Una volta aumentava il Pil ed eravamo tutti felici…

ControVerso
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Le cose gratis non fanno numero per il Pil. Migliorano lo stesso la tua vita, ma un prezzo da pagare c’è sempre

Ho sempre pensato che il PIL fosse come la benzina. Non decide lei la direzione del tuo viaggio, ma se ce l’hai nel serbatoio puoi scegliere dove andare, se invece non ce l’hai rimani a guardare le pareti del garage. Per cui è vero che il PIL non misura la felicità e tutte quelle belle cose che diceva Bob Kennedy in un suo celebre discorso, ma comunque è un buon punto di partenza. Se hai un lavoro, un tetto sulla testa e alcune altre cose, puoi dedicarti alla ricerca della felicità.

Altrimenti la vedo dura a meno che tu non abbia scelto la carriera di monaco tibetano. Fino a ieri, ma comincio ad avere dei dubbi. Mi ha colpito un’affermazione: «Il sogno della mia generazione era di possedere un’automobile. Il sogno dei miei figli di possedere un abbonamento ad un car sharing». Risultato: spostarsi in macchina diventa più facile, ma gli acquisti di auto diminuiscono. Figurarsi quando arriveranno le auto senza autista che le chiami con un fischio e le molli dove vuoi tanto tornano a casa da sole. I benefici netti per tutti sono enormi, ma il Pil crescerà ancora con gli stessi ritmi con un numero di automobili in circolazione assai inferiore?

Sì, va be’ mi risponderà qualcuno, intanto si apre un nuovo enorme mercato, poi si vedrà, come è sempre stato. Giusto. Ma la sensazione che il benessere cominci ad essere disconnesso dalla crescita di alcune grandezze fisiche, che tradizionalmente servono alla misura del PIL, comincia a farsi consistente. L’esempio più lampante è quello di internet che ti regala un sacco di cose quasi gratuitamente. Tu sei più informato, ascolti più musica, vedi più film, ma in compenso chiudono i giornali, le edicole, i negozi di dischi, ecc. E le cose gratis non fanno numero per il Pil. Ma migliorano lo stesso la tua vita.

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