Usciamo dal Medioevo del proibizionismo

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Il proibizionismo ha foraggiato il mercato nero, le mafie e la criminalità organizzata: è ora di cambiare

Oggi è una giornata davvero importante, una di quelle da segnare sul calendario. Per la prima volta nel nostro paese alla Camera dei Deputati arriva in discussione un proposta di legge per la legalizzazione della cannabis.

Penso sia un fatto già di per se straordinario, merito dell’Intergruppo parlamentare certo, ma soprattutto delle tantissime associazioni e organizzazioni politiche che in questi anni hanno lavorato a diffondere nel paese una cultura antiproibizionista fondata sul realismo e sul buonsenso.

Come Giovani Democratici abbiamo sempre lottato in questo senso e proprio nel disegno di legge sono presenti molte delle proposte elaborate durante le decine di incontri e dibattiti promossi per arrivare alla stesura delle 10 proposte di legge. Proprio l’anno scorso, infatti, all’interno di queste proposte, includemmo la legalizzazione delle droghe leggere nella ferma convinzione che decenni di proibizionismo abbiamo solo fatto danni. Non siamo solo noi a dirlo, ne hanno parlato per anni esperti di ogni tipo, la drug commission dell’Onu, la direzione nazionale antimafia.

Il proibizionismo, rafforzato negli anni dalla follia fatta a legge, la Fini-Giovanardi, ha foraggiato il mercato nero, le mafie e la criminalità organizzata. Ha intasato carceri e sistema giudiziario mettendo sullo stesso piano un ragazzo e il suo spinello con vere e proprie condotte condotte criminali. Ha distolto risorse economiche ed umane delle forze dell’ordine in una caccia alle streghe priva di senso senza per di più riuscire ad ostacolare la diffusione delle sostanze.

Ma di tutta questa storia il fatto ancora più grave è che l’uso terapeutico dei cannabinoidi è stato ed è ostacolato in ogni modo, rallentato e reso praticamente impossibile in molte zone del paese dove la disponibilità di una moderna terapia del dolore è, per troppi, un sogno irraggiungibile. Si sono venute a creare diseguaglianze inaccettabili per le quali chi ne ha la possibilità economica cerca all’estero terapie adeguate, per gli tutti gli altri un calvario di uffici, burocrazie e una cultura ancora non pienamente diffusa.

Oggi inizia un percorso che può farci voltare pagina, far fare un passo avanti al paese e farci uscire dal Medioevo del proibizionismo con una legge all’avanguardia nel mondo, con buona pace di alleanza popolare e dei sui 1300 emendamenti.

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