Una strada per il lavoro

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Un milione di posti in più puntando sui servizi e sul taglio dell’orario

L’ Istat dice che per il secondo mese consecutivo, maggio e giugno, l’occupazione è calata di 40mila unità rispetto ad un anno prima. Ci dice anche che il tasso di disoccupazione è ancora superiore al 12%, ma quest’indicatore significa poco essendo simile a quello europeo. Il vero indicatore dello stato occupazionale è il tasso di occupazione, di 10 punti inferiore a quello europeo. L’FMI avverte l’Italia: «Servono 20 anni per riavere gli occupati di prima della crisi». Può anche essere, anche se è improbabile, secondo me ci vorrà meno per arrivare ai 23 milioni di occupati del 2008, e comunque l’obiettivo dipende dalle politiche del lavoro. Le previsioni a medio lungo termine si basano sugli andamenti a medio e lungo termine, che sono i seguenti. L’occupazione in Italia era di 22,4 milioni di persone nel 2004 ed è rimasta quasi la stessa dieci anni dopo, malgrado un aumento di popolazione di quasi 4 milioni, tutta da immigrazione. In conseguenza i tassi di occupazione sono fortemente scesi dal 58,3% al 55,6% dieci punti in meno rispetto all’eurozona (65%). In teoria servirebbero 4 milioni di nuovi posti lavoro per raggiungere la media europea. L’obiettivo è fuori delle cose possibili a 10 anni, ma non è da escludere un obiettivo occupazionale inferiore, almeno 1 milione di occupati in più a 10 anni (2024) e possibili 2 milioni in più se si fanno politiche di redistribuzione del lavoro e di orario simili a quelle tedesche.

In tutti i Paesi industriali la deindustrializzazione è stata compensata dalla terziarizzazione. L’Italia, che ha il più basso peso dei servizi, ha anche il più basso tasso di occupazione e il più alto tasso di disoccupazione. Previsioni di occupazione possibili al 2024 presuppongono il seguente quadro macroeconomico nel decennio 2014-2024: una crescita minima del Pil dell’1% annuo, della produttività dello 0,6% e dell’occupazione dello 0,4%, tutti obiettivi alla portata del potenziale di sviluppo del Paese se si abbandonano le politiche suicide di austerità europee in favore di politiche neo keynesiane e di maggiore solidarietà europea e di investimenti su scuola e risorse umane. Ma soprattutto, predisponendo un piano Servizi dettagliato per settore, si potrà facilmente ottenere una crescita di occupazione terziaria di almeno 1 milione di unità nel decennio (nel decennio precedente l’occupazione terziaria era aumentata di 1 milione).

La crescita di un milione di occupati nei servizi è nell’arco delle cose possibili, compenserebbe le ulteriori inevitabili piccole perdite nei settori produttivi e produrrebbe un aumento occupazionale complessivo di circa 1 milione di unità in 10 anni. Per l’industria manifatturiera si è previsto un leggero calo, -185mila unità rispetto alle -450mila del decennio precedente. L’obiettivo non è facile perché significa arrestare un trend tuttora in corso di perdite per decine di migliaia di posti lavoro ogni anno. Per ottenere quest’obiettivo ottimale sarà necessario un serio piano industriale da varare in collaborazione con imprese e sindacati, come si fece col Piano Industria 2015, elaborato da Bersani sotto il governo Prodi. Un piano che incentivi le imprese e le produzioni potenzialmente competitive e non sprechi risorse per le produzioni energivore e/o irrecuperabili. Solo per i servizi si è previsto un aumento di occupazione da considerare minimo» di 1 milione di unità lavorative nel decennio, minimo nel senso che si potrebbe ottenere anche di più realizzandosi condizioni macroeconomiche, internazionali e nazionali, più favorevoli di quelle vigenti e qui previste.

L’aumento di 1 milione di unità ci sarà solo se si comincerà a discutere di servizi con più impegno di quanto si sia fatto sin’ora da parte di accademici, politici, industriali e sindacalisti. E se si elaborerà un vero Progetto Lavoro del Terziario, articolato in varie sezioni dedicate a Servizi chiave per sviluppo ed occupazione come, Energia, Turismo, Cultura, Commercio interno ed estero, Logistica, Istruzione, Università e Ricerca, Pubblica amministrazione, Servizi per le imprese e studi professionali, Servizi per le famiglie, Sanità. Col 60% di tasso di occupazione al 2024 saremmo ancora lontani dagli obiettivi di Lisbona e dal tasso di occupazione europeo del 65%, per cui servirebbero altri due milioni di posti lavoro, in aggiunta a quelli qui previsti. Andrebbe allora aperto un discorso sulla redistribuzione del lavoro, come fatto in molti Paesi del Nord Europa, dove la durata annua del lavoro non supera le 1500 ore contro le 1800, media dell’Italia. È il tema delle politiche dell’occupazione in periodi di bassa crescita economica, come hanno fatto in Francia con la legge delle 35 ore di Marcelle Aubry, (tanto criticata ma mai abolita da Sarkozy), in Germania con la Kurzarbeit (lavoro corto), in Olanda col part time volontario e così via.

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