Unioni civili, una vittoria che dimostra la necessità di un centrosinistra ampio

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Un momento della protesta durante la manifestazione contro il Ddl Cirinnà organizzato da "Sentinelle in piedi" presso piazza Lagrange a Torino, 23 gennaio 2016.
ANSA/DRNALESSANDRO DI MARCO

Il Partito democratico rappresenta l’architrave dello schieramento progressista, che però ha bisogno anche di altri contributi

Ho pianto ascoltando l’intervento di Monica Cirinnà nell’aula di palazzo Madama, quindici minuti pieni di Italia.

Ogni parola era intrisa del tessuto sociale nazionale, ogni respiro fra le frasi rappresentava difficoltà, sogni e speranze di centinaia di migliaia di nostri concittadini, ogni sussulto d’emozione trasudava un principio della nostra grande Costituzione Repubblicana e uno slancio di coraggio in sua difesa da parte di ogni italiano, anche di chi con questa legge non è d’accordo. Ebbene sì, perché questa legge difende ogni cittadino prima di tutto da potenziali sue proprie derive anticostituzionali, ogni qualvolta ritiene che la negazione di un diritto naturale della persona sia un viatico all’affermazione di altri diritti naturali della persona nella formazione sociale in cui essa svolge la sua esistenza e della formazione sociale stessa, intesa come famiglia.

Ho pianto per le storie che hanno affollato la mia infanzia e la mia adolescenza, quelle di ragazzi omosessuali costretti ad andare via dal proprio paese verso grandi città o addirittura all’estero, quella di persone che sono arrivate a togliersi la vita perché strette nella morsa del bullismo resa ancora più stretta e implacabile dal fatto che quello stesso bullismo, agli occhi sia della vittima che del carnefice, sembrava quasi giustificato dalla totale indifferenza della giurisprudenza italiana verso uno strato di popolazione, come se si facesse finta di non vederla. Le storie di Marco, Francesco, Filippo, Lorenzo, Ludovica, Isabella, Federica, Bianca, Alice, Jonathan, Alessio e tanti tanti altri.

Ho pianto anche perché mi sono sentito parte di una grande comunità politica di uomini e donne di responsabilità e di Stato. Lo dico a tutti gli amici e soprattutto ai compagni di tutto il vasto schieramento liberale nel senso umanistico del termine, per cui si vuole che alle facoltà dell’uomo sia dato libero sviluppo, e al suo interno di quello politico della sinistra: stiamo per festeggiare la parziale vittoria (tengo a definirla così perché quella totale spetta alla mia generazione con la conquista del matrimonio egualitario e del riconoscimento dell’istituto familiare anche per le formazioni sociali basate su una coppia omosessuale) di una storica battaglia della sinistra e dell’universo progressista grazie alla spinta decisiva del Partito democratico.

Non ci basta questo per capire che il Partito democratico è e sarà per sempre l’architrave su cui il fronte dei progressisti, e dunque anche e soprattutto quello della sinistra, porta il peso delle proprie battaglie? Non ci basta questo per capire quanto sia un errore fratturare una comunità politica e quanto invece si dovrebbero far fruttare queste forze all’interno di un grande schieramento progressista, che faccia delle diversità la più grande risorsa per una sintesi positiva volta al cambiamento dell’Italia e del mondo? Il mio appello, le mie domande, non sono solo rivolti al popolo fuori dal Pd, ma anche al gruppo dirigente del Pd, che deve favorire questo progetto di inclusione con una sostanziale modifica della legge elettorale che permetta il sorgere di coalizioni che possano, come scritto nel passaggio precedente, convogliare le diversità in un processo di sintesi propositiva.

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