Vergognosa la cancellazione del concerto di Matisyahu al Rototom

Cultura
epa04782270 A picture made available 04 June 2015 shows US singer Matthew Paul Miller, better known by his Hebrew name Matisyahu, performing on stage during his concert at the Millenaris Theatre in Budapest, Hungary, 03 June 2015.  EPA/ZSOLT SZIGETVARY HUNGARY OUT

Il gruppo estremista BDS riesce a far cancellare l’esibizione dell’artista ebreo a Valencia. Gli organizzatori (italiani) hanno sbagliato a cedere alle pressioni di attivisti violenti e razzisti

“Chi pensa di boicottare Israele, non si rende conto di boicottare se stesso”. Con quest’affermazione, netta e chiara, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi ha descritto l’attività di coloro che oggi promuovo il boicottaggio “stupido e sterile” contro lo Stato ebraico.

Parole rimaste inascoltate da coloro che, in questi giorni, hanno deciso di piegarsi e di cancellare la partecipazione del musicista Matisyahu al Rototom Reggae Festival di Valencia. La vicenda di Matisyahu è davvero un caso esemplare, non soltanto perché ogni tipo di boicottaggio culturale è condannabile, ma soprattutto per il significato profondo che esso cela.

Ebreo americano, Matisyahu non ha la cittadinanza israeliana ed è noto al pubblico per la sua capacità di unire l’ebraismo ultraortodosso – poi abbandonato – con la musica reggae e con le successive intuizioni musicali con cui accompagna testi di speranza, preghiere e messaggi di grande ispirazione. Un mix davvero unico.

Inizialmente invitato al Festival Rototom, Matisyahu si è visto cancellare il concerto non per motivi artistici, ma per le pressioni di un’organizzazione estremista – nota come BDS – che accusava il musicista americano di non riconoscere il diritto dei palestinesi ad avere uno Stato. Invece di rigettare le pressioni, gli organizzatori (italiani, sic) del Festival hanno deciso di assecondare l’odio. Secondo quanto ammesso da Filippo Giunta – uno degli organizzatori del Festival – sul suo profilo Facebook, a Matisyahu sarebbe stato chiesto di esprimere una condanna ufficiale di “tutte le guerre”, come precondizione per partecipare al Rototom. Giunta, nello stesso post, pur giudicando le richieste di boicottaggio “di una violenza intollerabile”, rimarca come la decisione di cancellare il concerto sia stata decisa per evitare “di ospitare qualcosa che avrebbe generato un sicuro conflitto, senza alcuna possibilità di dialogo”.

Senza probabilmente neanche volerlo, il signor Giunta ha dimostrato quanto sia stata vergognosa la decisione presa dal Festival Rototom. Non solo sono state imposte delle condizioni politiche a un artista che voleva solo presentare la sua musica, ma gli stessi organizzatori hanno ammesso di essersi piegati al volere di attivisti violenti e razzisti.

Invece di evitare il conflitto, quindi, questa decisione ha dimostrato chiaramente quanto pericolosa sia la deriva presa da chi promuove il boicottaggio di Israele. Ogni giorno di più, infatti, le richieste degli attivisti BDS si distanziano dalla questione israelo-palestinese, per promuovere vere e proprie campagne di odio verso il popolo ebraico. Ecco allora che, per queste persone, l’unico ebreo accettabile è quello che rinnega se stesso, che disconosce il diritto di Israele a esistere, che accetta l’idea di vivere come una minoranza silenziosa e remissiva. Quell’ebreo che decide di umiliare la sua storia e recarsi in pellegrinaggio da personaggi come Ahmadinejad, noti per aver negato l’esistenza stessa della Shoa.

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