Una scossa per Roma

Roma
Il sindaco di Roma, Ignazio marino, e l'assessore ai Lavori Pubblici di Roma Capitale, Maurizio Pucci, durante una conferenza stampa per illustrare nuovi progetti riguardanti il Giubileo della Misericordia, Roma, 05 agosto 2015.  ANSA / ETTORE FERRARI

Non siamo a rimpiangere i Petroselli e gli Argan, i Rutelli e i Veltroni ma anche le forme della politica, perché nemmeno queste sono state salvate dal degrado in cui versa la Capitale

Dove è finita la politica romana? Dove sono i leader? Anzi, come è finita in basso la politica romana. Siamo a questo. Non siamo a rimpiangere i Petroselli e gli Argan, i Rutelli e i Veltroni ma anche le forme della politica, perché nemmeno queste sono state salvate dal degrado in cui versa la Capitale.

Impressiona la scomparsa del Pd romano, ne capiamo le ragioni ma da troppo tempo siamo prigionieri del nulla. E’ tristissima la telenovela di Marino (mi dimetto-anzi non mi dimetto), anzi un romanzo d’appendice che non solo è ormai stucchevole e inconcludente, ma ogni giorno che passa, allontana sempre più i cittadini da quel minimo di fiducia che deve intercorrere fra l’Amministrazione e la città. Con il rischio che qualche emergenza trovi ogni potere capitolino privo di qualsiasi strumento, a cominciare dalla credibilità, per farvi fronte.

Fuori dal coro si sente solo la voce della Chiesa alle porte di quel Giubileo che tutti noi vorremmo diventasse per Roma ciò che è stata l’Expo per Milano. Varrà la pena di ascoltare il prossimo 5 novembre, con molta attenzione, quanto potrà emergere dall’iniziativa convocata dal Cardinal Vicario Agostino Vallini che chiederà ai romani “una scossa”, e dall’assemblea del 28 novembre di Francesco Rutelli che ha chiamato a raccolta associazionismo e categorie economiche, giovani talenti e imprese.

Dopo i cinque pessimi anni di Alemanno e dopo il terremoto che ha scosso il Campidoglio, non è più nemmeno tempo di lotte correntizie e di faziosità, di piccole o grandi bugie, di scuse e tatticismi. Roma ha bisogno di essere amministrata, prima che sia veramente troppo tardi. L’unica soluzione è, a questo punto, l’insediamento di un commissario e di una squadra tecnica al di sopra di ogni sospetto che rimetta in carreggiata una macchina da tempo fuori da ogni binario di ragionevolezza. Ormai ogni piccola o grande emergenza si trasforma in una debacle totale per la politica romana. Che un certo numero di cittadini manifesti solidarietà a Marino non cambia questo stato di cose. Il Sindaco ne deve essere giustamente soddisfatto, ma la sua esperienza è terminata. Un passo indietro quindi.

E anche del Pd che, prima di poter tornare a parlare con qualche autorevolezza, ha bisogno di un bagno di umiltà, di un’analisi profonda e pubblica delle sue deficienze programmatiche e organizzative e di un profondo rinnovamento per poter parlare di nuovo alla città. Non sarà facile. Ma continuare così significa far crescere ancora il malcontento e consegnare al populismo inconcludente la Capitale. Sarebbe l’ultimo imperdonabile errore.

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