Una riforma coerente

Riforme
Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nell'Aula della Camera dei Deputati durante la discussione sulle linee generali del disegno di legge sulle Riforme Costituzionali, Roma, 11 aprile 2016. 
ANSA/ANGELO CARCONI

L’innovazione costituzionale proposta si inserisce nello sviluppo coerente della Carta

Il pregio principale dell’intervento di ieri del Presidente del Consiglio è consistito nello spiegare puntualmente che l’innovazione costituzionale proposta si inserisce nello sviluppo coerente della Carta, riprendendo esigenze che non poterono trovare risposta piena nel 1946-1947 non per limiti tecnici ma per i condizionamenti dovuti alla Guerra Fredda. Non c’è quindi nessun tentativo nuovista di azzerare le culture politiche dei Costituenti, in particolare dei filoni del centrosinistra democratico allora purtroppo divisi in contenitori partitici diversi (Dossetti, Terracini, Calamandrei), ma un’idea forte di sviluppo costituzionale che punta all’aggiornamento degli strumenti proprio per voler essere coerenti nei princìpi. Si può davvero pensare che i princìpi della Costituzione si possano perseguire coerentemente sotto la spada di Damocle di due maggioranze diverse per Camera e Senato che continuino a dare entrambe la fiducia al Governo? E si può difendere, proprio in nome di principi e valori che vogliano avere una forza normativa reale, un disegno di Stato delle autonomie che scarica sulla Corte un mole abnorme di conflitti di durata pluriennale sino a impiegare in media metà del suo tempo?

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