Unioni civili, basta con i ricorsi: ora serve una legge

Diritti
Un momento della festa in Campidoglio per il Celebration Day nel corso dellaz qualei si iscrivono collettivamente nel registro delle unioni civili coppie di omosessuali e eterosessuali. In sala della Protomoteca, davanti ai consiglieri celebranti, uomini e donne si sono baciati, scambiati gli anelli e hanno pronunciato i loro "sì". Nella sala ad assistere alla cerimonia ci sono parenti e amici dei protagonisti della giornata, anziani e bambini, che applaudono emozionati, Roma, 21 Maggio 2015.ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

La sentenza del Consiglio di Stato rappresenta un’ulteriore spinta rivolta al Parlamento e soprattutto al Pd

A qualche giorno di distanza dalla notizia che il governo non presenterà ricorso contro la sentenza CEDU che punisce l’Italia per la mancanza di una regolamentazione delle coppie same sex, proprio mentre la legislazione italiana sta violando il diritto delle persone LGBT alla vita privata e familiare ex articolo 8 della Convenzione Europea, arriva la doccia fredda del pronunciamento del Consiglio di Stato sulla vicenda della trascrizione dei matrimoni egualitari contratti in sede europea.

Intendiamoci, i matrimoni same sex erano improduttivi di effetti giuridici anche prima di questa sentenza, all’atto pratico cambia poco o nulla. Resta l’amarezza per il passo indietro che questa sentenza del giudice Deodato, dalle non celate simpatie per la Manif pour tous e Sentinelle in Piedi, fa fare al nostro paese.

Era infatti da “Schalk and Kopf vs Austria 2010″ che non si parlava di matrimonio “inesistente”. Con quella sentenza del 2010 la Corte aveva parlato di matrimonio non più inesistente ma inefficace perché incapace di produrre effetti giuridici in un ordinamento giuridico  che non prevedesse unioni civili o matrimonio egualitario. Questa sentenza è un passo indietro anche solo dal punto di vista ideologico, soprattutto alla luce della classificazione data dalla CEDU in quella sentenza del 2010 e seguita pedissequamente dal nostro giudice di legittimità. Allo stesso tempo però il Consiglio di Stato non fa che sottolineare l’importanza che questa materia venga disciplinata dal legislatore. Ancora una volta.

Si mette la parola fine a un dibattito fra corti finalizzato più al gesto simbolico che alla vera tutela di diritti e doveri per chi oggi diritti e doveri non ha. Ma non è più il tempo per le battaglie simboliche. Oggi i veri sconfitti, infatti, non sono i diritti civili. Non è la parità di diritti, doveri e dignità dei cittadini LGBT davanti alla legge.

Oggi il vero sconfitto è il partito dei ricorsi. Quel partito che pensava di cambiare il nostro ordinamento a colpi di sentenze e nelle aule dei tribunali, nazionali e internazionali. L’Italia non diventerà un Paese civile ed europeo grazie alla sentenza di un
giudice. L’italia diventerà un Paese civile ed europeo quando la politica la smetterà di abdicare al suo ruolo e il Parlamento tornerà ad essere “Il Legislatore”.

E ad oggi o questo ruolo glielo ridà il Pd o non lo farà nessuno. Ecco perché la classe dirigente del Pd non ha più scuse e non ha più alibi. Non è più il tempo della cautela, delle discussioni infinite e di “approfondimenti” tanto inutili quanto pretestuosi.
È il tempo di approvare, subito, il ddl 2081 di Monica Cirinnà sulle unioni civili.
E così com’è!

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli