Unioni civili, un’opportunità in più per la famiglia

Diritti
People take part in the annual Gay Pride parade to protest against the discrimination of LGBT (Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender) people in Rome, Italy, 15 June 2013.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

L’etica della convinzione, fatta di ideologie, riferimenti religiosi, concezioni filosofiche … risiede nel cuore e nella cultura della persona. Ma nel parlamentare, alla fine, deve sempre prevalere l’etica della responsabilità.

Ho lavorato e condiviso il percorso legislativo, portato avanti dal Partito democratico, che ha prodotto il testo Cirinnà sulle Unioni civili e sulla tanto discussa adozione speciale, meglio conosciuta come stepchild adoption. In Italia si può scrivere una bella pagina di storia, consapevoli che anche i diritti civili contribuiscono a fare grande il nostro Paese e, finalmente, a recuperare lo storico ritardo che abbiamo accumulato su questo tema rispetto ai Paesi avanzati, in ambito europeo ed internazionale. Un ritardo che ha delegato la tutela dei diritti di coppia delle persone dello stesso sesso ai giudici, sia in sede europea che nazionale.

Dico subito che da cattolico non mi convince la riproposizione della vecchia e superata contrapposizione tra laici e cattolici. Le Unioni civili si pongono oltre questo sterile conflitto. Naturalmente ne presentano un altro più moderno e comprensibile, ossia quello tra conservatori e progressisti. Mi preme sottolineare che ogni parlamentare è portatore di idee e motivazioni che non possono essere del tutto lasciate fuori dalle decisioni, soprattutto quando sono in gioco questioni così particolari e sensibili come le Unioni civili e l’adozione. Ma in un confronto virtuoso e produttivo deve prevalere la responsabilità al bene comune del Paese, al fine di trovare soluzioni normative che definiscano un campo di regole a chi ha deciso di vivere un’unione stabile e impegnativa.

Mutuando il pensiero di Max Weber sappiamo che in ognuno di noi convivono l’etica della convinzione e l‘etica della responsabilità. L’etica della convinzione, fatta di ideologie, riferimenti religiosi, concezioni filosofiche … risiede nel cuore e nella cultura della persona. Ma nel parlamentare, alla fine, deve sempre prevalere l’etica della responsabilità. Anche se alcuni deputati, secondo la propria etica della convinzione, non condividono il fatto che si può essere coppia tra persone dello stesso sesso, l’etica della responsabilità chiede anche a loro il compito di fornire a tali coppie una cornice giuridica di riferimento. Cioè, disegnare un quadro di diritti e doveri dentro cui questa coppia può vivere la propria vita. Secondo l’etica della convinzione si può anche negare legittimità giuridica alla coppia tra persone dello stesso sesso, ma secondo l’etica della responsabilità è giusto e doveroso regolare il fenomeno e non lasciarlo in un contesto di marginalità e disordine o addirittura di discriminazione. Insomma, l’etica della responsabilità aiuta a dare un orientamento sui propri compiti a chi vuole essere classe dirigente e accompagna le democrazie a fare un bel salto di qualità, quando nei parlamenti bisogna prendere decisioni complesse, che dividono per le convinzioni morali e religiose che giustamente ognuno di noi possiede, difende e promuove.

Esiste una parte della società italiana che vuole vivere alla luce del sole la propria condizione di coppia, omosessuale, e assumersi tutte le responsabilità che ciò comporta. I Trattati, la Costituzione europea, la Carta costituzionale italiana, le numerose sentenze dei tribunali ci dicono che non è ormai più possibile discriminare le persone secondo il loro orientamento sessuale. Di fronte a questa istanza presente, matura e condivisa nella società, cosa deve fare un parlamentare? Di fronte alla giurisprudenza dei magistrati, che avanza e si impone nella vita quotidiana dei cittadini, come deve comportarsi il legislatore? Voltare le spalle, chiudere gli occhi, scatenare un vetusto conflitto ideologico? No, sarebbe un tragico errore. Non è possibile lasciare scadere il dibattito verso tale condizione. Bisogna, in sostanza, comprendere che fornire regole è un compito a cui il Parlamento non può sottrarsi.

Ma attenzione, proviamo anche a ragionare intorno alle Unioni civili secondo l’etica della convinzione. So che è un rischio. So che le criticità aumentano e che si può facilmente uscire fuori strada e scatenare conflitti a somma zero, ma per un attimo voglio provarci lo stesso. Anche da questo punto di vista, nonostante comprenda rilievi e perplessità, non trovo validi motivi per dire no alle Unioni civili e alla stessa stepchild adoption.

Negli anni ‘60 e ‘70 le coppie omosessuali venivano discriminate più di oggi e reagivano mettendo in discussione, frontalmente, l’istituto della famiglia. Ritenevano che l‘affermazione dei loro diritti si ponesse in contrapposizione con questa importante e insostituibile cellula della società. Oggi, grazio a Dio, mi permetto di aggiungere, non è più così. Le persone dello stesso sesso chiedono allo Stato di poter essere riconosciute come famiglia, senza sovvertirne regole e responsabilità. Insomma, c’è una domanda di non discriminazione, di uguaglianza e di pieno riconoscimento del ruolo della famiglia. Non è un segno dei tempi? Non è una evoluzione positiva da guardare e da accogliere con interesse? Non è un’apertura su cui esercitare un sano discernimento? Sbattere la porta in faccia a questa nuova realtà è un errore. Oggi è maturo il tempo affinchè la spinta progressista sia sostenuta, per consentire, ad esempio, ai cittadini omosessuali di non avvertire ostilità o emarginazione quando vivono la loro condizione di coppia. La loro spinta verso la famiglia è un fatto dirompente che avanza giorno dopo giorno nella società e che coinvolge figli e nipoti di molte famiglie, anche quelle impostate secondo i paradigmi più tradizionali.
L’Unione civile, insomma, può risultare un’opportunità in più per la stessa famiglia. Anche quindi mettendola sul piano dei propri convincimenti religiosi e ideali si possono trovare delle buone e solide motivazioni per condividere questo provvedimento e aprire una stagione che guarda con favore i diritti civili, affrontati non più con paure e con pregiudizi.

Riflettiamo adesso su un altro piano, quello della globalizzazione, ormai diventata una dimensione che entra nella vita quotidiana e che non può essere ignorata o sottovalutata. In Europa i Paesi più avanzati hanno elaborato e deciso da anni di dare forza e piena legittimazione ai diritti civili. Sulla condizione di coppia tra persone dello stesso sesso i principali Paesi hanno scelto la via maestra del matrimonio egualitario. Anche la Spagna, il Portogallo e l’Irlanda, Paesi a forte tradizione cattolica, hanno deciso di imboccare questa strada e i governi conservatori, che più di recente si sono succeduti, non l’hanno rimessa in discussione.
Una classe dirigente che valore dà al confronto con le realtà europee più avanzate? Le nuove generazioni italiane viaggiano, studiano, pensano in piena sintonia con i giovani che vivono nei Paesi dove non è più giustificabile la presenza di norme discriminatorie. Lo spazio giuridico di tutela dei diritti civili e sempre più comune e cogente. Penso che questo orientamento sia positivo e che il cuore del nostro Paese debba battere all’unisono con questi altri, anche per evitare che le nostre generazioni non si sentano rappresentate da una classe dirigente incapace di comprendere quella che ormai è una realtà.
In Italia, con il testo Cirinnà ci si orienta a scegliere una via moderata, già aperta diversi anni fa dalla Germania. Questa scelta più prudente può trovare l’accoglienza di un vasto arco parlamentare. All’inizio dell’iter sulle Unioni civili gli ostacoli sembravano insormontabili. A distanza di due anni il coraggio del Pd è stato premiato, tanto che su questo punto è sostanzialmente unito e solo una minoranza delle forze politiche si ostina ad essere ancora contraria.

Adesso, a torto o a ragione, tutta l’attenzione si concentra sulla stepchild adoption. Anche qui se prevale l’etica della responsabilità la soluzione presente nel testo Cirinnà è quella più appropriata. Il testo, infatti, a differenza di quanto normato negli altri Paesi, prevede la possibilità di adozione soltanto dei figli del partner, con una procedura sottoposta ad un controllo rigorosissimo del giudice. Esiste già di fatto una relazione genitoriale quando il partner si prende cura, accudisce, protegge il figlio del genitore biologico. Una relazione genitoriale che va formalmente riconosciuta a garanzia soprattutto del minore. La stepchild adoption, insomma, si colloca normativamente dalla parte dei figli.

L’affido rafforzato invece, è una soluzione meno adeguata da questo punto di vista, perché è un istituto pensato per sostituire i genitori di una famiglia che esiste e vive una grave condizione di marginalità. Si protrae per un tempo limitato, due anni, e i genitori affidatari possono tirarsi indietro in qualsiasi momento.
Insomma, come si può secondo l’etica della responsabilità chiudere gli occhi e disconoscere la realtà che nella vita quotidiana è di tipo familiare e l’esercizio della responsabilità genitoriale è concreto e manifesto? Come si può far correre al figlio il rischio di finire in un istituto qualora il genitore naturale venga meno? Ma anche se dovessimo ragionare secondo l’etica della convinzione prevalgono gli argomenti a sostegno della scelta dell’adozione. Perché? Semplice, se si ritiene infatti, che deve prevalere la tutela del bambino, l’adozione, più dell’affido, responsabilizza il genitore adottivo, detta regole più stringenti e promuove una visione pro famiglia.

Contro l’adozione speciale si agita lo spauracchio del cosiddetto “utero in affitto”. Va ancora una volta ribadito che in Italia tale possibilità è vietata. Le statistiche ci dicono che a ricorrere a tale pratica all’estero sono per il 90% dei casi coppie eterosessuali. Perché allora utilizzare questo argomento solo contro le coppie formate da persone dello stesso sesso? Non si rischia anche qui di far rientrare in gioco, anche senza volerlo, un pregiudizio discriminatorio relativo all’orientamento sessuale? Delle due l’una: o l’utero in affitto non è uno scandalo, oppure lo è per qualsiasi tipologia di coppia. Ma in Italia, non mi stancherò mai di ripeterlo, con la proposta del Pd non si elimina il divieto di ricorre a tale pratica.

Tra pochi giorni, finalmente, l’Aula del Senato sarà chiamata a valutare e decidere. Conservatori e progressisti avranno altri ulteriori momenti di confronto, così anche l’opinione pubblica italiana. Alla fine non bisogna avere paura del voto del Parlamento. Bisogna lavorare con tutte le energie possibili al dialogo e alla ricerca di convergenze. Differenze e contrarietà saranno comunque presenti in tutti i gruppi parlamentari. È normale che ciò avvenga, vista la portata della questione. Anche il voto segreto non deve essere guardato con timore, anzi può diventare una risorsa, purché utilizzato con lealtà, per consentire al Parlamento di esprimersi nelle migliori condizioni possibili. Molti di noi ci impegneremo perché, al di là delle legittime convinzioni personali, possa prevalere l’etica della responsabilità e così scrivere insieme una bella pagina di storia a sostegno delle Unioni civili.

 

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