Uscire dall’acquario ed entrare in mare aperto, questa volta è facile, basta un sì

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referendum costituzione

Da un lato c’è chi vede nel sì l’occasione per far fare all’Italia il necessario scatto in avanti, dall’altro c’è chi vuole solo mandare a casa Renzi

Il 21 maggio 2005, David Foster Wallace tenne un discorso al Kenyon collage per la cerimonia di consegna delle lauree. Il suo discorso iniziò con il racconto di una storia, tipico dei discorsi nelle cerimonie accademiche americane. La storia era più o meno questa: ci sono due giovani pesci che nuotano uno vicino all’altro e incontrano un pesce più anziano che, nuotando in direzione opposta, fa loro un cenno di saluto e poi dice “Buongiorno ragazzi. Com’è l’acqua?” I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, e poi uno dei due guarda l’altro e gli chiede “ma cosa diavolo è l’acqua?”

Perché questa storia?

Perché questo racconto breve serve per aiutarci a descrivere al meglio la condizione in cui si trova l’Italia, in un acquario scambiato per oceano. Proviamo a spiegarci meglio. Come ci ricorda il presidente emerito Giorgio Napolitano, è dal 1983, due anni dopo la mia data di nascita, che il Parlamento cerca invano di riformare la seconda parte della Costituzione. A conti fatti, sono oltre 30 anni che la politica italiana, di tutti i segni e colori possibili, è ferma al bivio delle riforme aspettando, come recita il poeta sindaco socialista e lucano Rocco Scotellaro, che le gambe si muovano da sole.

In tutti questi anni le classi dirigenti che si sono succedute non hanno mai realizzato quelle riforme necessarie per il paese di cui sentiamo parlare ad ogni elezione, ad ogni talk, ad ogni comizio, in ogni post o tweet. In un perenne acquario, le forze politiche hanno riempito questi 30 anni di annunci e tentativi, di passi falsi e continui rimandi. Un acquario nel quale tutto il sistema Italia ha vissuto e continua a vivere. La metafora dell’acquario, usata di recente dal giovane consigliere regionale del Pd lucano Mario Polese, trentenne ed espressione della vera generazione democratica, per descrivere lo stato delle cose del partito regionale e delle sue classi dirigenti, a suo dire, fermo nella continua ricerca di equilibri tra destini personali e giochi di forza tra le diverse correnti, ha davvero una sua efficacia se guardiamo alla storia politica italiana e a come si stanno posizionando partiti, movimenti, associazioni ed interessi, in vista del referendum costituzionale.

Da un lato c’è chi vede nel sì l’occasione per far fare all’Italia il necessario scatto in avanti, rendendola più moderna e all’altezza delle grandi sfide dei nostri tempi, dall’altro c’è chi, invece, per molte ragioni vede nel No diverse cose, tra cui: fermare il governo Renzi, mandare a casa solo Renzi, risolvere contese interne al Pd, fermare il processo delle riforme messo in campo da questo governo, non cambiare nulla affinché nulla cambi. Nel calderone dei sostenitori del No è possibile trovare di tutto, dai movimenti populisti alle forze più conservative, dalla sinistra che vuol fare la sinistra sinistra che più sinistra non si può, a movimenti ed associazioni catalizzatori di vari interessi. Un variegato mondo di scoraggiatoti militanti, dissuasori immobili, professionisti della conservazione del potere che pare pronta a tutto pur di far fallire questo referendum.

E’la naturale contrapposizione politica, si dirà, ma qui in gioco non c’è nessun comune o regione da governare. Questa volta in gioco c’è il destino dell’Italia, che finalmente può mettere la parola fine ad una transizione politica che pare infinita. Per chi è nato negli anni ottanta, ed ha seguito con interesse e passione la vita politica italiana degli ultimi 20 anni, non vi è altra alternativa al chiudere per sempre questa lunga stagione di instabilità, che ha determinato lo stallo economico, politico e sociale del nostro paese, lasciandolo nuotare, appunto, in un acquario scambiato per mare. E'; facile, basta un sì. La nostra generazione con questo voto può togliere l’Italia da questo bivio, e la presenza di molti giovani in questa legislatura può essere realmente determinante per dare questo scossone.

Senza fare ricorso ad apriscatole o altri attrezzi di fantasia, è solo con il sì che il cambiamento invocato può diventare cosa concreta. Le speranze di futuro degli italiani, delle nuove e delle vecchie generazioni, non possono essere deluse da continui giochi tra fazioni ed eterni rimandi ad un domani che non è mai migliore dell’oggi. Quello che occorre è uscire dal sicuro dell’acquario, buttarsi in mare aperto, dove vive ogni giorno il paese reale, ed attraversarlo con coraggio e tutta la forza necessaria. E’ facile, basta un sì.

C’è una generazione che è chiamata rispondere in prima persona a questo appello. C’è una generazione che non può permettersi di sprecare ulteriore tempo e preziose energie. C’è una generazione che non può distrarsi al bivio, non può perdersi, non può più aspettare che qualcuno le dica”prendi questa” oppure “prendi quest’altra”, restando bloccata e stordita.

Dice bene Francesco Nicodemo: “Abbiamo l’occasione storica e soprattutto la responsabilità di rinnovare le istituzioni e finalmente di renderle più forti. Perché una democrazia che decide, in cui i ruoli e le funzioni sono più semplici, in cui i rapporti tra istituzioni sono più chiari, in cui la politica sceglie la trasparenza e la sobrietà, è una democrazia più forte. Perché la risposta ai dubbi e alla paura della contemporaneità può darla solo la Politica, che ritorna nell’agenda della nostra vita”.

Cosa stiamo aspettando, allora?

E’ facile, basta un sì.

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