Votare Raggi? Ma Roma non può “fare schifo” per sempre

Amministrative
La candidata sindaco di Roma del Movimento 5 Stelle, Virginia Raggi, ospite del programma Rai "Porta a porta", condotto da Bruno Vespa, Roma, 01 marzo 2016. 
ANSA/GIORGIO ONORATI

Un blog della Capitale indica in Giachetti il candidato migliore, ma non riesce a dimenticare il “peccato originario” dell’addio forzato di Marino. Eppure ora il rischio è in casa M5S…

Abbiamo letto le indicazioni di voto date dal sito Romafaschifo, un blog molto seguito nella Capitale, che denuncia i tanti (troppi) disservizi e segni di degrado che affliggono la città. Un lavoro meritevole, condotto senza particolari pregiudizi politici. Se non fosse per la difficoltà dimostrata nell’elaborare il lutto dell’addio dell’ex sindaco Ignazio Marino. E però ci rendiamo conto che si tratta di un sentimento che serpeggia in diversi ambienti romani e, per questo, prendiamo molto sul serio quanto scritto in questo post pre-elettorale.

In sintesi, il consiglio è di votare al primo turno Giachetti per portarlo al ballottaggio contro Raggi, ma a quel punto scegliere la candidata cinquestelle anziché quello dem. In ogni caso, non votare “per nessun motivo al mondo” le liste Pd e, soprattutto, i consiglieri che si sono dimessi determinando la decadenza di Marino. E vabbè, le opinioni non si discutono, anche se tra i 42 nomi dem per l’Assemblea capitolina non ci sono solo ricandidati e non mancano – d’altra parte – personalità in forte discontinuità con il passato. Ma non è questo il punto.

Leggendo meglio, infatti, gli autori del post dicono la loro sui due candidati favoriti – secondo loro stessi – per il ballottaggio. “Sappiamo alla perfezione – si legge – che Giachetti è la migliore figura in lizza (forse la migliore figura in assoluto in tutte le amministrative di questa tornata), sappiamo alla perfezione che tutto sommato il suo programma è meglio confezionato degli altri, allo stesso modo abbiamo assaporato la sostanziale evanescenza di Virginia Raggi, lo strabismo sui contenuti, il pericolo concreto di vederla circondata di personaggi inquietanti”.

D’altra parte – proseguono – se nel Pd “la pulizia di Fabrizio Barca messa nelle mani di Matteo Orfini scarsi cambiamenti reali ha apportato, ma soprattutto non ha modificato la cosa più dannosa di questo partito: la mentalità dei suoi militanti”, le parole dedicate al M5S non sono certo più benevoli: “Nel Movimento fondato da Grillo e Casaleggio c’è tutto e il contrario di tutto: fascistoni, invasati, comunistelli, avanzi di centri sociali e tanti tanti idioti o, peggio, ingenuotti (che cacchio me ne faccio della tua onestà se sei un idiota patentato? Meglio un disonesto, almeno un giorno potrà finire in galera!)”. Questa è l’opinione di Romafaschifo, riportata così com’è scritta sul blog.

Ora, letto tutto questo, rimane qualche dubbio. Se non si nutre fiducia nella “efficacia” e nella “futura azione di cambiamento” di Raggi, perché votarla? E, al contempo, se si crede che Giachetti sia il miglior candidato, perché non votarlo? Perché – si scrive – “significherebbe che davvero chi prova a cambiare le cose può subire il trattamento-notaio (il riferimento è, ovviamente, alle dimissioni dei consiglieri e alla conseguente decadenza di Marino, ndr) senza che questo abbia conseguenze”. Peccato che stavolta, però, le cose stiano diversamente. A fronte di un candidato come Giachetti, la cui autonomia è scritta nella sua storia politica e anche negli atti compiuti in questa campagna elettorale (a partire dalla presentazione di una giunta slegata dagli equilibri di partito), l’alternativa offerta è quella di una Raggi già praticamente ‘commissariata’ dal suo partito. E non un partito qualsiasi, ma uno che “è riuscito – scrivono sempre su Romafaschifo – in pochi anni a fare danni quasi quanto la partitocrazia e il consociativismo ha fatto nei cinquant’anni precedenti”.

Dalle ‘dimissioni in bianco’ consegnate praticamente nelle mani di Beppe Grillo allo staff di big pentastellati che la affiancherà nella sua azione, dal continuo rinvio della presentazione degli assessori all’annuncio dato in diretta tv da Di Maio (e non dalla diretta interessata) che comunque questi saranno “a tempo determinato”, l’avvocatessa del M5S appare in totale balia delle decisioni prese al di sopra di lei. Altro che Marino. E, si badi bene, non si tratta di una consuetudine nemmeno per il rigidissimo movimento grillino: altri sindaci e anche altri attuali candidati si dimostrano ben più autonomi, in grado di rispondere ai cittadini prima che alla Casaleggio Associati.

Che da queste parti Giachetti goda di ampie simpatie è noto e, in un certo senso, naturale. Ma quello che vogliamo chiedere a Romafaschifo (e a tutti i romani) è: se veramente si riconoscono al candidato dem le qualità che abbiamo fedelmente riportato sopra, perché non credere che possa essere lui il vero segnale di rinnovamento per la città e, perché no, per il Pd? Quello che crediamo noi è che più che al passato, la Capitale abbia bisogno di guardare al futuro. E scegliere un sindaco che si ritiene esplicitamente poco competente solo per fare male a una gestione del Partito democratico, che peraltro si sta progressivamente cercando di superare (con tutte le difficoltà del caso), potrebbe essere un errore che i romani pagheranno caro nei prossimi cinque anni.

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