Una risposta politica per non dimenticare Parigi

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Una immagine della protesta di circa trecento immigrati lungo la strada statale Domiziana, nel comune di Giugliano (Napoli), 7 agosto 2015. Gli immigrati, per la maggior parte africani, protestano per le condizioni di vita nei centri di accoglienza della zona. ANSA/ CESARE ABBATE

Non bastano le misure volte a garantire la sicurezza, se non si affronta con coraggio il tema dell’integrazione

Dinanzi alla distruzione delle Torri gemelle e alle azioni di guerra e di terrore successive abbiamo reagito oscillando fra due sensazioni contrastanti: quella di un vero e proprio cambiamento d’epoca e una sorta di rimozione-diniego, come se poco o nulla fosse mutato. Con il rischio, dopo il primo, violento impatto emotivo, di relegare tali tragedie nel mare magnum del circolo mediatico, che appena lambisce le nostre vite e la nostra quotidianità.

Spero che, di fronte ai fatti di Francia (come si sarebbe detto un tempo), accanto all’indignazione e alla repulsione per tanta violenza, maturi la consapevolezza dell’urgenza di una risposta politica. Misure di sicurezza, certo, ma accanto a esse la comprensione piena del fenomeno. Il groviglio fra interessi economici (specie mediorientali), fratture interne al mondo islamico, degrado delle periferie di grandi metropoli occidentali, fallimento di alcune delle strategie volte a trasformare il multiculturalismo in interculturalità (con il riemergere prepotente di fattori etnico-religiosi-identitari, conseguente fra l’altro al venir meno di altre bussole) va affrontato con coraggio, a testa alta. Come ci ricorda il filosofo Giacomo Marramao, purtroppo né il modello francese d’integrazione (“republique”), né quello britannico e anglosassone (“londonistan”) paiono adeguati rispetto all’imponenza e alla complessità degli eventi.

Occorre sforzarsi e rispondere innanzitutto con le armi della politica e della cultura.

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