Uscire insieme dalle macerie

Terremoto
Tre poliziotti cercano oggetti tra le rovine della casa dove, a causa del terremoto, ha trovato la morte un loro collega,  Amatrice, 25 agosto 2016. 
ANSA/FLAVIO LO SCALZO

Le macerie di Amatrice, di Accumoli e Arquata non si cancelleranno mai dagli occhi e dalla memoria.

L e macerie di Amatrice, di Accumoli e Arquata non si cancelleranno mai dagli occhi e dalla memoria. Quelle lacrime, quel dolore straziante ma composto e dignitoso dei familiari e degli amici sopravvissuti non potranno e insieme non dovranno essere dimenticati. Che altro poter dire, più di quanto già non sia stato detto e scritto in questi giorni di tragedia? Forse stavolta, insieme a quelle storie terribili di centinaia di persone che all’improvviso hanno perso la vita e a quelle di altre centinaia ferite, insieme allo strazio di chi ha perso figli, genitori, parenti e amici, di chi nella notte ha visto crollare con la propria casa la propria esistenza e quella di intere comunità, forse stavolta, insieme a tutto questo, è stato ed è possibile cogliere qualche segnale di speranza.

Sì, penso sia possibile. E giusto. L’Italia quotidiana, quella che ogni giorno si rimbocca le maniche, ha dato davvero il meglio di sé. Penso al lavoro commovente e straordinario svolto da centinaia e centinaia di vigli del fuoco, da volontari provenienti da ovunque, da operatori della protezione civile, delle forze dell’ordine e della sicurezza. Penso a migliaia di cittadini che hanno invaso gli ospedali e i presidi sanitari per donare sangue. Penso a migliaia di associazioni che hanno raccolto già milioni di euro e cibi, medicine, vestiti, giocattoli, libri, biancheria, in un commovente e autentico impegno di solidarietà, che ha visto tra i protagonisti anche tantissimi circoli del Partito Democratico.

E guardo il grande impegno di mondi i più diversi: dallo sport, allo spettacolo, dalle università ai sindacati, alle associazioni che rappresentano le imprese. Insomma, un patrimonio grande, un ritrovarsi comunità, un condividere concretamente con chi è più sfortunato un momento terribile. Per guardare avanti, riscoprendo la prevalenza del «NOI». Non va dimenticato, in questo quadro il grande significato dei gesti e delle parole di Papa Francesco, del mondo cattolico ma anche di rappresentanti di altre religioni.

Quando il Presidente del Consiglio, lancia la necessità di un grande e strategico progetto di ricostruzione di quelle zone ma anche dell’intero territorio nazionale a rischio sismico, a rischio di dissesto idrogeologico, non solo mostra la consapevolezza di far trarre finalmente al Paese lezione vera dalle tragedie, in nome delle generazioni future, ma coglie un punto forte e necessario, richiamando tutte le forze politiche e sociali a un grande slancio di unità nazionale. Accanto a questo c’è un altro segnale di speranza. Vicino a quei familiari annichiliti dal dolore, accanto a quelle bare, a scavare con le mani nude c’erano i sindaci, gli amministratori locali, che non hanno avuto tempo di versare lacrime.

Vicino a loro, fin dal primo momento, gli amministratori delle Regioni colpite (i Presidenti Zingaretti e Ceriscioli in primis e quelli umbri, anche se stavolta il lavoro di ricostruzione intelligente, pulito e innovativo svolto nella mia regione dopo i terremoti del 1984 e del 1997 ha ridotto al minimo i danni che pure ci sono stati). Insieme con loro il Governo, i suoi vertici, i suoi Ministri. Renzi e Delrio, Alfano e De Vincenti, per citare alcuni esponenti, sono stati sul campo fin da pochi minuti dopo quel terribile boato, con una presenza attiva, coordinata e insieme discreta. La visita di Mattarella e la sua partecipazione ai funerali ad Ascoli Piceno, insieme con Pietro Grasso e Laura Boldrini hanno rappresentato un momento intenso e un segnale ribadito: le istituzioni ci sono e non vi lasceranno soli.

In questi giorni non c’è stato un solo gesto di contestazione, anche se dolore e rabbia, incredulità e incomprensione per la tragedia lo avrebbero magari reso comprensibile. Ecco: questa sintonia tra popolazioni colpite e istituzioni di ogni livello, questi comuni impegno e volontà tra istituzioni e italiani quotidiani di aiutare chi è a terra a rialzarsi sono un altro segno di speranza nel futuro. Ma anche un impegno morale, un richiamo alle responsabilità di tutti. Anche le valutazioni che si cominciano a fare, sul dopo-prima emergenza, sono incoraggianti. Si vuole fare davvero tesoro delle esperienze del passato.

Quelle positive e virtuose e quelle negative e pesanti. Si studia, per esempio, il “modello Umbria”, cui abbiamo accennato, che ha consentito di ricostruire i centri storici distrutti, i beni culturali «come erano e dove erano». Di farlo con modalità e tecniche antisismiche leggere e innovative. Non esiste, ovviamente, il rischio-zero. Ma ridurre al minimo i rischi di crolli, quello sì. Come dimostrano le esperienze di diversi Paesi, che si sono avvalsi e si avvalgono tra l’altro delle conoscenze, delle ricerche, delle risorse umane e del know-how del sistema-Italia. L’Italia vuole farlo senza tangenti.

Senza imprese con pochi scrupoli che mettono sabbia al posto di cemento. Per questo ci appaiono di grande interesse le cose dette da Raffaele Cantone, sulla necessità di utilizzare l’Aanac sulla scorta del “modello Expo”, per evitare infiltrazioni di soggetti legati alla criminalità organizzata, la moltiplicazione di stazioni appaltanti. È la linea del Governo, che ha conosciuto per esempio, proprio di recente, un fatto di rilievo con l’approvazione del nuovo Codice degli Appalti.

Governo che, giustamente, pretende di individuare e concentrare le responsabilità, per evitare quanto probabilmente spesso è avvenuto in passato, con finanziamenti non spesi, controlli e collaudi effettuati superficialmente e approssimativamente. Poi c’è, dicevamo, il dovere morale e politico, la necessità di rispettare con le vittime, con i familiari, con quelle popolazioni, anche noi stessi. Il nostro Paese. Il nostro passato e il nostro futuro. Di qui allora l’urgenza della sfida di un grande piano di prevenzione, di risanamento del territorio, di rigenerazione e riqualificazione edilizia e del patrimonio abitativo. Una sfida alta, ma giusta e inevitabile, che ha fatto bene il Governo a lanciare. L’Italia ha molte colpe per il proprio passato, ma se si imbocca finalmente una strada seria e consapevole, la grande solidarietà venuta da tutto il mondo e da tutta l’Europa potrà certamente aiutare gli organismi comunitari a maturare la consapevolezza che sarà un dovere sostenere concretamente, finanziariamente, gli sforzi e gli investimenti di paesi europei che presentano marcate caratteristiche di rischio sismico e ambientale.

Certo, nell’Italia di tutti i giorni che in questo frangente, insieme al complesso della sua classe dirigente, sta dando una straordinaria prova c’è anche un’Italia piccina piccina, fatta di persone e forze politiche che lucrano sulle tragedie, che speculano sulle disgrazie, che arrivano persino a contrapporre ultimi della terra come migranti e rifugiati alle popolazioni colpite. Per un (presunto) pugno di voti. La migliore risposta, a questi signori, gliel’hanno data proprio i richiedenti asilo ospitati in quelle zone, che si sono rimboccati le maniche e che stanno dando una mano. Naturalmente, umanamente. Anche questo, in queste terribili e drammatiche giornate, parla di speranza.

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