Una serata con Francesco Piccolo

Letteratura
Francesco Piccolo, durante la cerimonia di premiazione del premio Strega 2014. Roma 03 luglio 2014. ANSA/ANGELO CARCONI

Il racconto di una serata con Francesco Piccolo per ascoltare i racconti e conoscere da vicino l’uomo che ha vinto 3 David di Donatello e il premio Strega del 2014

Sale sul palco del Centro Congressi dell’Hotel. Lui: camicia azzurra, jeans e sneakers alte. Una persona semplice con un plico di fogli che tiene stretto stretto. Davanti a lui un pubblico che ha sfidato la pioggia dell’1 agosto per venire ad ascoltare i suoi racconti e conoscere da vicino l’uomo che ha vinto 3 David di Donatello, è stato candidato due volte al premio Strega e quello del 2014 l’ha vinto.

Il pubblico è quello dell’Isola di Albarella, lui è Francesco Piccolo, scrittore, sceneggiatore, giornalista e molto altro.

Sale sul palco. Beve un bicchiere d’acqua, appoggia i fogli. “Vi leggerò racconti tratti dai due libri Momenti di trascurabile felicità e Momenti di trascurabile infelicità – esordisce – voi però non pensate se sono di un libro o dell’altro, di felicità o infelicità”.

Io non sono obbediente. Appena inizia a leggere il primo racconto, so già in quale libro collocarlo e faccio la stessa cosa con gli altri fino all’ultimo racconto che chiude la serata.

Lui legge, talvolta si ferma per bere.

Letti dall’autore i racconti scivolano via e il tempo passa veloce. Il pubblico ride, applaude, ride compostamente. Francesco Piccolo e il reading: Piccolo intrattiene con la sola lettura. Quando lui legge, il pubblico si immedesima e trova nelle sue parole la quotidianità. Questo è uno dei motivi per cui piace, è l’ effetto Piccolo.

Conclusa la lettura, firma gli autografi, sorride, si lascia fotografare, stringe mani e saluta. Gli chiedo se mi regala qualche minuto per rispondere a poche domande. “Certo” dice con un sorriso mentre annuisce con il capo. Lo ringrazio.

Gli faccio notare che nei suoi libri non sono mai presenti riunioni di condominio o storie su vicini di casa. Mi risponde che alcune volte è stato alle riunioni di condominio ma non le trova così interessanti da scriverci un racconto. Incalzo affermando che allora dovrebbe venire a quelle del mio condominio. Sorride.

La nostra chiacchierata ruota attorno ai temi dei suoi racconti, dove spesso parla dei suoi due figli (nel libro sono la quindicenne e il “giapponese uatà!”) Domando se ha mai ricevuto proposte per scrivere libri per bambini e/o ragazzi. “Mia figlia più grande, per molto tempo mi ha chiesto di farlo… ho anche ricevuto proposte da case editrici…ho sempre letto favole, storie ai miei figli, ma scriverle la sento come una cosa lontana, per ora.”

Su una nota rivista che si occupa di lettura, libri e scrittori, scopro che Francesco Piccolo sta leggendo un’autobiografia e mi interessa sapere se scriverebbe mai la sua autobiografia o una biografia su una persona per lui importante.

Mi risponde che in realtà i suoi racconti possono far parte di un’autobiografia e che non si sente il tipo di scrittore da biografie, anche se ne “Il desiderio di essere come tutti” raccontando Berlinguer ha quasi scritto la sua biografia.

“Il desiderio di essere come tutti” (Einaudi Editore), vincitore del Premio Strega, ha offerto la possibilità a Francesco Piccolo di svolgere il ruolo di presidente della giuria del suddetto premio. Gli chiedo quale autore tra gli esordienti, consiglierebbe di leggere. Si ferma, ci pensa. Poi decide di non fare nessun nome senza averci pensato molto bene.

Prima di salutarci, mi tolgo una curiosità: nel suo libro “Scrivere è un tic” edito da Minimum Fax, racconta tutte le manie di scrittori famosi. Voglio conoscere il suo tic.

“Come per Hemingway, anche per me la giornata finisce sempre con una cosa da scrivere il giorno dopo”.

Avevo già imparato a non vuotare il pozzo della mia fantasia, ma a fermarmi sempre quando c’era ancora qualcosa, là in fondo, e a lasciare che tornasse a riempirsi durante la notte con l’acqua delle sorgenti che alimentavano”.

Quello di Hemingway mi sembra un ottimo consiglio per superare il terrore della pagina bianca.

Grazie Francesco, lo segno… così domani avrò già un’idea per scrivere l’intervista.

 

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