È tempo di diritti

Diritti
Il presidente vicario del Senato, Valeria Fedeli, durante l'esame della legge elettorale, Roma, 20 gennaio 2015. 
ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il nuovo testo Cirinnà rappresenta la migliore mediazione possibile

Finalmente, dopo tanti anni, l’Italia potrebbe incamminarsi verso la modernità nel campo dei diritti civili e chiudere col Medioevo che fino ad oggi ci ha relegato agli ultimi posti in Europa e non solo: il nuovo Cirinnà, che ho firmato, è uscito dalla Commissione dopo una lunga fase di dibattito senza che si arrivasse a nulla a causa dell’ostruzionismo di alcuni gruppi politici, e si avvia ora verso un Senato in cui il percorso si profila non semplicissimo. Siamo vicini come non mai a un risultato che ci appare giustamente storico, ma che non è scontato e su cui dobbiamo ancora lavorare.

I l testo che approderà nella camera alta è la migliore mediazione possibile date le circostanze: se da un lato riconosce che le unioni civili sono altro dal matrimonio, dall’altro garantisce a chi deciderà di ricorrere a questo strumento diritti e tutele finora sconosciute ma presenti, ormai da anni, nella maggior parte dei paesi civili. Ci sono però molte resistenze alla legge, un obiettivo su cui il PD ha messo la faccia e che non possiamo permetterci di mancare. La maggior parte di queste resistenze prendono la forma di un dibattito che pure ha una sua dignità ma che è usato in maniera strumentale agitando lo spauracchio dell’utero in affitto, una pratica che, seppur legale in alcuni Paesi (dal Canada, all’Australia, ad alcuni Paesi dell’est) è deprecata e lontanissima dalla stragrande maggioranza di chi oggi è impegnato a sostenere la legge.

Da donna non posso che voler contrastare questa pratica, perché convinta che nessuna di noi, nemmeno in condizioni di bisogno, accetterebbe di portare e far nascere un figlio “non suo” per poi vederlo sparire assieme al “committente”. Ma da donna impegnata da anni nel campo dei diritti non capisco come mai questo oggi faccia agitare chi è contro le unioni civili in un coro strumentale che altro non vuole che fomentare paure per fermare la legge. Il punto ruota attorno alla stepchild adoption, la possibilità per il/la compagna del padre/ madre naturale, di adottare il figlio dell’altro concedendo al bambino tutele e condizioni di vita migliori. Una pratica che esiste in moltissimi paesi e che lì viene concepita come un aumento delle tutele e dei diritti dei minori, non altro.

Alcuni sostengono che questa procedura rischi di dare il via a migliaia di casi di “utero in affitto” aprendo ad un macabro mercato di bimbi che noi tutti vogliamo evitare. Un emendamento al testo chiede quindi che al posto dell’adozione si preveda una sorta di affidamento rafforzato per quei bambini che sono figli di un genitore omosessuale. Un escamotage che, lungi dal risolvere la questione dell’utero in affitto, produrrebbe a carico di questi bambini una discriminazione che sarebbe senz’altro sanzionata dalla Corte Costituzionale. Il rischio sarebbe infatti quello di introdurre nuove differenziazioni a carico dei bambini figli di un genitore omosessuale, il che rimetterebbe ancora nelle mani della Corte questioni che dovrebbero essere risolte e regolate dalla politica, in un’ennesima cessione di potere e responsabilità dal legislativo al giudiziario che non rende onore alle nostre istituzioni parlamentari e che svilisce la portata del cambiamento che questo Governo e questo Parlamento stanno mettendo in atto nel Paese.

Per questo credo che la legge per come è oggi sia un buon compromesso in cui poco va cambiato, e che vada difesa dagli attacchi strumentali di chi dietro questioni anche nobili cela solo la volontà di non allargare diritti e tutele a forme di amore che devono trovare piena dignità e riconoscimento ma contro le quali conducono una battaglia antistorica in nome di una famiglia tradizionale che niente ha da perdere da una legge come questa. Troppo a lungo siamo stati vittime di un bipolarismo etico che ha visto una contrapposizione fittizia tra cattolici contrari all’estensione dei diritti e laici favorevoli, come se nel regolare la vita dei cittadini lo Stato dovesse essere guidato non già dalla laicità e dalla volontà di costruire una società più giusta e migliore, ma dal credo del legislatore, inteso perlopiù come un limite e un freno su alcuni temi, invece che come una risorsa ed un continuo richiamo ad un’attenzione maggiore, più profonda e empatica ai bisogni, alle diversità ed alle esigenze del prossimo.

Il ddl per come è oggi allarga le tutele delle coppie omosessuali, riconosce dignità al loro amore, tutela i bambini figli di omosessuali al pari degli altri, è insomma una legge dalla parte dei diritti, tanto degli adulti quanto dei più piccoli. È una mediazione da difendere e portare in fondo perché è la sintesi migliore che possiamo costruire, frutto dell’impegno e dell’ascolto reciproco. È quello che aspettiamo da troppo tempo.

(nella foto la vice presidente del Senato, Valeria Fedeli. Foto Ansa / Giuseppe Lami)

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