Emergenza cinghiali nel Parco Nazionale Del Cilento: danni e minacce all’agricoltura locale e prodotti tipici

Cinghiali in aumento nel Parco del Cilento, rischio per l’agricoltura locale. - Unita.tv

Rosanna Ricci

29 Agosto 2025

La diffusione incontrollata di cinghiali nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni sta provocando seri guasti alle coltivazioni delle zone interne, mettendo a rischio l’economia agricola e la conservazione di specie autoctone importanti. L’aumento della fauna selvatica, fuori controllo, spinge molte aziende a chiedere interventi urgenti per fermare la distruzione, mentre sindaci e associazioni agricole sollecitano azioni coordinate e concrete per proteggere il territorio.

Danni crescenti alle coltivazioni: la denuncia degli agricoltori nel Cilento

Negli ultimi tempi, i produttori agricoli dei comuni all’interno del Parco nazionale lamentano un incremento rilevante dei danni causati dai cinghiali alle colture. Antonio Costantino, presidente di Confagricoltura Salerno, ha raccolto numerose segnalazioni da parte di soci preoccupati per l’impatto devastante sulla loro attività. Tra questi anche giovani agricoltori che avevano scelto di investire nel territorio del Cilento, ma ora considerano la possibilità di abbandonare le campagne viste le difficoltà crescenti.

Le coltivazioni colpite non sono solo quelle tradizionali, ma coinvolgono in particolare prodotti a marchio Dop e Igp, che rappresentano una risorsa economica e culturale del territorio. La perdita dei raccolti a causa dei cinghiali rischia di compromettere anni di lavoro dedicato alla valorizzazione delle eccellenze agricole locali. Costantino sottolinea che “senza un’azione efficace si vanifica il patrimonio agricolo attualmente tutelato, con conseguenze negative per l’intera comunità.”

La pressione esercitata dai cinghiali inoltre ostacola la gestione ordinaria delle aziende, che si trovano a dover fronteggiare danni alle piante, alle strutture e alle terre coltivate senza strumenti adeguati. Questa situazione produce un clima di scoraggiamento tra coltivatori, che vedono svanire le possibilità di sviluppo agricolo in zone già penalizzate per lo spopolamento e le difficoltà economiche.

Il Fico Bianco Del Cilento e altre colture autoctone: minacce e ripercussioni economiche

Il Consorzio di tutela del Fico Bianco del Cilento Dop conferma la gravità del problema, allargando il focus anche ad altri prodotti tipici. Manlio De Feo, presidente del consorzio, mette in luce come i danni si estendano oltre i frutti raccolti, coinvolgendo le stesse piante. Questa compromissione delle colture rischia di mettere in ginocchio molte aziende agricole legate a produzioni locali come i meli, i peri e le uve autoctone.

Il danno non si limita alla produzione diretta: coinvolge anche tutti gli anelli della filiera, fornendo un colpo duro a confezionatori e commercianti che operano nel mercato locale e nazionale. Il risultato è un rischio concreto per la sopravvivenza economica di molte imprese e per la conservazione della biodiversità, che dovrebbe essere tra gli obiettivi principali del Parco nazionale.

Gli agricoltori, custodi di queste colture, denunciano come l’avanzare della popolazione dei cinghiali stia compromettendo non solo l’agricoltura, ma anche il patrimonio ambientale stesso. L’equilibrio tra conservazione e attività produttiva si spezza, e senza una risposta urgente il sistema rischia seri contraccolpi. In questo quadro, la tutela e la promozione del Fico Bianco del Cilento, elemento distintivo del territorio, subiscono un duro colpo.

Iniziative in vista e ostacoli alla gestione del problema

Sul fronte istituzionale, arriva appoggio al sindaco di Magliano Vetere, Adriano Piano, che ha chiesto la convocazione immediata dell’assemblea della Comunità del Parco. I sindaci sono chiamati a unirsi per elaborare una strategia condivisa contro i danni provocati dai cinghiali. La responsabilità di intervenire in modo concreto su questa emergenza ricade soprattutto sugli enti locali e sulle autorità competenti.

Non è solo l’aspetto agricolo a preoccupare: i cinghiali distruggono anche il sottobosco e i muri a secco, elementi fondamentali per mantenere la stabilità idrogeologica del territorio. Il deterioramento delle strutture antierosione favorisce fenomeni di dissesto, con potenziali conseguenze gravi per le comunità locali.

Sul piano operativo, la gestione della fauna selvatica scontra limiti burocratici e organizzativi. I selecontrollori, cacciatori autorizzati a intervenire per limitare l’espansione dei cinghiali, chiedono maggiori poteri per agire in modo più rapido ed efficace. L’assenza di una filiera ben organizzata per il recupero e la commercializzazione della carne di cinghiale abbattuta rallenta le azioni di contenimento.

Il commissario del Parco ha mostrato disponibilità a collaborare per trovare soluzioni di medio e lungo termine. Tra le ipotesi allo studio spiccano interventi straordinari, come l’eventuale coinvolgimento dell’Esercito per la cattura degli animali, considerati ormai fuori controllo. In questo contesto si dibatte l’equilibrio tra tutela ambientale, salvaguardia dell’agricoltura e gestione della fauna, passaggi che richiedono un coordinamento efficace e tempestivo.

La questione è diventata un tema centrale per la sopravvivenza dell’agricoltura tradizionale nelle zone interne del Parco e per mantenere la ricchezza naturale e culturale del Cilento. Le prossime settimane saranno decisive per capire quali misure verranno messe in campo per arginare un fenomeno che prende sempre più piede e mette a rischio produzioni e territori.

Ultimo aggiornamento il 29 Agosto 2025 da Rosanna Ricci