Unioni civili non siano matrimonio

Diritti
Un momento della festa in Campidoglio per il Celebration Day nel corso dellaz qualei si iscrivono collettivamente nel registro delle unioni civili coppie di omosessuali e eterosessuali. In sala della Protomoteca, davanti ai consiglieri celebranti, uomini e donne si sono baciati, scambiati gli anelli e hanno pronunciato i loro "sì". Nella sala ad assistere alla cerimonia ci sono parenti e amici dei protagonisti della giornata, anziani e bambini, che applaudono emozionati, Roma, 21 Maggio 2015.ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Riconoscere i diritti delle coppie omosessuali, ma ci sia distinzione tra unioni civili e matrimonio

Una delle frasi più emblematiche di Papa Francesco è, per me, quella che più o meno recita: “Chi sono io per giudicare?”. Un messaggio che può essere mutuato anche nel dibattito civile, al quale tutti hanno ovviamente diritto di partecipare. L’approccio dal Papa suggerito è la chiave per evitare il ritorno alle logiche dei guelfi e dei ghibellini o a quella degli opposti integralismi, logiche perdenti e negative. Su queste premesse, rispetto al confronto sulle unioni civili, mi pare necessario chiarire l’ambito, nel quale si muove la mia riflessione. Come cittadino e come parlamentare, lo spazio non può che essere quello costituzionale: è una questione, infatti, di diritti della Persona da valutare alla luce dei precetti costituzionali.

Come posso, alla luce degli artt. 2 e 3 Cost., anteporre le mie convinzioni personali di natura religiosa. O pensare di imporre alla società la visione di una religione? Ho il dovere di testimoniare, nella quotidianità, convinzioni e visione religiose, nella misura in cui ne sono capace e nei limiti della mia visione, ma non posso pretendere che debbano essere imposte a tutti, anche a chi sia ateo. La libertà della Persona è costituzionalmente sacra, pur se non può significare anarchia (questo è, però, un altro tema). Se il punto d’osservazione è questo devo riconoscere il diritto degli affetti e della loro formalizzazione sia per chi convive “more uxorio”, sia per chi vive una relazione affettiva di carattere omosessuale. L’art. 3, II comma, Cost. (che richiama “La Città di tutti per tutti” di Giuseppe Lazzati), infatti, mi rende doveroso il rispetto di queste aspettative: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana….”. E tale sviluppo deve essere garantito “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (art. 3, I comma, Cost.). Certamente, il tutto deve muoversi nel contesto costituzionale, e, quindi, nel rispetto degli altri valori, compresi quelli della famiglia (art. 29 Cost.). Quale sarà la sintesi finale sulle unioni civili e sulle convivenze non mi è dato di preconizzare, ma è un’opinione condivisa che la disciplina non debba creare confusione tra fattispecie (matrimonio, unioni civili e convivenza) che sono, ontologicamente diverse. Certamente, nonostante questo, vi sono questioni ancora aperte, quali quella successoria e quella delle adozioni. Quanto alla prima, personalmente ritengo che, alla luce dell’art. 29 Cost. e della distinzione tra matrimonio e le unioni civili (“specifica formazione sociale” ai sensi dell’art. 2 Cost.), la disciplina successoria dovrebbe far salvi i diritti maturati nel contesto di matrimoni precedentemente contratti dai partner delle unioni civili.

Quanto al delicatissimo tema dell’adozione, penso che, ricordando taluni scritti del Card. Martini, la riflessione debba partire dal diritto alla continuità affettiva del bambino, che è una creatura quale che sia il metodo di concepimento. Tale continuità affettiva può essere realizzata anche con il c.d. affido rafforzato (affido ammesso, senza scadenza intermedie, fino al 18° anno di età), questa forma di affido, sempre a tutela del minore, potrebbe essere accompagnata dalla previsione dell’adottabilità da parte dell’altro partner, in caso di morte del padre o della madre naturali. La riflessione è ancora aperta e c’è un percorso parlamentare aperto, che consente ogni approfondimento teso alla miglior sintesi e non certo a bloccare la legge, che deve essere approvata. Un’ultima riflessione: può un cattolico impegnato in parlamento fare obiezione di coscienza su questi temi? Personalmente, penso che lo possa fare in caso di violazione di principi costituzionali, non in caso di contrasto con la propria credenza religiosa, perchè diversamente si finirebbe nella logica dello stato etico. Ho scritto queste righe perché, come sempre, sento il dovere di metterci la faccia come uomo e come politico. Questo richiede, infatti, la politica come servizio e, per me, come valore. E mi si lasci dire che la ricostruzione dei valori è la vera sfida di questo tempo. Un compito difficile, che credo richieda non la precettistica, ma l’ascolto e la testimonianza di valori, che, nella società, possono essere ricostruiti e non imposti. Questa è la missione civile del cattolicesimo democratico, alla quale, con tutta l’umiltà del caso, mi sento vincolato.

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