Unioni civili, Di Giorgi: “Ecco perché voglio l’affido”

Diritti
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La senatrice Pd è tra i cattolici dem firmatari del documento contrario alla stepchild adoption

Decisa a trovare il punto di mediazione, una cosa non mette in dubbio Rosa Maria Di Giorgi, senatrice Pd tra i cattolici dem firmatari del documento contrario alla stepchild adoption: «Io la legge sulle unioni civili la voglio. È una grande riforma civile». Ieri la senatrice dem toscana ha limato il testo dell’emedamento che vuole sostituire l’adozione del figlio del partner.

L’emendamento introduce l’affido rafforzato. In cosa consiste? «Noi partiamo da fatto che siano tutelati tutti i diritti del bambino. Pensiamo che l’adozione non sia la soluzione migliore, del resto oltre il 70% degli italiani, nei sondaggi, è d’accordo con le unioni civili ma non con l’adozione nelle coppie gay.

Forse perché si è fatta una certa confusione tra adozione, stepchild e utero in affitto? «Sì, c’è confusione, ma non per colpa nostra. Mantenere la stepchild adoption, però, sarebbe come lasciare aperta una strada per le adozioni tout court. Nella legge si parla di bambini che esistono già nella coppia omosessuale e ai quali devono essere garantiti tutti i diritti. Con l’affido rafforzato tutti e due i genitori si occupano del bambino, il quale a 18 anni può farsi adottare».

Chi sostiene il testo attuale dice che l’affido è temporaneo, non tutela il figlio in modo definitivo E al diciottene che non vuole farsi adottare cosa succede? «Se il diciottenne decide di non fersi adottare resta l’affido al partner del genitore. Un’altra obiezione che viene sollevata è sul patrimonio, perché il passaggio non è più diretto ma in via ereditaria».

E a questo come pensate di ovviare? C’è anche l’impossibilità per i conviventi, eterosessuali, di avere la reversibilità della pensione. «Nelle coppie gay può essere assegnata una dote al bambino, seguendo le formule del diritto civile sul patrimonio. In caso di morte del genitore affidatario, in un’unione civile a ereditare è il partner, dal quale il figlio naturale erediterà a suo tempo. Sulla seconda parte della legge che riguarda le convivenza fra eterosessuali in commissione sono stati un po’ affrettati. Anche su questo presenteremo delle correzioni».

Ma con l’affido in che modo si impedisce il ricorso all’utero in affitto, rispetto alla stepchild? «Non lo esclude ma non lo incentiva. L’utero in affitto è una pratica immorale, illegale in Italia, ma deve esserlo anche per chi va a farlo in altri Paesi. Certo la questione non si pone per le donne, ma per gli uomini omosessuali. Una coppia gay non può avere un figlio con una maternità surrogata. Non è accettabile».

Sono in gran parte coppie eterosessuali a usare l’utero in affitto. «Giusto, non c’è alcuna differenza per me, questa mentalità che vede come un diritto a tutti i costi di avere un figlio pone un problema morale e civile molto forte».

C’è poi il fronte politico. La legge rischia di fermarsi su questo? «Ma no, ora l’emendamento può anche essere cambiato prima di consegnarlo il 22. Va cercata una mediazione, procedere con intransigenza, con l’idea di mantenere il testo così com’è a ogni costo, non porta a niente. Nel Pd si può trovare la soluzione per approvare la legge anche con il voto di tutta la maggioranza di governo. E di Ap».

Ci sono i voti dei 5 Stelle, di Sel e forse anche una parte di Fi. «Sarebbe bellissimo se la votassimo tutti. Ma se il punto divisivo tocca l’alleato di governo va cercata una soluzione. Ora abbiamo aperto il dibattito, ma possono arrivare altre mediazioni fino a un voto unanime del Pd con gli alleati. Perché noi siamo assolutamente d’accordo con la legge sulle unioni civili. E a Gay.it ho detto che non è vero che non la voterò, non l’ho mai detto. Sostengo le unioni civili da sempre».

Renzi e i capigruppo puntano a non cambiare il testo né a stralcciare la stepchild. Se resterà così voterete la legge? «Il testo non cambia, ma in aula si discuteranno gli emendamenti e lì si dovrà trovare la quadra. Se resta la stepchild ci conteremo, daremo battaglia in aula, ma io credo fermamente ai tavoli della mediazione».

Non si crea una ferita nel Pd? «No, siamo un partito con tante sensibilità, è uno dei tanti dibattiti nel partito, niente di violento».

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