Vocazione maggioritaria non confligge con partito della Nazione (se bene inteso)

Pd
sede_pd-5

Cosa significa costruire l’egemonia oggi

La visione del PD è quella di un partito di governo a vocazione maggioritaria che dialoga con tutti, al proprio interno e con le altre forze sociali, ma poi decide sulla base di quelle che sono le priorità per il bene comune.

La vocazione maggioritaria è lo sforzo di parlare a tutto il paese, è il principio di un “partito della nazione” ben inteso, e non si riferisce soltanto al dato quantitativo dei voti presi, bensì soprattutto a un salto qualitativo che renda il PD una guida nella società, quella “direzione intellettuale e morale” che intendeva Gramsci, parlando del concetto di “egemonia”. Certo quando Gramsci parlava del partito come “moderno principe”, capace di formare una volontà collettiva nazionale-popolare e una riforma culturale da concretizzare in un programma economico conseguente, intendeva qualcosa che per noi oggi non è accettabile: il partito che si sostituisce, nelle coscienze, non solo alla divinità, ma anche all’imperativo categorico kantiano, cioè al nostro dover essere, ai valori e alle finalità che precedono i nostri comportamenti.

Il partito oggi deve invece fungere da apertura delle nostre coscienze al mondo, non una diminuzione, ma un ampliamento che ci permetta di avere maggiori strumenti individuali non solo di interpretazione, ma di azione su una realtà che sempre più si configura come una “rete”.

Proprio a partire dalla conoscenza dei nodi interdipendenti della rete si può ricostruire una visione comune “egemone” nel senso di una progressiva capacità di costruzione e allargamento del consenso a partire dalle cose fatte e dalla rappresentanza degli interessi in campo, in particolare delle forze produttive e intellettuali di cambiamento.

La visione maggioritaria vive in una tensione continua tra efficacia delle politiche e qualità della rappresentanza. La funzione di governo, che si affianca a quella maggioritaria, in un sistema parlamentare che non prevede elezione diretta del premier (differentemente rispetto a quello che succede per i sindaci e per i presidenti di regione), richiede, per rafforzare il suo ruolo, la coincidenza di premiership e leadership politica. La visione politico culturale per la nazione e l’azione di governo si completano fino a coincidere per valorizzare rappresentanza e efficacia delle politiche.

Pur aspirando a un modello semplificato e bipolare sappiamo che la situazione italiana vede una frammentazione dei partiti che il Partito democratico non può ignorare ma deve essere affrontata secondo un principio imprescindibile: la ricerca delle alleanze con altre forze politiche di centro e di sinistra, è subordinata alla condivisione di scelte programmatiche chiare, sfidanti e riformatrici. Il programma viene prima delle alleanze. Questa è la conseguenza se vogliamo essere coerenti con la funzione nazionale e maggioritaria del PD; cosa diversa quando discutiamo di regole e di riforme costituzionali, nel qual caso vanno ricercate le massime convergenze possibili. Questo perché diverso è il principio sottostante: il governo è della maggioranza (che deve governare) le regole sono di tutti (e devono garantire pluralismo e rappresentanza).   (Riccardo Nocentini)

Vedi anche

Altri articoli