Benvenuta a una legge imperfetta

Unioni civili
Un momento della protesta durante la manifestazione contro il Ddl Cirinnà organizzato da "Sentinelle in piedi" presso piazza Lagrange a Torino, 23 gennaio 2016.
ANSA/DRNALESSANDRO DI MARCO

Quella approvata non è la migliore legge possibile. Ma sarebbe stato peggio se fosse stata bloccata o snaturata da qualche voto segreto

Bella o brutta che sia, la legge sulle unioni civili corona positivamente una lotta politica durata oltre quaranta anni per la libertà e la pari dignità civile e politica degli omosessuali.

Si era nel 1974, alla vigilia del referendum sul divorzio, quando Angelo Pezzana, Alfredo Cohen e pochi altri decisero di togliere le interpunzioni dalla sigla del F.U.O.R.I. (Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano) che, senza più alcuna qualificazione ideologica e rivoluzionista, divenne quasi un grido di llibertà: FUORI!, fuori dall’ipocrisia della società, fuori dalla clandestinità cui essa ti costringeva, fuori dai ghetti della vergogna e della discriminazione. E chiesero, quei pochi coraggiosi, l’adesione al Partito Radicale (a chi altri se no?) che stava per conseguire con il referendum la prima significativa vittoria della sua a lungo solitaria politica per i diritti civili, divenendone uno dei movimenti federati al pari del Movimento di Liberazione della Donna, della Lega italiana per l’istituzione del divorzio, della Lega per l’abolizione del concordato, del Fronte italiano invalidi, della Lega degli obiettori di coscienza.

Poi vennero molte altre sigle, molte altre associazioni e anche una grande organizzazione della sinistra italiana dedicò con l’ARCI-Gay agli omosessuali una delle proprie associazioni.

Ma la prima significativa rottura avvenne in quei lontani anni settanta che non furono soltanto anni di piombo ma anche anni di riforme e di grandi lotte sociali, civili e politiche che modificarono positivamente la società e le istituzioni: «Gli anni di tutte le secolarizzazioni» come li definì spregiativamente qualche tempo fa l’ex ministro Sacconi. E avvenne con il Fuori nelle stanze polverose del Partito Radicale di Via di Torre Argentina 18.

La legge non è certo la migliore delle leggi possibili. E non tanto per lo stralcio delle adozioni del figlio del partner, che i giudici continueranno ad autorizzare valutando caso per caso non essendoci alcuna legge che le impedisca in attesa che una norma sia approvata, come si è impegnato a fare e a fare in tempi brevi il ministro della Giustizia nell’ambito della più generale riforma delle adozioni, quanto perché sarebbe stato preferibile che il riconoscimento e la regolamentazione legislativa delle unioni civili avesse riguardato allo stesso tempo le coppie di fatto omosessuali e quelle eterosessuali, come è avvenuto in altri Paesi.

Invece si è scelto di aggiungere a quella del matrimonio due diverse e tra loro differenziate regolamentazioni per le prime e per le seconde, probabilmente con l’unico scopo di mantenere in qualche modo in vita il marchio di una discriminazione proprio nel momento in cui si decide di superarla. Anche in questo caso c’è il desiderio di negare la realtà o di non tenerne conto come se si potesse davvero ignorare il fenomeno sociale della crescita ogni anno delle coppie di fatto eterosessuali a scapito dei matrimoni: un fenomeno non meno rilevante – per il numero di donne, di uomini e di loro figli che coinvolge – di quello delle convivenze omosessuali e non meno rilevante di quello che vede ogni anno aumentare i matrimoni civili a scapito di quelli celebrati con rito religioso.

Dispiace, certo, che la fiducia abbia bloccato ogni discorso di merito sugli articoli e gli emendamenti e che per due settimane si sia discusso soltanto di scelte procedurali. Un confronto aperto, anche il più duro, su una legge riguardante la vita delle persone, è ciò che ci si attende da un Parlamento degno di questo nome. Il non averlo fatto non ha giovato al sentimento democratico e alla crescita civile del paese e del resto non Gianfranco Spadacia Unioni civili, benvenuta legge imperfetta È stata coronata una lotta politica per la libertà durata oltre quarant’anni Un momento della manifestazione a favore dei diritti per le coppie omosessuali organizzata domenica scorsa a Milano. Foto: Ansa ci ha risparmiato manifestazioni di intolleranza e di volgarità fino alla dichiarazione di Alfano su ciò che è o sarebbe stato contro natura (che la misericordia di Dio lo perdoni).

Ma dobbiamo anche chiederci cosa sarebbe accaduto, come ci saremmo sentiti se oggi, invece di leggere sui giornali che la legge era stata approvata, avessimo letto che era stata bloccata o snaturata da qualche voto segreto.

Non è una legge perfetta. Ma per la prima volta sancisce alcuni diritti riconosciuti in tutta Europa e solo in Italia e forse in Polonia ancora negati. È toccato a un figlio di un vecchio democristiano toscano portarla al voto e riuscire dove Prodi e D’Alema, Veltroni e Bersani non erano riusciti. E neppure i Pacs o i Dico erano perfetti. Anche essi erano “compromessi al ribasso” come si è scritto forse ingiustamente e ingenerosamente di questa legge.

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