Votare a favore vuol dire continuare la strada del cambiamento

Riforme
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Con le riforme diminuisce il peso della politica con la riduzione del numero dei politici e degli enti, senza togliere spazi di democrazia

Il referendum costituzionale è il passaggio politico più rilevante di questa legislatura. Se fosse respinto verrebbe meno l’impianto delle riforme approvate. Farebbe bene il governo a prenderne atto e anche il Parlamento dovrebbe rendersi conto che la direzione di marcia intrapresa non incontra il consenso degli italiani. Perché un filo rosso lega la spinta riformatrice del governo in campo istituzionale.

Se infatti si guardano da vicino la “legge Delrio” sul riordino delle province, la “legge Madia” sulla Pubblica Amministrazione, la riforma elettorale e la legge di modifica della Costituzione emergono alcuni comuni denominatori che delineano un indirizzo politico omogeneo e continuo. Diminuisce il peso della politica con la riduzione del numero dei politici e degli enti, senza togliere spazi di democrazia. Aver eliminato le province con la “legge Delrio” vuol dire semplificare il sistema istituzionale ma anche quello politico. Non avere un consiglio provinciale ed un presidente della provincia eletto direttamente non si riduce in una diminuzione dei costi della politica. Rappresenta l’eliminazione di un centro autonomo di imputazione di interessi politici, economici e sociali che darà dei benefici più ampi a cominciare dal fatto che i sindaci dei comuni compresi nelle aree vaste dovranno sempre di più imparare a lavorare insieme e governare i territori in ambiti più ampi dei confini dei comuni in cui sono eletti.

Lo stesso dicasi per il nuovo Senato. Sarà il luogo della coesione territoriale del Paese dove si integreranno le funzioni legislative attribuite alle regioni e allo Stato. Si ridurrà il numero dei parlamentari e si intensificherà il livello della collaborazione istituzionale. Si rende il sistema pubblico meno complicato ridefinendo la “pianta organica” delle istituzioni della Repubblica attraverso un processo che riguarda tutti i livelli di governo. Si è partiti con la legge n.56/2014 che oltre al tema delle province pone le condizioni per consolidare nuove forme di gestione associata di funzioni sui territori.

Si continua con la legge n.124/2015 che offre l’occasione di organizzare in modo diverso, accorpando e riducendo, la macchina della pubblica amministrazione centrale sul territorio. È più facile stabilire chi fa che cosa e ci saranno meno conflitti istituzionali. In questo le riforme sono decisive perché operano una vera ricostituzione della distribuzione dei compiti di ciascun livello di governo fatta in modo più omogeneo e netto che darà maggiori certezze ai cittadini e alle imprese.

Avere dei luoghi di decisione partecipati dai rappresentanti dei diversi livelli di governo (si pensi al nuovo Senato, al nuovo ente di area vasta, alle unioni di comuni) farà diminuire la conflittualità istituzionale e faciliterà il lavoro per obiettivi comuni. Viene assicurato un rapporto più diretto fra il voto espresso dai cittadini, gli eletti e gli organi di governo. In questo l’Italicum, la “legge Delrio” e la riforma Costituzionale sono un mix di misure che assicureranno una rappresentanza più diretta degli interessi delle comunità locali. Stabilire che i sindaci ed i consiglieri regionali decideranno anche di questioni che vanno oltre i confini degli enti in cui sono eletti, attraverso il nuovo ente di area vasta o attraverso l’esercizio del potere legislativo nel Senato delle Autonomie, vuol dire ridurre lo spazio esistente fra luogo delle decisioni e gestione delle decisioni.

Aver ridotto il numero dei Parlamentari indicati dalle segreterie di partito ed aver rafforzato il potere dei Deputati (essendo gli unici a legiferare su alcune materie chiave e a dare la fiducia) vuol dire aver dato maggiore forza agli elettori. La riforma costituzionale rappresenta una cassaforte dentro la quale mettere in salvo le leggi di riordino istituzionale approvate in questa legislatura.

Fa bene il Presidente del Consiglio a sottolineare questo passaggio referendario perché è chiaro che una bocciatura non sarebbe solo un passo falso ma sarebbe un segnale evidente dei nostri cittadini: cambiare la direzione di marcia e scegliere un nuovo treno sul quale salire. È davanti a questo incrocio che si troveranno gli elettori. Contribuire a rinnovare e ammodernare la nostra Repubblica o ancora una volta scegliere di lasciare le cose come stanno. Abbracciare il nuovo corso o tenerci un sistema istituzionale delle cui inefficienze parliamo tutti i giorni, che ogni anno ci presenta il conto degli oneri occulti e che soprattutto rende gli abitanti del nostro Paese sempre più distanti e sempre meno uguali, in barba all’articolo 3 della Costituzione più bella del mondo. Votare Si vuol dire continuare la strada del cambiamento.

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