Ventotene post Maastricht: da Altiero Spinelli alla nuova generazione politica

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Riprendiamo la strada tracciata dal padre fondatore dell’Europa, ripartendo dai giovani

All’Europa che si incontra in mezzo al mare italiano invece che nei freddi palazzi comunitari, non siamo proprio abituati. Specie per la generazione post Maastricht, quella che sta imparando a conoscere tanto le potenzialità dei fondi europei e dei progetti Erasmus, quanto la stupidità di certe regole di bilancio completamente inadeguate a sostenere la crescita degli Stati membri.

Oggi, vuoi per la pesante crisi economica, vuoi per l’infame clima di terrore imposto dal tempo che viviamo, si avverte il bisogno di ritrovare un’identità europea. Essere europei, oggi, non significa solo essere Stati Uniti d’Europa nelle simulazioni del medagliere olimpico di Rio, che ci avrebbero reso imbattibili a livello sportivo.

Significa, dopo anni di inettitudine, formare una difesa europea, sperimentare un servizio civile europeo, assaporare quello spirito di libertà che solo un continente che respira i profumi del Mediterraneo fino ai fiordi può dare.

I Paesi fondatori, in questo devono impegnarsi. E con questa mentalità, la generazione post Maastricht deve portarsi avanti. Un giorno sarà lei a guidare le istituzioni nazionali e comunitarie, e a dover respingere gli esagerati nazionalismi, estremismi, folkloristici revisionismi che vorrebbero riportarci agli anni ’30 del Novecento.

Ma bisogna essere formati a farlo. Negli ultimi anni la politica comunitaria si è divisa in due correnti, quella dell’austerity e quella antieuropeista, lasciando un vuoto incolmabile lungo la strada tracciata da Spinelli e gli altri.

E adesso? Riprendiamola questa strada, ripartendo dai giovani. Troppi “capi” brizzolati hanno fatto perdere la bussola all’Europa, troppi giovanotti eletti con una manciata di voti vorrebbero cancellarla. Ventotene post Maastricht: questo è il titolo giusto per raccontare la storia dell’Europa del futuro.

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