Una società nuova

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epa05409615 Democratic 2016 US presidential candidate Hillary Clinton (R) appears at a campaign rally with US President Barack Obama (L) at the Charlotte Convention Center in Charlotte, North Carolina, USA, 05 July 2016.  EPA/ERIK S. LESSER

Cinque pensieri per questa estate del nostro scontento. Per questo tempo di fuoco e di violenza che ci tocca di vivere

Cinque pensieri per questa estate del nostro scontento. Per questo tempo di fuoco e di violenza che ci tocca di vivere. Al crepuscolo di questo luglio iniziato con la strage di Dacca e proseguito, seguendo una bava di sangue in molte parti del mondo, fino all’orrenda esecuzione di un sacerdote in una chiesa. Un mese di orrore globalizzato che rischia di renderci persino assuefatti , narcotizzati, impotenti. Primo pensiero: si potrà amare o no Hillary Clinton ma è certo che ora dalla sua vittoria dipende buona parte del futuro prossimo della terra. Non esagero. Pondero le parole. La demagogia intollerante è pericolosa in un paese europeo ma può essere devastante quando si abbina con il massimo del potere economico e militare, con il possesso della valigetta nucleare. Se vincesse Trump l’America cambierebbe pelle. E con lei il mondo. Il linguaggio, il tono, i contenuto dei discorsi del magnate – figura che solo in questo tempo di stupido caos può apparire anti- establishment – alimentano il fegato di un paese nascosto e carico di rancore, paura, odio. “È l’essere sociale che determina la coscienza” diceva il vecchio Marx. Non sempre è vero ma certo lo è quando una crisi economica o mutamenti strutturali del modo di produrre cambiano i paradigmi dell’esistenza. È un paradosso, certo, ma Trump usa, ad esempio, in difesa dei posti di lavoro schiantati dalla concorrenza straniera, toni che possono parlare anche a “sinistra“ . È un nuovo mix, ambiguo e straniante, che i democratici faranno bene a tenere d’occhio.

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