonianze, Alessandro era spesso violento, creando un ambiente teso in casa. Questo elemento potrebbe essere una delle cause scatenanti del tragico epilogo, ma serve un’analisi psicologica più approfondita per capirne il peso reale.

La presenza di Mailyn Castro Monsalvo, compagna di Alessandro, aggiunge ulteriori nodi alla vicenda. Secondo la ricostruzione fornita da Lorena, l’omicidio sarebbe avvenuto con la somministrazione di sedativi da parte di lei, seguita dal soffocamento di Alessandro, sempre da parte di Mailyn, con dei lacci da scarpe. Questi dettagli sono al vaglio dei carabinieri del Ris di Parma, che stanno svolgendo verifiche tecniche e investigative.

La nipotina di pochi mesi, figlia di Alessandro e Mailyn, è stata affidata a una casa famiglia, una scelta che ha pesanti implicazioni dal punto di vista sociale. La complessità dei legami familiari rende questo caso un nodo difficile da districare, con riflessi che coinvolgono psicologia, giustizia e assistenza.

Seghetto usato per smembrare il corpo, esami tossicologici ancora in corso

I fatti risalgono alla sera del 25 luglio 2024, nella villetta di Gemona del Friuli. Secondo gli accertamenti dei carabinieri del Reparto Investigazioni Scientifiche di Parma, il corpo di Alessandro sarebbe stato fatto a pezzi con un seghetto, confermando alcune ipotesi iniziali.

Gli esami tossicologici sono ancora in corso per capire le cause precise della morte. Lorena sostiene che il figlio sia stato prima sedato, forse per ridurne la reazione, e poi soffocato da Mailyn con dei lacci da scarpe. L’indagine si concentra quindi sia sull’analisi del corpo sia sulla ricostruzione della dinamica.

Mailyn, inizialmente arrestata, è poi uscita dal carcere mentre proseguono le indagini. L’intera vicenda intreccia gli aspetti penali con quelli sociali, come l’affidamento della bambina e la custodia della casa dove è avvenuto il delitto.

Scintille sulla gestione delle spoglie di Alessandro Venier

Il caso ha acceso anche un acceso dibattito sulla gestione delle spoglie delle vittime di omicidio in Italia. Lorena Venier, in quanto parente più prossima e confessa del delitto, ha il diritto di decidere tempi e modi del funerale del figlio secondo la legge attuale.

Questa situazione ha scatenato polemiche, soprattutto da parte di Fratelli d’Italia, che hanno parlato di “paradosso giuridico” e “aberrazione etica”. Per questo è stato promosso un progetto di legge che vieta agli indagati per omicidio di occuparsi delle spoglie della vittima. Il provvedimento ha già il via libera del Senato e ora aspetta l’ok della Camera.

La vicenda ha messo in luce come le norme attuali possono creare situazioni difficili, dove i diritti delle vittime si scontrano con quelli degli indagati. Il caso di Gemona si aggiunge così a una serie di storie in cui giustizia e dimensione privata si intrecciano in modo doloroso e complicato.

Ultimo aggiornamento il 30 Agosto 2025 da Giulia Rinaldi