Unioni civili, sulla stepchild adoption serve un nuovo equilibrio

Diritti
Un momento della manifestazione 'Difendiamo i nostri figli' contro il ddl Cirinnà, le unioni civili e quelle omosessuali a piazza San Giovanni, Roma, 20 giugno 2015. ANSA/ETTORE FERRARI

Occorre individuare con saggezza quale possa essere il punto in grado di rispettare tutte le sensibilità

L e questioni che afferiscono alla coscienza, quando vengono trattate in politica, hanno una caratteristica comune: passano attraverso gli schieramenti, a significare che la loro inevitabile natura politica è di tipo diverso da quella degli altri temi. Non può sfuggire certo, a questa sorta di regola, il tema delle unioni civili. E commetterebbe un grave peccato di insensibilità chi volesse semplificare e banalizzare il tutto in termini di schieramenti contrapposti: da una parte il progresso e dall’altra l’oscurantismo. Oltre che falso, sarebbe un modo infantile e rozzo per definire schieramenti che sono solo nella mente di chi li suggerisce.

Possiamo dire una cosa con grande semplicità: la formazione di una legge simile non può che essere “tormentata”. Ma non nel senso di ostacolata o sofferta per la presenza del Vaticano o di una antica cultura anti omosessuale o altro. Anzi, il fatto che una proposta di legge come questa sulle unioni civili sia incardinata in parlamento segna una evidente “rivoluzione”. Non solo. In uno Stato democratico, tra i compiti del governo o del parlamento, non c’è quello di imporre visioni del mondo, delle relazioni tra gli esseri umani o un modello di famiglia. Al massimo, e questo è giusto, si norma quando si capisce che una certa rivoluzione sociale è già stata metabolizzata, fatta propria dai cittadini nella loro maggioranza. Il divorzio o l’aborto sono diventati legge seguendo questo percorso. Ciò che è frutto della coscienza più profonda non può essere anticipato dalla legge ma solo riconosciuto quando il mutamento, già avvenuto, appare evidente. Non a caso il segretario del Pd ha lasciato libertà di coscienza.

Cattolici o no, di destra o di sinistra o di centro, ormai i parlamentari italiani hanno compreso che esiste un diffuso consenso al riconoscimento delle unioni civili. Si tratta invece di capire, in una successione di aggiustamenti e affinamenti, quali sia il punto di equilibrio. Equilibrio e non mediazione. Qui non si tratta di fare a metà tra il troppo e il poco. Ma di individuare con saggezza quale possa essere il punto attorno al quale si possano ritrovare, e rispettare, tutte le sensibilità su un tema nel quale non sono coinvolti i programmi di questo o quel partito, ma la visione etica che ciascuno di noi si porta dentro.

Il problema non era, e non è, essere pro o contro la legge sulle unioni civili (ricordiamo che la bozza iniziale parlava di matrimonio). Si tratta invece di capire, in una successione di aggiustamenti e affinamenti, quale sia il punto di equilibrio, specialmente su passaggi normativi le cui ricadute sono tutte da verificare. È il caso per esempio della stepchild adoption, della possibilità da parte di uno dei componenti della coppia di adottare il figlio del partner. Questo è un punto che interroga le coscienze in modo cruciale perché riguarda non solo la coppia ma anche e specialmente i bambini, che hanno diritto ad avere ogni possibile garanzia. Compresa quella di non nascere all’estero in un utero in affitto, pratica illegale in Italia ma che secondo molti potrebbe ricevere un incentivo dalla possibilità automatica di adozione del bimbo una volta nato. Non è una certezza, piuttosto un dubbio responsabile. Per questo al posto della stepchild adoption molti, tra cui chi scrive, pensano che l’affido rafforzato sia un istituto più consono a tutelare i bambini, senza togliere la possibilità di adozione, che potrà comunque eventualmente determinarsi al compimento del diciottesimo anno di età, ma rinforzando le responsabilità della coppia.

È questo uno dei passaggi più delicati, suscettibile ancora di perfezionamento, ma senza costringere questo dibattito in un campo di battaglia tra fantomatici buoni e cattivi. Al contrario, specialmente in queste ore e in questi giorni, serve riconoscere la libertà di ricercare non una mediazione partitica, ma di un punto di equilibrio politico tra le coscienze e le sensibilità diverse. Disconoscere questo principio è il principale ostacolo a una buona legge, attesa da anni nel Paese, e che anche in modo tormentato, ma non in modo strumentale deve venire alla luce.

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