Una sera nella tana del lupo a discutere con Travaglio del Sì e del No

Referendum
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Una assemblea partecipata dice come l’estremismo di sinistra abbia trovato casa nel M5S

Cinema L’Aquila, quartiere del Pigneto, Roma, ieri sera. Platea piena, 15o persone: tutte, a occhio, per il No al referendum. Tranne me, invitato a sostenere le ragioni del Sì dal Municipio che aveva organizzato l’iniziativa, mia moglie e una sua amica. Per il No, prima Silvia Truzzi e poi Marco Travaglio. Ovviamente abili. Qui Il M5S ha avuto moltissimi voti e governa il Muncipio. Discussione difficile, in maniche di camicia, più di due ore, un po’ di giusta tensione, mi passa pure la febbretta che avevo, e insomma alla fine Paola Taverna mi dice che ho avuto coraggio a venire a parlare “nella tana del lupo”.

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Una serata di battaglia. A me ha ricordato molto le atmosfere da anni Settanta ma per fortuna il tempo ha cancellato i gesti violenti di allora. Il Pigneto, questo piccolo Greenwich Village fra la Prenestina e la Casilina, è un punto di incontro di una grande zona romana dove da sempre l’estremismo di sinistra è forte. Dalla serata di ieri ho capito alcune cose.

1. L’estremismo di sinistra, negli anni Settanta e in parte anche dopo, in alcune zone di Roma è stata una cosa seria. Forte. Egemone. Ha preso corpo nella particolare marginalità romana – giovani senza lavoro, zero punti di aggregazione e di cultura, degrado urbano. E contestazione radicale del “comunismo” dei padri – in passato in questa parte della Capitale il Pci era il Pci. A San Lorenzo si era fatta la Resistenza, a Villa Gordiani, ricordavano i vecchi, i nazisti (i nazisti!) non erano riusciti a entrare, Torpignattara era rossa, il Quarticciolo anche. Ma i figli degli anni Settanta si rivoltarono contro il riformismo del Pci. Alcuni finirono male, scottati dal terrorismo. Via dei Volsci non è lontana, l’Autonomia Operaia era fortissima, cacciò Luciano Lama dall’Università in un giorno umido e freddo del febbraio 1977.

Bene, questo stesso magma estremista, con forti punte nichiliste, ha trovato adesso nel Movimento Cinque Stelle il suo punto di caduta, la sua grande tenda ove ripararsi. Fra l’estremismo di sinistra “storico” e il grillismo c’è un nesso legato al terrore di una possibile vittoria della reazione in agguato, c’è la paranoica fobia di multinazionali, banche, JP Morgan, Stati Uniti (Obama compreso!), Unione europea, giù giù fino al Pd, Renzi, il jobs act, la buona scuola, il Sì.

Ieri sera ho creduto di vedere, mescolato a tante legittimissime opinioni, anche un grumo di odio verso il premier e il suo partito: lo stesso che vedevo trent’anni fa contro Berlinguer e Lama. Più in generale c’è disprezzo verso la politica tradizionale, ma siamo a pochi centimetri dall’astio verso la politica tout court.

Il grillismo si nutre, e alimenta, questo terrore del complotto mondiale e italiano. I capi del M5S, soprattutto Di Battista o i colleghi del Fatto, propalano l’idea che si aggiri uno spettro mortale per gli interessi del “popolo” e che la disonestà, morale e/o materiale, sia la cifra di chiunque non la pensi come loro.

2. Il Pigneto non è tutta Roma, ma è certamente emblematica di un modo di essere dei romani. Che da scettici sono diventati sospettosi – anzi: certi – che qualcuno “in alto” li stia fregando. Il grillismo si incista con un certo modo di pensare di questa città. Ne diventa la proiezione politica, si imbeve di senso comune. Altre volte i romani hanno messo il loro grande cuore al servizio di cause che si sono rivelate sbagliate o illusorie ma è anche vero che hanno avuto tante, troppe delusioni. Dalla sinistra storica, certamente. E hanno votato Virginia Raggi perché hanno pensato che tutti gli altri fossero – come si dice – una sòla. Una fregatura. E a Roma probabilmente il No vincerà: nulla di male, se non fosse che è un No drogato da un “umor nero”, da una voglia invincibile di buttare tutto per aria. Nichilismo, appunto.

3. Però ieri sera c’erano tante persone che si danno da fare per migliorare la vita del quartiere, per sistemare nel migliore di modi questo cinema che cadeva a pezzi ed era stato pure sequestrato per mafia. Tutta gente che si conosceva, che sbarca una vita che desidererebbe più degna. A queste persone la sinistra – da anni, diciamo dalla fine del Pci – ha detto poco o nulla, questa è la verità. Sono mondi che non parlano la stessa lingua, anche se magari se ti esponi alle critiche alla fine poi ti danno una pacca sulla spalla e ti offrono la birretta. E’ difficilissimo, ma la sinistra, il Pd, non può rinunciare a parlarci, almeno con coloro che hanno voglia di ascoltare.

4. Il Fatto è il loro giornale di riferimento, come una volta potevano essere Il Manifesto o Lotta continua. Silvia Truzzi è stata molto gentile e competente. Marco Travaglio è stato dialetticamente bravissimo (per me, è il più bravo del No, meglio dei professionisti della politica alla D’Alema), anche quando infila forzature e battutine nei suoi discorsi. Sono stati molto applauditi da un pubblico che voterà No soprattutto in odio a Renzi. Gli ho detto che se vincerà il No, pazienza, ci terremo Senato e Province, non cadrà il mondo. E’ evidente che non saprebbero cosa fare, se vincessero. Ma non si pongono granché il problema.

Quando parlavo io, in platea c’era una ragazza con una maglietta nera con su scritto “IO VOTO NO” che parlava sempre contro quello che stavo dicendo. Alla fine le ho detto che il Sì vincerà. Mi ha odiato. Una bella serata, comunque.

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