Volkswagen, addio al mito tedesco

Ambiente
epa04945630 The Volkswagen logo reflects in a puddle at the VW plant in Wolfsburg, Germany, 23 September 2015. Volkswagen chief executive Martin Winterkorn resigned on 23 September, saying the group needed a new start after the exhaust emissions scandal that has engulfed Europe's biggest carmaker.  EPA/JULIAN STRATENSCHULTE

Se ha mentito la WV, si domandano in molti, siamo sicuri che non ve ne siano altri che mentono?

La Volkswagen era sinonimo di solidità. Era il fiore all’occhiello dell’ingegneria tedesca. Dallo scorso fine settimana questa immagine è rovinata».Queste parole non le scrive qualche invidioso concorrente, ma Die Welt un autorevole quotidiano tedesco, per di più di stampo conservatore. E ancora su Der Tagesspiegel «Scandalo è una parola troppo debole per descrivere quello che è successo alla Volkswagen e quello che significa per l’automobile tedesca, la sua immagine nel mondo, le sue prospettive di successo e, più in generale, per la fama dell’ingegneria tedesca», scrive Christoph von Marschall, Per certi versi sembra incomprensibile o per lo meno inspiegabile da ogni punto di vista ciò che è successo. Truccare deliberatamente il software di rilevamento delle emissioni di una intera categoria di motori Volkswagen e Audi per superare i controlli delle Autorita ambientali è una cosa che non si è mai sentita. Il fatto poi che sia avvenuto nella prima casa automobilistica del mondo, famosa per la qualità dei suoi prodotti, orgoglio dell’industria meccanica ed elettronica tedesca, è ancora più eclatante.

Il titolo VW è precipitato in borsa ed in due giorni gli azionisti hanno perso più di un terzo del capitale in una caduta che sembra senza fine. Ma questo è solo l’inizio. Gli investitori nella prestigiosa casa automobilistica rappresentano il Gota del mondo finanziario internazionale. Il titolo era considerato sicuro e stabile. Immaginarli furiosi e pronti ad ingaggiare schiere di avvocati per fare la pelle al management WV e chiedere i danni è previsione piuttosto sicura . Poi ci saranno le cause ambientali. Qualcuno sta già stimando quanti morti in più la VW ha causato mentendo sulle reali emissioni delle proprie auto. Con altre colossali richieste di danni.

Ci sono poi le conseguenze sull’intera industria automobilistica. Se ha mentito la WV, si domandano in molti, siamo sicuri che non ve ne siano altri che mentono? Le dimensioni della casa automobilistica tedesca sono tali da provocare conseguenze sull’intera economia tedesca e purtroppo anche sull’economia italiana, dove non pochi sono i fornitori della VW. Sarà interessante vedere come il Governo tedesco, sempre pronto a vantare l’eccellenza ambientale della sua industria, reagirà. Anch’esso fa la faccia feroce, per il momento. Ma sono pronto a scommettere che farà di tutto per mettere la WV al riparo da quello che potrebbe essere se non un fallimento certamente una brusca riduzione di rango e di quote di mercato. Ancora non si sono fatti vivi i competitori e prevale il fair play. Ma è sicuro che ogni casa automobilistica mondiale sta già facendo i conti sulle quote di mercato passate e future che avrebbe potuto conquistare e potrebbe conquistare senza quel modello che ha venduto milioni e milioni di esemplari. Alcuni anni fa la Fiat lottò duramente contro i nuovi standard europei sulle emissioni delle automobilistiche che, secondo la casa torinese favorivano smaccatamente l’industria delle grosse cilindrate tedesche. Purtroppo anche in Italia molti dettero ragione ai tedeschi e torto agli italiani. Oggi è quindi anche l’eccellenza ambientale tedesca ad essere messa in discussione. Già in campo energetico l’aumento del consumo di carbone e delle conseguenti emissioni di CO2 come conseguenza della chiusura del nucleare ne hanno minato la credibilità. Ma questa è un’altra storia , le cui proporzioni sono difficili da calcolare. Certamente comunque maggiori di un imprevisto incidente di percorso.

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