Viva Benigni

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RobertoBenigni

State svalutando i grandi nomi del nostro tempo perché a favore di un sistema politico che non vi aggrada: questo tiepido vento pentastellato vi sta blindando in una forma mentis per cui, in nome di apparenti verità che voi solo deterreste, il vostro contrario è un vostro nemico

Ce ne vogliono, di uomini come Benigni. Ne ha bisogno, più che mai, l’Italia dei nostri tempi. Se guardiamo al passato, a quel remoto periodo in cui Roma era caput mundi e per le strade del Belpaese riecheggiavano i versi di preziosi circoli letterari, noteremo che i prestigiosi autori che oggi sono fondamentale materia di studio altro non erano che pendoli che oscillavano tra il potere e la reclusione, tra un esilio e una contraddizione, un’opera a favore e una contro le guide politiche di quei vivaci anni di sangue ed espansioni.

C’era Cicerone, croce e delizia dei nostri licei, che dapprima tesse le lodi del sedicente Cesare e poi lustrò i sandali al rivale Pompeo. E poi Virgilio, uomo coltissimo e malaticcio, che con Augusto aveva un rapporto di confidenza assoluta, tanto da scivolare dalle Bucoliche all’Eneide, passando per le Georgiche.

Da dieci egloghe, dove nei cupi tramonti e nelle pene d’amore Virgilio narrava una Roma declinante, all’Eneide, dove la guida di quella stessa Roma tenebrosa e agreste splendeva e faceva risplendere a sua volta il fiorente cammino politico e militare dell’Urbe.

E chi avrebbe mai il coraggio di svalutare, a favor di coerenza, il padre della nostra lingua, perché nel cammino tra le fiamme degl’inferi ha incontrato, per sua volontà, le anime che in vita lo avevano opposto? Dobbiamo forse smettere di leggere Leopardi, perché dalla prima sino all’ultima delle sue opere non c’è traccia di continuità ma uno sviluppo politico e civile di infinito valore?

Commetteremmo un errore, allora, nello svalutare uomini di spessore umano e letterario così immenso, in nome di una contraddizione, o di semplice faziosità. Invece io sono fiero, fierissimo che il mio Paese vanti il nome di Roberto Benigni. Perché, da sempre, è per l’Italia motivo di crescita e di riflessione. Certo non c’ha lasciato, finora, opere scritte. Questo perché oggi ci sono le televisioni. E in tv, come nei cinema, Benigni ha donato all’Italia un’eredità importantissima.

Me lo ricordo quando è entrato ballando ne “La più bella del mondo”, e ricordo quando ha tenuto incollato allo schermo me, un ateo convinto, spiegando i 10 comandamenti come un padre che tiene seduto il figlio sulla sedia mentre gli da lezioni di vita. Che bello poter pensare che, in futuro, i miei coetanei ricorderanno che un tempo l’Italia ha avuto un uomo folle e geniale, argento vivo che sfugge a ogni provocazione, brillante, satirico e contraddittorio, ah! E che bello vedere che qualcuno gli va contro, una meraviglia! Pensate che splendore un Paese in cui degli uomini di cultura si scambiano frecciatine, si contrastano.

Questo vuol dire che il Paese è vivo, che l’Italia c’è! Però noi dobbiamo proteggere questa cultura, non distruggerla sotto il segno di un Referendum o di un Premier. Voi, Italiani, state svalutando i grandi nomi del nostro tempo perché a favore di un sistema politico che non vi aggrada, per un “Sì” piuttosto che un “No”.

Questo tiepido vento pentastellato vi sta blindando in una forma mentis per cui, in nome di apparenti verità che voi solo deterreste, il vostro contrario è un vostro nemico. Noi possiamo scontrarci politicamente, ma mai negare il valore democratico di questi scontri. Arrivati al punto in cui, per alcuni movimenti, la destra e la sinistra si equivalgono e vanno ideologicamente annientate, e con esse i loro sostenitori, dobbiamo chiederci quanto di democratico possa esserci in quest’ottica e quanto allora valga la pena accanirsi su uomini che questo Paese lo amano e vorrebbero, semplicemente, vederlo a colori.

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