Webeti contro il coraggio civile di Benigni

ControVerso
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Benigni ha difeso la Costituzione più bella del mondo, quella contenuta nella prima parte, che nessuno tocca

Ieri gli webeti, gli ebeti della rete secondo il felice neologismo di Mentana, se la sono presa con Roberto Benigni. Reo di avere dato il suo appoggio al Sì al Referendum. Come se la erano presa con Staino. il direttore di questo giornale, con Michele Serra e con altri personaggi noti e normalmente critici della tante cose che non vanno, anche a sinistra.

Quando dico «se la sono presa» non intendo la normale passione dei sostenitori del fronte del No o critiche di merito che ovviamente ci possono stare. No, mi riferisco alla solita valanga di insulti che gli webeti considerano la forma espressiva più elevata. Più o meno come quelli che scrivono sui muri dei cessi pubblici nascondendosi dietro l’anonimato.

Spiccano in questa attività gli attivisti grillini. Una delle accuse più ripetute a Benigni è quella di essere un venduto e di fare tutto questo solo per interesse. Come se il vincitore di un premio Oscar avesse bisogno di infilarsi in una polemica di questo genere per guadagnare qualche soldo in più. Se Roberto fosse l’opportunista che gli webeti dipingono, la cosa migliore per lui sarebbe stata quella di starsene zitto zitto, accontentando così, opportunisticamente, sia gli uni che gli altri.

Invece Benigni dà così un’altra volta prova di quel coraggio civile che lo ha sempre contraddistinto. Che poi le accuse di essere interessato solo ai soldi vengano da personaggetti che aderiscono a un movimento in cui nessuno sa dove inizia e dove finisce il pubblico e il privato, il movimento e l’azienda di famiglia è solo u n’aggravante di cui non credo si rendano nemmeno conto.

Benigni ha difeso la Costituzione più bella del mondo, quella contenuta nella prima parte, che nessuno tocca. Ed è la stessa che prevede che essa possa essere cambiata adeguandosi ai tempi

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