Una scintilla può incendiare una prateria

Integrazione
mariacassi

Giocare vuol dire condividere insieme del tempo di “pace”

Continuo a pensare che si può cambiare il mondo, che si deve cambiare il mondo. Credo fermamente nella bellezza della vita, nella potenza delle emozioni. Credo nella donna e nell’uomo, con passione. Innamorata dell’umanità e delle sue complesse sfaccettature, alla richiesta bizzarra di Neri Calamai, per me attrice, di diventare presidente di una squadra di calcio costituita principalmente da giovani profughi e non, mi sono subito entusiasmata. Sì, perché ho pensato che anche questa può essere una grande occasione di cambiamento.

Persone che si ritrovano a “giocare”; una parola importante per chi fa il mio mestiere. Giocare per condividere insieme del tempo di “pace” – o almeno così vorrei intendere il gioco del calcio – soprattutto con persone che, in questo caso, arrivano da altri mondi, altre culture, altri spazi a noi troppo spesso sconosciuti, e anche per questo temuti.

Insieme su di un campo di calcio per condividere, per giocare, per ricominciare forse a vivere in un altro paese, in un’altra dimensione. Piccole esperienze ma grandi di significato per cominciare a cambiare e a scambiare abitudini e culture. Ascoltare altre lingue e sforzarsi di comprendere, essere curiosi sempre, e generosi verso coloro che sono, almeno in questo periodo storico, meno fortunati di noi. Solo attraverso gli altri, quelli che noi chiamiamo “diversi”, possiamo incontrare noi stessi e rispecchiarci nella cosiddetta diversità per riuscire a sentire il nostro battito del cuore e la linfa vitale che è fatta della stessa materia per tutti e, in questo caso rincorrendo un pallone colorato, nella speranza che un campo di gioco ci possa insegnare a vivere diversamente, lontano dalle intolleranze, nella fratellanza, nel non avere paura della differenza, e nell’amore, unica vera parola per cui valga la pena di vivere.

Che c’è di strano in una squadra di calcio fondata da 10 italiani e 13 extracomunitari? Vista l’attuale composizione di molte squadre di serie A siamo quasi nella norma. Questa invece è una squadra speciale: i giocatori non italiani sono tutti profughi che hanno trovato asilo a Firenze. Una bella idea dell’allenatore Neri Calamai, adottata subito dal Teatro del Sale e dall’attrice Maria Cassi. La squadra parteciperà al campionato AICS B2 e giocherà le partite in casa al Velodromo delle Cascine. I ragazzi vestono maglie a righe orizzontali bianco-rosse come i clown. Questa mattina alle 11.30 la presentazione ufficiale al Teatro del Sale di Firenze, in attesa del debutto ufficiale giovedì 13 ottobre.

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