Utoya, una strage dimenticata

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EPA/LISE ASERUD NORWAY OUT

A cinque anni dalla strage il ricordo dei Giovani democratici

Oggi sfogliando la rassegna stampa siamo rimasti immobili a fissare lo schermo per qualche secondo: nulla o quasi, non una riga, non un ricordo né un commento per quei 69 ragazzi dell’AUF, l’organizzazione giovanile del partito laburista norvegese, trucidati dalla lucida barbarie di Anders Breivik, sull’isola di Utoya il 22 luglio del 2011.

Oggi sono precisamente cinque anni da quel pomeriggio. Prima la bomba nel centro di Oslo per creare il caos e, poi, il massacro a Utoya. Su quell’isola a poche decine di chilometri da Oslo si stava svolgendo in quei giorni il campeggio estivo dell’organizzazione Giovanile. Giorni di assembleoe, politica, nuovi incontri e amori estivi di ragazzi di nemmeno vent’anni.

È una strage europea, quasi dimenticata. Forse perché lontana dei nostri schemi tradizionali, o forse perché terribilmente fredda, ideologicamente studiata, perpetrata da un bianco, cattolico e sì, dichiaratamente neonazista.

Fu una strage lucidissima e al tempo stesso politica con il preciso scopo di eliminare fisicamente giovani che si impegnavano. Giovani socialisti in quanto tali. Mirava a colpire quella passione politica che si ha a vent’anni: pura, genuina, spensierata. Mirava a colpire quella parte che promuove le idee di uguaglianza, di giustizia sociale, di integrazione. Questo Breivik, il neonazista Breivik, non poteva sopportarlo: ai suoi occhi quelle idee non meritava la vita.

Quando un terrorista appartiene a una cultura diversa dalla nostra, quando professa un’altra religione, è facile attaccare, chiedere di dissociarsi, chiedere giustizia. Più difficile è quando il terrorista appartiene al nostro mondo. Noi a questo meccanismo fatto di falsa retorica e opportunismo non ci stiamo.

Oggi noi abbiamo il dovere della memoria e dell’azione. Abbiamo il dovere di continuare a combattere per quei valori in cui quei ragazzi credevano. Come Giovani democratici non dimenticheremo né ci fermeremo, fermamente convinti che chi ha compagni, non muore mai.

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