Unioni civili, la mediazione verso l’alto

Diritti
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Troppe sono state fino a oggi le vite spezzate che dallo Stato hanno ricevuto una porta in faccia, senza alcuna garanzia per i loro affetti

In Italia la realtà familiare è profondamente mutata, ma non altrettanto ha fatto la legislazione in questi anni. Oggi si sono affermati più modelli familiari che richiedono norme di tutela e di riconoscimento per evitare discriminazioni e disparità di trattamento come previsto dai nostri principi costituzionali e dai continui richiami dell’Europa, compresa l’ultima condanna all’Italia da parte della Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo. Le coppie dello stesso sesso, dunque, hanno il diritto di poter realizzare al meglio il proprio progetto di vita e chiedono un riconoscimento per poter contribuire allo sviluppo di una società più giusta, solidale e coesa.

Dobbiamo ricordare che quando si parla di unioni civili ne va, oltre che del benessere individuale di tante persone gay e lesbiche che scelgono di costruire un progetto di vita insieme, anche del sereno sviluppo di tanti bambini cresciuti da coppie dello stesso sesso, che non vedono rispettato il loro diritto a una serena vita familiare con chi, con amore, li cresce, li cura, li istruisce, li accompagna verso l’età adulta pur non essendo il genitore biologico. Il nuovo disegno di legge che andrà in aula al Senato, sottoscritto da moltissimi senatori del partito democratico, è un testo che va in questa direzione, volendo dare finalmente rilevanza giuridica alle unioni omosessuali ma soprattutto protezione alla relazione tra il bambino e chi si occupa di lui; è lo stesso impianto voluto sin dall’inizio da Matteo Renzi, in linea con la sentenza della Corte Costituzionale n. 138 del 2010.

Certo, si tratta di una mediazione tra chi è favorevole all’estensione del diritto al matrimonio per le coppie gay e lesbiche e chi opta per una tutela più blanda; ma si tratta di una mediazione alta, condotta con grande fatica dal gruppo parlamentare del partito democratico e frutto di un lavoro condiviso tra Camera e Senato. Mi preme soffermarmi sulla stepchild adoption, il punto del ddl maggiormente oggetto di dibattito e anche, purtroppo, di molta disinformazione: alcuni vorrebbero impedire che uno dei due partner dell’unione civile possa adottare il figlio biologico o adottivo dell’altro, facoltà già concessa dalla legge sulle adozioni alle coppie eterosessuali sposate. Non stiamo parlando di adozione ‘tout court’ ma di figli che vivono già all’interno delle coppie dello stesso sesso. Al riconoscimento pieno del secondo genitore tramite la stepchild adoption, infatti, alcuni vorrebbero contrapporre un cosiddetto ‘affido rinforzato’. Un istituto che risulta però del tutto inadeguato, poiché a tempo determinato e pensato per ovviare al disagio che i bambini vivono in alcune famiglie problematiche. Ne nascerebbe una sorta di ‘mostro giuridico’ non contemplato in nessun ordinamento, che avrebbe come unica conseguenza quella di discriminare i bambini negando l’uguaglianza tra i genitori. Qui si tratta invece di riconoscere finalmente la responsabilità genitoriale di un compagno o di una compagna, guardando prima di tutto al miglior interesse del minore: concedere l’affido anziché l’adozione vorrebbe dire privare il bambino della qualifica di figlio legittimo rispetto al secondo genitore, che sarebbe condannato a una perenne precarietà giuridica. Sarebbe infatti un giudice a decidere sul futuro di quel bambino in caso di morte del genitore naturale, instaurando un iter giudiziario non scevro da difficoltà e ostacoli ed esponendo il minore a traumi o, peggio, rendendolo vittima di possibili contese, almeno fino al compimento della maggiore età. Perché, dunque, costringere un ragazzino, solo a causa dell’orientamento sessuale dei genitori, a continue trafile giudiziarie quando il legislatore può dare nell’immediato una soluzione al problema senza mortificare il suo diritto a una vita familiare stabile? Troppe sono state fino a oggi le vite spezzate che dallo Stato hanno ricevuto una porta in faccia, senza alcuna garanzia per i loro affetti; troppe le famiglie considerate fantasmi: uomini, donne e bambini che attendono finalmente un segnale chiaro dalla politica. Il nostro compito è che smettano di sentirsi considerati cittadini di serie B e possano finalmente essere guardati con occhi diversi dal loro paese, certi che nello Stato non vi sia un nemico da combattere ma un punto di riferimento per poter partecipare attivamente, senza distinzioni, all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

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