Un’Italia nuova con partiti veri e istituzioni moderne

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epa05567225 A woman holds her ballot sheet for the referendum on the peace agreement between the government and the FARC guerrilla group, in Bogota, Colombia, 02 October 2016. Some 34.8 million citizens are eligible to vote "Yes" or "No" on the agreement between President Juan Manuel Santos's administration and the Revolutionary Armed Forces of Colombia, or FARC, rebel group.  EPA/LEONARDO MUNOZ

La prima sfida è vincere il Referendum Costituzionale, una riforma promessa da trent’anni

C’è stato un tempo nel quale i figli erano incoraggiati dai padri ad appassionarsi alla politica. Era considerata una cosa bella. Quella giovane generazione sapeva che le loro condizioni sarebbero state migliori di quelle dei genitori. Al contrario, oggi, la mia generazione che ha trent’anni, è cresciuta ascoltando dentro casa la delusione dei propri genitori nei confronti di una brutta politica, tutta uguale, che pensa alla poltrona, a parlare e non fare. Per la prima volta si intravede un domani più incerto dei padri. O si cambia tutto o tutto rimane com’è.

Talvolta dalle situazione peggiori nascono le cose migliori. Saranno i giovani di oggi a fare un’Italia nuova. La possibilità di costruire il futuro migliore dipende dalla consapevolezza della missione di questo tempo: ridare credibilità alla politica e fiducia nelle istituzioni. E’ un’impresa difficile, ma non impossibile.

La prima sfida è vincere il Referendum Costituzionale. Una riforma promessa da trent’anni, parole che possono diventare finalmente realtà. Un’occasione storca non tanto per il Pd, tanto meno per il Governo. E’ fondamentale per l’Italia. L’Italia che ha a cuore la democrazia. L’Italia che vuole rilanciare una fragile Europa sempre più in mano ai populismi.

O si cambia tutto o tutto rimane com’è. La crisi economica oltre ad aver aperto conseguenze sociali ha riaperto anche una grande questione democratica. Le debolezze del sistema italiano, delle istituzioni e dei partiti, sono sempre più evidenti. Tante persone scelgono di non andare a votare, perché sentono i luoghi delle decisioni lontani dalla propria quotidianità. Per le promesse mai mantenute.

Quante volte abbiamo letto nei programmi elettorali, a sinistra e a destra, la volontà di superare il bicameralismo paritario, ridurre il numero dei parlamentari, creare a costo zero un luogo per le Regioni e le Autonomie come strumento di sintesi tra legislazione nazionale e regionale, abolire il Cnel, introdurre referendum positivi e ridurre il quorum per quelli abrogativi?

Adesso la scelta è lasciare tutto com’è o cambiare davvero le cose.

Avere a cuore la democrazia significa ridurre le distanze tra il dire e il fare, costruire istituzioni moderne, efficienti, semplici. Una democrazia che discute, ma è capace di decidere. Istituzioni più forti e più stabili in grado di incidere più velocemente nella vita di ognuno. Una democrazia funziona quando la politica risponde nei tempi dei bisogni dei cittadini, non quando i cittadini devono stare ai tempi lunghi della politica.

Infine, è altrettanto vero che la revisione costituzionale è solo un primo passo, ma non è sufficiente.  C’è bisogno anche di grandi partiti, culture politiche, capaci di aprire alla partecipazione, di vivere nella società e coltivare una nuove classi dirigenti.

Per questo occorre una legge sui partiti. Negli ultimi vent’anni, dopo Tangentopoli, abbiamo conosciuto la stagione dei “non-partiti”. Nel tempo sono cambiati i “profeti” e inventati contenitori diversi, ma il metodo era sempre quello di simboli vuoti di partecipazione, di proprietà del leader, senza percorsi democratici, con l’unico scopo di conservare un gruppo dirigente. Quando la democrazia non funziona nei soggetti politici, le persone non partecipano, si creano meccanismi malati che contagiano anche le istituzioni. Questo è accaduto.

Il Pd è un luogo dove la democrazia si rinnova ogni giorno, grazie alle primarie e agli iscritti, ai circoli e alle strutture territoriali. E’ sempre stato motivo di orgoglio, ma è arrivato il tempo di capire che non è più sufficiente. Per ridare credibilità al sistema bisogna cambiare il sistema: la democrazia deve vivere in ogni soggetto politico. Quarantanove è l’articolo delle Costituzione al quale bisogna dare piena attuazione con una legge sui partiti. “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, recita la Costituzione. Occorre precisare, però, che per assolvere  alla funzione costituzionale e dare senso alla partecipazione dei cittadini i partiti, se sono davvero tali, devono garantire  trasparenza e meccanismi democratici. Solo così si trasforma il sistema e si rafforzano le istituzioni. Con partiti veri perché capaci di darea ognuno cittadinanza e protagonismo. Impegnati a far camminare nella società idee diverse, ma uniti davvero dallo spirito dei valori e dei principi della prima parte della Costituzione che sono i più belli al mondo.

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