Vi spiego le paranoie del M5S sull’olio d’oliva tunisino

Europa
Foto Pasquale Carbone - LaPresse
20/04/2013 - Piazza Montecitorio (Roma Italia)
Elezioni Presidente della Repubblica - Piazza Montecitorio - Roma
Nella Foto: Alessandro Di Battista

20/04/2013 - Piazza Montecitorio (Rome Italy)
Politics
Elections President Of The Republic- Piazza Montecitorio - Roma
In the pic: Alessandro Di Battista

Perché l’Italia ha deciso di sostenere l’economia tunisina

Do you remember Tunisia? Ricostruiamo: il Paese venne squassato il 18 marzo 2015 da un attentato al Museo nazionale del Bardo, il più importante della Tunisia, con l’obiettivo di colpire il turismo, la principale fonte di entrate di valuta estera della Tunisia, indebolendo così la sostenibilità dell’esperimento democratico.

Allora tutte le forze politiche italiane si spesero per dire che “la Tunisia non andava lasciata sola”, che c’era la necessità di dare un sostegno all’economia nazionale, affinché Tunisi potesse continuare a correre con le proprie gambe, senza dover diventare ostaggio dei donatori internazionali o senza che una situazione di miseria diffusa diventasse terreno fertile di coltura per movimenti estremisti di stampo islamista che avrebbero avuto facilità a destabilizzare ancora leistituzioni pluraliste del paese.

Per una volta non ci si limitò a discutere di cosa si sarebbe dovuto fare: alcune settimane dopo i fatti del Bardo, il Parlamento italiano decise di non lasciare che gli auspici sulla sostenibilità economica della scelta democratica della Tunisia restassero solo parole, e approvò a larghissima maggioranza una risoluzione in Commissione Esteri (http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=8/00106&ramo=C&leg=17).

Questo perché la Tunisia è un Paese prioritario per l’Italia, e l’unica rivoluzione della Primavera araba avviata su uno stabile sentire democratico, e perché tutte le cariche istituzionali e tutti i partiti politici italiani avevano subito testimoniato vicinanza al popolo tunisino e alle loro istituzioni.

Nella risoluzione del Parlamento italiano approvata il 5 maggio 2015 si impegna il nostro governo “a promuovere, insieme agli altri Paesi europei, una conferenza internazionale per gli investimenti in Tunisia, con l’obiettivo di rafforzare l’impegno nella lotta contro il terrorismo e per il consolidamento delle istituzioni e dell’economia tunisine; e a promuovere l’attribuzione alla Tunisia dello «status avanzato» nel quadro della nuova Politica europea di vicinato”.

Ora, apprendo dal sito di Beppe Grillo che la Tunisia, grazie alla complicità del Partito Democratico, si sta preparando a invadere l’Italia. Come? Nel post, ripreso poi da autorevoli componenti della stessa Commissione Esteri del M5S tra cui Alessandro Di Battista, si spiega che l’arma di questa aggressione sarebbe l’olio di oliva: il Parlamento europeo ha infatti votato l’importazione in tutto il territorio dei 28 paesi membri dell’Unione di 35mila tonnellate di olio dallaTunisia, senza dazi, in aggiunta alle 56.700 tonnellate di olio previste dalle quote dell’accordo di associazione UE-Tunisia.

La decisione, apprendo dal blog, sarebbe avvenuta per assecondare oscuri interessi dei grandi produttori di olio. E non, magari, per dare una mano all’economia tunisina, che nel 2015 ha registrato due trimestri consecutivi di recessione, dovuti all’instabilità derivante dagli attentati, e complessivamente ha visto più che dimezzate le prospettive di crescita, soprattutto in quelle zone rurali del paese dove sono in atto diverse proteste.

Non so se i colleghi del M5S non ricordino le parole spese anche da loro dopo il Bardo. Oppure se la teoria del complotto che informa ogni loro posizione li obblighi a non ricordare. Perché avere una visione di politica estera sostanzialmente paranoica produce questo: grandi sparate contro i guerrafondai che affollano le cancellerie dei ministeri degli Esteri dei paesi europei; lunghissime tirate sulla necessità di finanziare la pace e non comprare le bombe; e infine la dimenticanza di ciò che si era detto al momento in cui le intenzioni devono diventare fatti.

Non dovrei stupirmi: già in occasione della discussione sulla mozione relativa al sostegno all’economia tunisina questo atteggiamento di sospetto impedì al M5S di votare a favore perché c’era il timore che gli investimenti che l’Italia avrebbe dovuto stimolare in realtà “avrebbero potuto risolversi nella costruzione di un elettrodotto sul fondo del Mediterraneo tra Italia e Nordafrica”.

E’ con la paranoia al potere che si genera una politica estera inconcludente e scombinata, inutile sia a risolvere le grandi questioni globali che a proiettare una presenza italiana sullo scenario internazionale.

 

PS. Scrivo nella speranza che il M5S, nel corso della prossima discussione sull’ALECA, il trattato di libero scambio che verrà negoziato tra UE e Tunisia, consideri da un lato la relativa dimensione del mercato tunisino rispetto a quello europeo (l’Italia produce in media 400mila tonnellate di olio all’anno: è una chiara esagerazione temere che 35mila tonnellate di olio in più da esportare in 28 paesi europei possano mandare sul lastrico tutti i produttori italiani) e dall’altro il fatto che il commercio internazionale può essere uno straordinario strumento di pace e stabilità.

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