Ragazza di 16 anni con un figlio piccolo chiede di continuare a studiare con la Dad ma il liceo frena

Studentessa madre di 16 anni lotta per studiare da casa, ma il liceo resiste. - Unita.tv

Matteo Bernardi

29 Agosto 2025

Una studentessa di 16 anni di Piacenza, madre di un bambino di appena cinque mesi, solleva un problema comune ma poco affrontato: la difficoltà di conciliare la maternità con la scuola. Chiede di poter seguire le lezioni tramite didattica a distanza , modalità che le era stata concessa durante la gravidanza a rischio. Nonostante abbia concluso l’anno scorso con risultati brillanti, non riceve ancora una risposta definitiva dalla sua scuola sul proseguimento di questo metodo di studio.

Il caso della studentessa madre di Piacenza e la richiesta di mantenere la dad

Questa giovane studende ha scritto una lettera al quotidiano locale Libertà per raccontare la propria situazione: dopo aver ottenuto la Dad dall’istituto nel corso del precedente anno scolastico, ora le viene negata la stessa opzione perché, a detta del liceo, sarebbe “contro il regolamento.” La ragazza ha avuto il figlio da poco meno di sei mesi e vorrebbe continuare gli studi senza dover lasciare il bambino o rinunciare alla famiglia.

Il problema è evidente: per poter frequentare in presenza dovrebbe lasciar il bambino in una comunità o pagare un asilo privato molto costoso, con cifre che superano i mille euro al mese. La studentessa ricorda con precisione come abbia seguito tutte le lezioni fino all’ultimo, collegandosi anche dall’ospedale appena dopo il parto.

La sua media l’anno scorso era di 8,5, segno che ha mantenuto un buon livello nonostante le difficoltà. Chiede dunque di poter studiare in Dad anche per l’anno in corso, ma per ora rimane senza una soluzione chiara e definitiva.

I limiti del regolamento scolastico e l’approccio del liceo gioia

Dal liceo Gioia di Piacenza, la dirigente scolastica Cristina Capra puntualizza che non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva. Al momento la situazione è “in sospeso”, in attesa di un confronto con i servizi sociali che assistono la ragazza. L’incontro, previsto la settimana seguente alla denuncia, dovrebbe puntare a individuare una soluzione in grado di far studiare la studentessa mantenendo il rapporto con il figlio e la famiglia.

Il nodo principale riguarda il regolamento interno della scuola, il quale apparentemente non contempla la possibilità di proseguire la didattica a distanza per motivi familiari o di cura, ma solo per situazioni particolari come la gravidanza a rischio. Questo crea un vuoto normativo e un ostacolo che rischia di costringere molte giovani madri a rinunciare all’istruzione o a percorsi scolastici creati ad hoc lontano dal nucleo familiare.

La didattica a distanza come strumento per studenti in difficoltà

La didattica a distanza, usata largamente durante la pandemia, ha dimostrato di poter garantire il diritto allo studio anche in condizioni particolari. Nel caso di studenti con esigenze sanitarie o familiari, può rappresentare uno strumento valido per evitare l’abbandono scolastico.

Tuttavia, l’applicazione di questa metodologia si scontra spesso con regolamenti scolastici rigidi o poco aggiornati. A Piacenza, come in altre realtà italiane, la Dad rimane un’opzione più facilmente accessibile solo in casi di malattia o infortunio, meno per motivi di conciliazione famiglia-studio.

In questo senso, il caso della ragazza evidenza una difficoltà diffusa: senza flessibilità, le madri adolescenti rischiano di perdere occasioni di formazione, con ricadute pesanti sul futuro lavorativo e personale.

Difficoltà di conciliazione tra maternità e istruzione per giovani madri

Il caso raccontato mette in luce una problematica sociale che interessa tante giovani madri: trovare un modo per studiare senza dover lasciare i figli in strutture costose o addirittura in comunità. In Italia, il costo degli asili e la scarsità di servizi accessibili rappresentano un problema concreto, spesso trascurato nelle politiche educative e sociali.

Questo crea una situazione di svantaggio per ragazze che vorrebbero proseguire con la scuola, ma si trovano costrette a scelte drastiche o a sospendere il percorso scolastico. La mancanza di servizi di supporto adeguati spinge molte madri a rinunciare all’istruzione per problemi organizzativi ed economici.

La vicenda sottolinea inoltre l’importanza di mettere a disposizione delle giovani madri spazi educativi flessibili, asili accessibili e soluzioni che permettano loro di non perdere occasioni formative. Il tema riguarda anche l’inserimento nel mondo del lavoro in futuro e la capacità di uscire da contesti di fragilità sociale.

Il ruolo dei servizi sociali e l’intervento integrato per trovare soluzioni

L’incontro programmato tra la scuola e i servizi sociali punta a valutare insieme alla famiglia della ragazza la strada migliore per conciliare studio e cura del bambino. Questo tipo di collaborazione è essenziale per gestire situazioni complesse che coinvolgono minori, madri adolescenti e istituzioni educative.

In molte città italiane, progetti locali cercano di aiutare studenti con difficoltà personali o sociali attraverso percorsi di supporto mirato. Servizi sociali, scuole e famiglie devono lavorare insieme per garantire che nessuno debba rinunciare al diritto di studiare.

Il caso piacentino è un esempio pratico di come le soluzioni debbano essere costruite di volta in volta, adattandosi alle specificità di ogni situazione. Solo attraverso dialogo e collaborazione sarà possibile evitare che barriere burocratiche o carenze dei servizi producano esclusione scolastica.

Sarà dunque importante seguire l’esito dei prossimi incontri tra il liceo Gioia e i servizi sociali per capire quale soluzione si svilupperà per la ragazza e suo figlio.

Ultimo aggiornamento il 29 Agosto 2025 da Matteo Bernardi