Vatileaks 2, la condanna di mons. Vallejo avvertimento ai corvi d’Oltretevere

Vaticano
FILE - In this Tuesday, Nov. 24, 2015 file photo, from left, Italian journalists Gianluigi Nuzzi and Emiliano Fittipaldi, public relations expert Francesca Chaouqui and Monsignor Angelo Lucio Vallejo Balda sit during their trial inside the Vatican. Sparks may fly this week with the first testimony in the Vatican's controversial trial over leaks of confidential documents that revealed waste, mismanagement and greed in the Catholic Church's hierarchy. The trial resumes Monday, March 14, 2016, after a three-month delay. (L'Osservatore Romano/Pool Photo via AP, File)

Il processo ha dimostrato che il Vaticano è in grado di processare anche “un ecclesiastico” di alto livello se trasgredisce la legge

Si è chiuso con una sentenza “molto clemente, molto giusta e molto umana” lo strano processo denominato “Vatileaks 2” secondo le stesse parole usate da padre Federico Lombardi a commento del verdetto emesso dal Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. Dando una prima occhiata alle decisioni prese dalla magistratura vaticana, la pena più severa – 18 mesi – riguarda Lucio Angel Vallejo Balda, ex enfant prodige della finanza vaticana. I 10 mesi di Francesca Immacolata Chaoqui sono infatti sospesi per 5 anni, mentre i due giornalisti, Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi, escono prosciolti dalle accuse, per “difetto di giurisdizione”. Insomma il Tribunale ha rilevato di non poterli giudicare perché non sono pubblici ufficiali vaticani e i fatti contestati sono accaduti in un altro Paese. Soluzione elegante per uscire da un groviglio non facile.

Tuttavia il processo ha dimostrato anche, come ha spiegato padre Lombardi, che il Vaticano è in grado di processare anche “un ecclesiastico” di alto livello se trasgredisce la legge. Vallejo probabilmente non finirà in cella, ma certo non esce bene dalla vicenda. Il prelato infatti ha una storia particolare, proviene dagli ambienti conservatori della Chiesa spagnola dove però, in passato, si era distinto per capacità manageriali al di sopra della media; era partito una piccola e sconosciuta diocesi, quella di Astorga, divenuta improvvisamente ricca: qualcuno sapeva far fruttare i beni a disposizione. Per questo era stato notato dalla conferenza episcopale iberica e da lì aveva raggiunto il Vaticano.

Oltretevere Vallejo ricopriva il delicato incarico di Segretario della prefettura per gli affari economici, dicastero meno noto di altri ma nevralgico nella geografia del potere vaticano; si tratta infatti dell’ufficio incaricato – fino a qualche tempo fa – di revisionare i bilanci degli enti vaticani. Una miniera d’oro d’informazioni insomma. Da lì il manager in clergyman approda, nel clima di novità e cambiamento dei primi mesi del pontificato di Francesco, nell’ormai famosa Cosea, la commissione istituita da Bergoglio per studiare i problemi amministrativi ed economici della Santa Sede.

E’ qui che incrocia un’altra protagonista di questa storia, Francesca Immacolata Chaoqui, PR, ben introdotta in molti ambienti di potere, una certa vocazione alla millanteria. Forse a suggerirne il nome è stato lo stesso Vallejo. Tra i due nasce un sodalizio professionale, un’intesa vorticosa ben raccontata dai funzionari della prefettura durante il dibattimento. Il quadro è confuso: fotocopie a raffica, rapporti con giornalisti, porte che si chiudono per riunioni ristrette, archivi paralleli, l’accusa parlerà addirittura di “un’altra Curia”, cene con Bisignangi e Paolo Berlusconi. Ma di fatto il Tribunale non ha accolto le pene richieste per il reato di “associazione criminale” (nella quale sarebbe stato coinvolto anche il tecnico informatico Nicola Maio, assolto).

Di certo in Vaticano ci si comincia ad accorger che qualcosa non va, che qualcuno sta lavorando – nella migliore delle ipotesi – più per sé che per le riforme di papa Francesco. Tensioni e conflitti, come ha detto padre Lombardi, si scaricano anche fuori dai sacri palazzi, i veleni diventano documenti che filtrano oltre le mura leonine. D’altro canto è difficile comprendere la portata dei cambiamenti messi in moto dal pontefice argentino se non si conosce l’ambiente: la parola trasparenza viene ripetuta ossessivamente ma nella realtà in molti ne ostacolano l’applicazione, è un mondo che conosce una riservatezza totale dietro la quale si sono nascoste tante opacità, in alcuni casi reati, da un paio d’anni denunciati anche dagli uffici vaticani preposti. Il ciclone del cambiamento investe lo Ior, i dicasteri economici, le amministrazioni mal funzionanti e abituate a non rendere conto a nessuno. Molte nuove norme vengono introdotte, ma passare dalla teoria alla pratica non è un processo semplice.

Nasce la Segreteria per l’Economia, un super dicastero finanziario, affidata a George Pell, fuori dai giochi di curia italiani, conservatore, ma deciso ad andare fino in fondo. Anche l’entourage di Pell si fida di Vallejo all’inizio, ma qualcosa, dicevamo, si rompe. La carriera di Vallejo s’interrompe, la nomina a vice di Pell data per certa, salta, i timori di restare tagliati fuori da tutto fanno litigare Chaoqui e il monsignore spagnolo, le carte intanto arrivano ai due giornalisti. Sembra stia per esplodere un secondo vatileaks in grado di mettere in crisi di nuovo il pontificato. Ma l’operazione in buona parte va a monte. I libri dei due giornalisti escono con molti dei documenti della Cosea e della Prefettura, in particolare quello di Nuzzi, il processo di riforma tuttavia, nonostante il clamore mediatico della vicenda, segue il suo corso.

Il papa, da parte sua, affronterà la questione nel corso di un angelus nell’autunno scorso: quei documenti riservati, dirà, sono la prova che stiamo facendo sul serio, servivano a capire come stavano le cose per cambiare ciò che non andava. I confini di ogni interpretazione sono labili, si solleva una polemica sulla libertà di stampa, ma soprattutto emerge un contesto interno al Vaticano torbido. Hanno operato in questa vicenda gruppi intenzionati a bloccare o rendere inoffensive le riforme di Francesco? Hanno agito vari personaggi desiderosi di conquistare nuove posizioni? Sono domande che forse troveranno risposte più avanti, ma è qui il vero nodo della vicenda. Il profilo giudiziario, per altro, è apparso incerto fin dal principio, soprattutto rispetto alla pubblicazione dei due volumi; tuttavia il processo ha raggiunto almeno uno scopo che probabilmente era l’obiettivo reale del procedimento: far capire ai “corvi” che non ci sarebbero state eccezioni nell’azione di pulizia interna. Non è possibile dire ora che effetti sortirà la vicenda, ma certo, come ha spiegato padre Lombardi, se c’è una legge questa va applicata, ne va della credibilità della Santa Sede. E il riferimento era appunto alle norme introdotte nell’estate del 2013 che punivano la divulgazione di documentazione riservata all’esterno del Vaticano.

Vedi anche

Altri articoli