Virginia Raggi e gli altri, sindaci o burattini?

Amministrative
La candidata M5S a sindaco di Roma, Virginia Raggi, con il deputato Alessandro Di Battista durante la chiusura della campagna elettorale in piazza del Popolo, Roma, 03 giugno 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il Codice di comportamento che i candidati M5S hanno sottoscritto consegna a Grillo e Casaleggio la facoltà di intervenire in tutte le attività di governance dei rispettivi comuni

Tutti sapevano del Codice di comportamento imposto da Grillo e Casaleggio ai candidati sindaci del M5S, in base al quale gli eletti si impegnavano a ripagare eventuali “danni di immagine al Movimento da violazione dei principi del Codice, quantificabili in almeno 150mila euro”. Tutti pensavano che la “violazione dei principi” riguardasse soprattutto il cambio di casacca, male endemico del sistema politico italiano ed avevano espresso qualche critica, ma non troppo, in quanto convinti, a ragione, che qualche buona ragione per colpire il “vizietto” italico ci fosse.

Una lettura del documento in questione mostra che il Codice è qualcosa di profondamente diverso, è molto di più di un ostacolo a comportamenti politicamente discutibili ma passibili di essere ritenuti come scorretti, il Codice è una vera e propria gabbia di contenimento le cui chiavi sono nelle mani di due privati cittadini, che in pratica, dalla costituzione dello staff di Comunicazione alla nomina dei collaboratori, sino alle decisioni politicamente rilevanti sul governo del Comune hanno sempre parola, la prima e spesso l’ultima.

Il binomio Grillo-Casaleggio compare ben quattro volte nelle due cartelle del Codice. A cominciare dalla nomina dello staff di Comunicazione: “la costituzione dello staff della Comunicazione delle strutture di diretta collaborazione politica degli eletti sarà definita da Grillo e Casaleggio”. I due garanti di prima fila intervengono in tutte le attività di governance del Comune, nessuna esclusa, responsabili, in prima fila, delle inadempienze oggetto di dimissioni: “Il sindaco, ciascun assessore, e ciascun consigliere sarà ritenuto gravemente inadempiente… con decisione assunta da Grillo e Casaleggio, o dagli iscritti mediante consultazione on line”. In pratica un sindaco eletto da migliaia o centinaia di migliaia di cittadini può essere condannato alle dimissioni da due cittadini qualunque, sia pure speciali come fondatori del Movimento 5s, o addirittura da qualche centinaio di iscritti locali.

È tutto palesemente assurdo, anticostituzionale ed antidemocratico, da qualsiasi visuale lo si osservi ed è incomprensibile che centinaia di candidati a sindaco o consigliere, abbiano passivamente firmato simili enormità. È davvero enorme e non rituale l’insieme delle obbligazioni che gli eletti del M5s hanno accettato, tutti o quasi tutti limitativi delle loro libertà politiche e di governo.

Mi viene un ultimo dubbio su una grande ingiustizia: perché quel libero arbitrio che il Signore ha lasciato alla disponibilità di ognuno, buono e cattivo, santo e dannato, deve valere per tutti, tranne che per i grillini? Una prece per i candidati che hanno firmato l’infame editto, Virginia compresa.

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