Vietato criticare la Pascale. E il tenero Marco se la prende con le donne pd

Il Fattone
Francesca Pascale si affaccia in lacrime alla finestra dell'ospedale San Raffaele dove è ricoverato Silvio Berlusconi in attesa di essere sottoposto a un'operazione al cuore, Milano, 14 giugno 2016.  ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Il direttore del Fatto respinge le critiche per le lacrime della compagna di Silvio

Giù le mani da Francesca Pascale: negli straordinari mondi alla rovescia in cui siamo immersi giorno dopo giorno, c’è anche quello in cui Marco Travaglio difende la fidanzata ufficiale di Silvio Berlusconi. La sua esibizione in lacrime a favore di telecamere e fotoreporter, affacciata alla finestra della clinica, mentre il Cavaliere era sotto i ferri, ha suscitato commenti perplessi, ironici, polemici (a cominciare da Fedele Confalonieri e Vittorio Feltri, che però Travaglio noncita).

Per il direttore del Fatto, si tratta di un’autentica infamia meritevole della mobilitazione delle paleo-neo- femministe di “Se non ora quando”.

“Cosa ci sarebbe di strano – si chiede il tenero Travaglio – se, dopo anni di convivenza più o meno interessata, Francesca Pascale l’altroieri fosse sinceramente commossa mentre ‘il Presidente’ – come lo chiama lei, anche in privato – affrontava un intervento chirurgico da cui, a quasi 80 anni, poteva anche non uscire vivo?”.

Niente di strano, caro Marco: salvo che, disponendo di una suite di 300 metri quadri, i luoghi dove commuoversi in privato certo non mancano.

Se Travaglio difende cavallerescamente la “Calippa”, però, è per dare addosso alle altre donne: colpevoli tutte, come e più della Pascale, e con la sola eccezione – guarda un po’! – di Virginia Raggi e Chiara Appendino, di aver fatto carriera grazie all’amicizia, agli appoggi e alle raccomandazioni di qualche maschio.

“Con quali curriculum – si chiede il direttore – una Madia è diventata capolista del Pd veltroniano a Roma e poi ministra, o una Boschi è assurta al rango di madre costituente?”.

Per Travaglio sono le Olgettine di Renzi: ma si trattiene dallo scriverlo, e si limita ad alludere e insinuare, per non passare per “fottuto sessista”. “Il sessismo – è la conclusione – finirà solo quando si potrà dare della cretina ad una ministra cretina. Ma sarebbe già un bel progresso se tutte le donne venissero trattate allo stesso modo, a prescindere dal fidanzato o dal partito”.

E gli uomini, caro Marco? Non ci sono cretini fra loro, nessuno ha una fidanzata?

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